«È vero, la precarietà è un problema»

22/10/2007
    lunedì 22 ottobre 2007

      Pagina2 – Politica

      «È vero, la precarietà è un problema»

        Prodi: «I giovani devono poter programmarsi il futuro». Per il governo la piazza rossa non è un intralcio

          Roma

          «È VERO che la precarietà è un grande problema. È inutile che noi giriamo intorno al fatto che è essenziale che un giovane ha bisogno di sapere che in un certo momento della sua vita può programmare il futuro. E la precarietà lo rende molto difficile». A parlare è il Presidente del Consiglio Romano Prodi, che vorrebbe riferirsi alle parole pronunciate dal Papa pochi giorni fa, alla settimana sociale della Cei (tanto che a chi gli chiede della giornata appena trascorsa risponde: «Oggi non parliamo della manifestazione di ieri, parliamo di oggi»). Eppure, il giorno dopo la manifestazione della sinistra che ha portato in piazza le istanze di precari, pacifisti, immigrati, elettori dell’Unione, suonano bene anche alle orecchie dei partiti che quella manifestazione hanno appoggiato. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto rilancia: «Sono molto contento che Prodi ci abbia sempre ascoltati. Ora bisogna modificare il protocollo sul welfare per dire “no” alla precarietà».

          È opinione quasi comune, nella maggioranza e nel governo, che la piazza di sabato non sia stata un impaccio per l’esecutivo. Lo dice anche il ministro del Lavoro Cesare Damiano, che mette in fila gli eventi degli ultimi, intensi, dieci giorni, constatando come il governo non ne sia uscito indebolito: «Il referendum sindacale che ha approvato il protocollo sul welfare con l’80% dei consensi; la partecipazione al voto per il segretario del Pd che ha visto un’altissima affluenza di cittadini e la giornata di sabato che ha voluto sostenere le ragioni del governo». E anche Rosy Bindi, nell’indicare le diverse difficoltà che certamente permangono, annota: «Sono tante le possibili micce di una crisi di governo. Tra queste c’è lo scontro sull’inchiesta di Catanzaro, ma non la manifestazione della sinistra sul welfare». Chi è scettico è il deputato dell’Ulivo Giuseppe Caldarola: «La piazza rossa è un bel pezzo importante dell’Italia, ma la somma di Prodi più la piazza rossa fa sconfitta sicura. Il tema non è cambiato: come togliere voti a Berlusconi? Né piazze, né magistrati». Si fa sentire anche il segretario dello Sdi Enrico Boselli che propone: «Prodi deve fermare il gioco al massacro e verificare la possibilità di continuare con un nuovo programma e un nuovo governo o in caso contrario è meglio andare alle elezioni anticipate».

          Quest’ultima idea viene riproposta, a destra come a sinistra, forse anche per tagliare i ponti ad eventuali imboscate di singoli.

          Sempre Bindi indica: «Certo che ci sono rischi per l’esecutivo, ma se cade il governo si va a votare con questa legge. Nessuno si illuda che ci siano le condizioni per fare altro». E Mastella: «Laddove non si possa tenere in piedi la maggioranza, io non sono per governi tecnici di larghe o strette intese: si vada al voto». Dello stesso avviso il leghista Maroni: «Se il governo cade e non ha più una maggioranza si deve andare al voto per forza» ma se «c’è un accordo in questo senso in due settimane si può fare la legge elettorale, purché questo non sia un pretesto per non andare al voto e mantenere in piedi un governo già morto». E mentre Dario Franceschini prova a stanare Forza Italia sul tema delle riforme, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Vannino Chiti annota su Berlusconi: «La sua strategia, se di strategia si può parlare, da 16 mesi, cioè dall’inizio della legislatura, è quella di sognare spallate e cadute del governo, regolarmente smentito dai fatti».