E Tremonti prova l´affondo “Fine dell´anzianità dal 2008″

30/06/2003

sabato 28 giugno 2003
 
Pagina 37 – Economia
 
 
IL RETROSCENA
Il ministro accelera sulle pensioni. Ok di Berlusconi, Bossi convinto con uno scambio

E Tremonti prova l´affondo "Fine dell´anzianità dal 2008"
          Possibile il congelamento dei finanziamenti a fondo perduto per le imprese
          Cena tra il ministro e il leader del Carroccio. Risparmi per 13-14 miliardi

          ROMA – Inutile discutere di incentivi o disincentivi, andiamo dritti al cuore del problema: poniamo fine alle pensioni di anzianità, mandiamole in soffitta a partire dal 2008. Nello stesso tempo verifichiamo una per una le pensioni di invalidità, che in buona parte sono false. I due interventi dovrebbero comportare risparmi pari all´uno per cento del Pil, ovvero 13-14 miliardi di euro l´anno, un toccasana per i conti pubblici.
          Questo il ragionamento del ministro dell´Economia, Giulio Tremonti, che nei giorni scorsi si è portato a cena il leader della Lega Nord, Umberto Bossi e gli ha esposto la sua idea di un intervento radicale sulle pensioni. Una cura da cavallo: l´abolizione delle pensioni di anzianità dal 2008 non è uno scherzo e con tutta probabilità susciterebbe una reazione senza precedenti dei sindacati, più dura forse che nel ´94. Anche con la Dini, infatti, le pensioni di anzianità andranno a morire, ma nel 2025 o giù di lì e in modo naturale, quando cioè, in seguito all´andata a regime per tutti i lavoratori del sistema contributivo, non avrà più senso distinguere tra anzianità e vecchiaia.
          Tremonti è stato sufficientemente persuasivo. Al termine della cena Bossi si è convinto della necessità di un´azione diretta sulle pensioni di anzianità. Tremonti l´ha aiutato in questo, promettendogli qualcosa in termini di federalismo, ma anche la promessa dello stop al finanziamento della legge che prevede l´erogazione di contributi a fondo perduto per le imprese. Che, a questo punto, non potrebbero più contare sulle agevolazioni in conto capitale, ma soltanto in conto interessi.
          Sulla nuova riforma previdenziale – assicurano ambienti del Tesoro – c´è già il sì di Berlusconi, ma si sa che sui terreni della politica, gli scenari mutano velocemente. Non foss´altro perché An, per il momento, è tagliata fuori dai giochi e questo potrebbe rappresentare un problema. I centristi dell´Udc, che sono favorevoli ai disincentivi, anche se a patto di un accordo con le parti sociali, avrebbero inoltre già manifestato forti perplessità rispetto a questo attacco diretto alle pensioni di anzianità.
          Ma che cosa significa porre fine alle pensioni di anzianità? Vuol dire alzare l´età dell´uscita dal lavoro dagli attuali 57 anni (accompagnati da 35 anni di contributi), direttamente a 62-65 anni (indipendentemente dai contributi). Farlo a partire dal 2008 significherebbe imprimere un´accelerazione della legge Dini di quasi 20 anni. L´impatto sarebbe durissimo, colpirebbe i lavoratori, ma legherebbe le mani anche alle imprese che non potrebbero più allontanare dal ciclo produttivo gli operai più anziani: spesso le pensioni di anzianità sono state usate come ammortizzatore sociale. Una via più «soft», che comunque otterrebbe il medesimo risultato, sarebbe quella dello «svuotamento» delle stesse pensioni di anzianità, attraverso disincentivi tali da non rendere più appetibile questo tipo di trattamento. Si tratterebbe, in questo caso, di tagliare il rendimento della pensione di anzianità del 2-3 per cento per ogni anno che manca alla pensione di vecchiaia.
          (r.d.g.)