E Tremonti annunciò il «buco» in Tv

12/07/2001

Il Sole 24 ORE.com






    Il ministro presenta al Tg1 due diverse versioni del disavanzo: 45mila mld il dato della Ragioneria, 62mila quello della Banca d’Italia

    E Tremonti annunciò il «buco» in Tv
    «In televisione per correttezza di comunicazione, chiedo scusa ai sindacati» – «Il rapporto deficit-Pil 2001 è tra l’1,9 e il 2,6%»
    Luigi Lazzi Gazzini
    ROMA – 45mila miliardi di deficit per l’anno in corso, 21mila in più dell’obiettivo e delle previsioni del precedente Governo e con il rischio, nella peggiore ipotesi, che diventino 62mila. Rispettivamente, l’1,9% e il 2,6% del Pil contro l’1% programmato. Giulio Tremonti, ministro dell’Economia, ha fornito ieri i dati del "buco" di bilancio. Lo ha fatto prima in un’intervista al Tg1 delle ore 20 e poi precisando, anzi attenuando alquanto il suo messaggio in un rapido incontro con la stampa a Palazzo Chigi. «Siamo fiduciosi», ha detto Tremonti, spiegando che il peggioramento sarà affrontato con interventi rapidi di cassa e con successive misure strutturali, escludendo manovre vecchio stampo a spese dei cittadini («sarebbe suicida») e ribadendo il percorso di risanamento: pareggio del bilancio nel 2003 («un impegno assoluto») e dunque, par di capire, sostanziale rispetto anche degli obiettivi 2001 e 2002. Mentre i 45mila miliardi sono frutto della stima della Ragioneria generale, i 62mila sono stati attribuiti dal ministro alla Banca d’Italia. Vi si arriverebbe nell’ipotesi in cui l’intero fabbisogno di cassa si scaricasse sull’indebitamento di competenza, ovvero sul saldo che vale per la Ue. Un rischio che Tremonti ha definito comunque «elevato». «Ma noi pensiamo che i 62mila non li raggiungeremo, non li dobbiamo raggiungere». Il problema è sempre il fabbisogno di cassa del settore pubblico, che viaggia quest’anno verso i 93mila miliardi (65mila nel 2000) e che potrebbe travolgere l’indebitamento riportandolo ai livelli del ’98, quando fu di 58mila miliardi. Il fatto è che gli interventi dovranno concentrarsi in quel che resta dell’anno. Salvo passar la mano alle misure strutturali della manovra 2002. Tremonti ritiene che, bloccando le spese di cassa, attivando dismissioni immobiliari e cartolarizzazioni, gestendo al meglio il patrimonio statale, proseguendo sulla via del taglio del 10% alle spese per consumi pubblici già deciso con l’Assestamento si potrà effettuare una correzione «significativa» del deficit. Come si è giunti a questa situazione: Tremonti ha citato il "ciclo elettorale", il cattivo andamento delle lotterie, la caduta dei capital gain, le mancate cessioni immobiliari e un’autotassazione non troppo positiva. Quanto alle misure di sostanza, ha elencato le liberalizzazioni previdenziali («fondamentale la verifica Dini»), il lancio di fondi pensionistici aperti finanziati con Tfr, la centralizzazione delle spese sanitarie regionali con copertura statale limitata a un benchmark e sostituzione di "pezzi" di legge Bindi, dove utile, con leggi regionali. L’intervista televisiva di Tremonti ha fatto infuriare i sindacati cui, poco prima, il ministro non aveva confidato cifre e con i quali si è scusato adducendo, per la scelta televisiva pubblica, motivi di orario (mercati chiusi) e di opportunità. Intanto anche il Cer, Centro Europa ricerche, ha formulato stime sul deficit 2001. Si tratterebbe di un "modesto" 1,6% del prodotto (38mila miliardi), col Pil in crescita del 2,4% ma con il pareggio di bilancio rinviato in pratica al 2004, quando rimarrebbe un passivo dello 0,1 per cento. Ieri poi il Servizio del bilancio del Senato ha diffuso la sua valutazione sul Ddl Tremonti all’esame di Palazzo Madama. Tre i punti deboli messi in luce dal punto di vista della copertura e della costruzione del Ddl. Il minor gettito certo, derivante dalle agevolazioni disposte per gli investimenti e l’emersione del sommerso, è compensato — anche se in parte — da risorse aggiuntive incerte, indirette e non automatiche che il Governo spera di ottenere ad opera dello stesso Ddl. Poi, la stima dei maggiori investimenti non tiene conto di quelli che sarebbero stati effettuati comunque e che la Banca d’Italia valuta per il 2001 in aumento del 3% per le imprese con più di 50 addetti. Per questi, l’agevolazione fiscale rappresenta non un recupero di risorse, ma una riduzione netta di entrate. Terzo punto: nasce un bilancio dello Stato "a scorrimento", conseguenza di un fondo di Tesoreria che, alimentato dai frutti del Ddl, ha lo scopo di accantonare gli eventuali surplus dei primi due anni per spenderli nel terzo e nel quarto. Il che urta con i principi dell’universalità, unità, annualità del bilancio. Risorse verrebbero sottratte al bilancio per esservi riportate a nuovo in anni successivi creando incertezza nei preventivi e nei consuntivi. Il primo punto merita un approfondimento: un Ddl che nasca al di fuori della sessione di bilancio non dovrebbe far ricorso ai suoi stessi effetti indiretti (favorevoli) sull’economia come elemento di copertura di minori entrate (o maggiori spese). Questo è ammissibile nelle sole sessioni di bilancio, dove la manovra finanziaria si accompagna alla ridefinizione dei conti pluriennali e alla costruzione degli andamenti economici. In questo caso, gli effetti delle misure governative sui comportamenti degli operatori possono essere presi in considerazione. Fuori sessione, invece, la copertura dev’essere rigorosamente assicurata da elementi certi. Il che appare tanto più opportuno in quanto, osserva ancora il Servizio del bilancio, la prima versione della legge Tremonti varata nel ’94 ebbe risultati negativi in termini di saldi contabili, come rilevato dal governatore della Banca d’Italia nelle Relazioni del ’95 e del ’96. Altre cautele raccomandate dai tecnici di Palazzo Madama riguardano il recupero dell’evasione contributiva, che andrebbe accompagnata da precisazioni sul futuro onere pensionistico. Ancora, la stima del sommerso presa a base del Ddl (288mila miliardi) sembra dimenticare un sommerso "fisiologico" valutabile nel 6% del Pil, che abbatterebbe il primo valore di circa 110mila miliardi. Con evidenti riflessi non positivi sugli effetti dell’emersione. www.ilsole24ore.com/politica
    Giovedí 12 Luglio 2001
 
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