E´ tregua fra Ds e Cofferati “No al Patto, difendiamo la Cgil”

17/07/2002


MERCOLEDÌ, 17 LUGLIO 2002
 
Pagina 8 – Interni
 
LE SCELTE DEI PARTITI
 
E´ tregua fra Ds e Cofferati "No al Patto, difendiamo la Cgil"
 
E Berlinguer regala a D´Alema un sonetto di Belli sulla verità
 
 
 
Il leader sindacale: siamo in sintonia. Fassino: e adesso basta con due partiti in uno
La Quercia vota unita un documento e boccia il Dpef del governo
Il segretario telefona al Cinese e ai leader di Cisl e Uil. Salvi non vota l´odg
 

ROMA – Ds uniti su un documento che condanna il patto per l´Italia, difende la Cgil dai «tentativi di denigrazione del sindacato e di Cofferati», attacca il Dpef del governo Berlusconi. Dopo lo scontro delle scorse settimane, le divisioni sul ruolo del Cinese, lo scontro D´Alema-Berlinguer, il direttivo della Quercia firma una tregua che lascia tutti contenti con l´eccezione di Cesare Salvi e della sua area che non partecipa al voto finale. Anche Sergio Cofferati benedice la tregua: «Il direttivo – dice il segretario della Cgil – è in sintonia con noi». Ora la sua battaglia è più garantita. Piero Fassino esce rafforzato dal dibattito interno. Non cede sulla sua linea e ricuce con la minoranza. Nella replica guarda al futuro: «Adesso basta con i due partiti in uno». E nel pomeriggio ricompone, con un giro di telefonate, l´unità sindacale. Almeno per pochi minuti. Sente prima Cofferati ed Epifani, poi Pezzotta e Angeletti tenendo insieme le alleanze, il sostegno alla battaglia contro la modifica dell´articolo 18 e le lotte future da fare anche con Cisl e Uil.
Alla fine c´è la corsa ad accaparrarsi la vittoria. «Hanno fatto i bravi», dicono nel correntone che danno appuntamento alla conferenza programmatica d´autunno. Ma il segretario e la sua maggioranza non hanno ceduto sui rapporti con il sindacato. Cofferati commenta: «Il giudizio severamente negativo dei Ds sul patto e sul Dpef è in sintonia con quello della Cgil». Ora la Cgil si aspetta che l´ «insieme della forze dell´Ulivo con Rifondazione e Italia dei valori definisca una coerente iniziativa parlamentare». Altri passaggi, altri possibili ostacoli da superare. Ma per il momento la tregua è firmata. Il voto del direttivo, dice Cofferati, è «un utile approdo». Nessun accenno al referendum che la Cgil è pronta a presentare. Accenni vaghi anche nell´ordine del giorno approvato dalla Quercia. Prima il centrosinistra si batterà «contro la conversione in legge». Poi si vedrà, senza escludere «ulteriori strumenti per mantenere l´articolo 18». Nel testo si critica «l´ambiguo intreccio tra accordo separato e Dpef». Si dà mandato ai gruppi parlamentari di portare avanti la carta dei diritti Amato-Treu, la riforma degli ammortizzatori sociali e la riforma del processo del lavoro». Proposte, iniziative programmatiche. L´odg ammette comunque «i diversi punti di vista dei Ds».
Fassino ha fatto aprire i lavori a Bersani con una relazione apprezzata da tutti o quasi. Dice Giovanna Melandri: «Se fosse emersa questa linea una settimana fa, non sarebbe successo niente». Giovanni Lolli sottolinea il valore dell´unità anche in sostegno alla Cgil. Non è intervenuto D´Alema. Alla fine solo un commento: «Un segnale necessario dopo polemiche in cui si era passato il segno». Come «gesto di pace» Berlinguer, durante la riunione, ha regalato a D´Alema il testo di un sonetto del Belli: «La verità». La verità che è come la «cacarella», quando scappa scappa. E che soprattutto è un dovere. Insomma, pace fino a un certo punto, nessuna marcia indietro. Ma un modo per sdrammatizzare.
Il dissenso di Salvi stavolta è espresso in maniera palese con la mancata partecipazione al voto. Dice Luciano Pettinari: «Non c´è una difesa sufficiente della Cgil, è un documento che non potevamo votare». E anche Giorgio Mele della sinistra è uscito al momento del voto. Per Enrico Morando, leader liberal, è stato trovato «un minimo comun denominatore».
(g.d.m.)