E’ un monito politico e Berlusconi ha due vie – di Stefano Folli

24/07/2002

24 luglio 2002

il punto

E’ un monito politico e Berlusconi ha due vie

di STEFANO FOLLI

      Da almeno sei mesi Ciampi insisteva sui temi dell’informazione: rispetto del pluralismo, ripudio delle «posizioni dominanti» nel solco delle sentenze della Corte Costituzionale e delle direttive europee, salvaguardia del ruolo della Rai come servizio pubblico, necessità di costruire un sistema di garanzie. Nel merito, dunque, il messaggio alle Camere, il primo del settennato di Ciampi, non è stato certo un fulmine a ciel sereno. Ma nella sostanza politica, sì: il Quirinale ha mandato un segnale preciso. Per il modo e per i tempi.
      Circa il modo, la veste formale e solenne del messaggio, uno dei poteri costituzionali del capo dello Stato, ha ben altro peso rispetto a un discorso a braccio. Del resto, l’analisi del testo dimostra che quasi ogni parola è stata valutata con attenzione. Ora i politici possono fingere consenso e poi sotterrare il richiamo presidenziale in un cassetto, dopo un frettoloso dibattito pre-festivo in Parlamento (è il destino di gran parte dei messaggi del passato). Ma stavolta la rimozione non sarà agevole, perché è la prima volta che un capo dello Stato affronta i nodi dell’informazione. Con ciò toccando un nervo scoperto della democrazia italiana.
      Non si parla del conflitto d’interessi – come ha notato, deluso, qualcuno a sinistra – ma si toccano questioni fondamentali: come il ruolo delle minoranze, il diritto d’accesso, l’equilibrio tra un assetto federale, anche nel campo dell’informazione, e l’unità dello Stato. Punto di fondo, la necessità di una legge che sani le anomalie e regoli la materia, senza lasciarla all’arbitrio dei privati.
      In secondo luogo, i tempi del messaggio non sono irrilevanti. Benché fosse pronto da settimane, il plico è stato consegnato alle Camere appena pochi giorni dopo che un’ondata di polemiche ha investito sia il presidente della Rai (a proposito dell’opportunità di riscrivere la storia del dopoguerra) sia il presidente del Consiglio (che si era detto pronto a trasferirsi al Quirinale, «sacrificandosi» in nome di una riforma presidenzialista). Come se non bastasse, il leader della Lega aveva descritto il capo dello Stato come un notabile marginale, destinato a perdere ruolo man mano che procederà il progetto istituzionale della Casa delle Libertà.
      Si tratta solo di una coincidenza casuale, ma spesso in politica le coincidenze hanno un significato.
      Di fatto, il messaggio di mezza estate dimostra che qualcosa rischia di incrinarsi nel rapporto tra il Quirinale e Palazzo Chigi. Per quanto il testo abbia un valore «erga omnes», come osserva Alfredo Biondi, sul piano politico esso ha tutte le caratteristiche di un monito rivolto al governo di centrodestra. Ciampi ha voluto sottolineare il suo ruolo di garante. Il fatto che sia ricorso a un messaggio alle Camere, significa che ha inteso imprimere una certa drammaticità al suo gesto. In precedenza aveva seguito una strada diversa e riservata, che pure lo aveva esposto alle critiche dell’opposizione: la cosiddetta persuasione morale, il lavoro di convincimento dietro le quinte. Attraverso questa via ha ottenuto modifiche alla legge Frattini sul conflitto d’interessi.
      Nella sostanza Berlusconi ha avuto in Ciampi un alleato leale e spesso prezioso al vertice delle istituzioni. Ora qualcosa sta forse cambiando, frutto di troppe tensioni e troppi problemi irrisolti. Dopo il messaggio, la parola spetta a Palazzo Chigi. Il premier ha davanti a sé due strade. Può cedere all’irritazione, dietro i sorrisi di facciata, e approfondire il solco: non a caso Bossi – forse riflettendo uno stato d’animo berlusconiano – ha parlato di un messaggio «fuori tempo», che avrebbe dovuto essere rivolto al centrosinistra quando era al governo.
      Oppure Berlusconi può ritrovare al più presto il filo di un buon rapporto con il Quirinale, riconoscendo la correttezza istituzionale di Ciampi. Le cui intenzioni si possono leggere così: il Quirinale vuole che il quadro delle garanzie sia adeguato al sistema maggioritario. Nel momento in cui la maggioranza dice di voler aprire il capitolo delle riforme, l’occasione non potrebbe essere più propizia.