È tregua con la Cosa rossa

01/10/2007
    sabato 29 settembre 2007

    Pagina 2 – Economia

    È tregua con la Cosa rossa:
    «Abbiamo difeso i più deboli»

      Mussi insoddisfatto. Apprezzati i miglioramenti per i più poveri. Sarà battaglia, però, su Welfare e rendite

      di Simone Collini / Roma

      UN’ALTRA Finanziaria è possibile. Lo avevano intimato al burrascoso vertice di metà settimana Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Verdi e Pdci.Quarantott’ore e parecchie discussioni dopo, la Cosa rossa incassa i risultati ottenuti – compreso un miliardo in più rispetto al previsto da destinare a ricerca, ambiente e politiche sociali – e si prepara per le prossime battaglie. Ovvero, innalzamento della tassazione delle rendite finanziarie al 20% e modifica del protocollo sul welfare siglato a luglio dal governo con le parti sociali. Due nodi volutamente lasciati fuori dalla manovra di bilancio. Che, a sentire gli esponenti della sinistra radicale, grazie a loro è uscita dal Consiglio dei ministri diversa rispetto a quella prospettata soltanto due giorni prima da Tommaso Padoa-Schioppa nel vertice notturno di Palazzo Chigi.

      «Senza la nostra iniziativa unitaria – è la frase che torna dalle parti del Prc quanto del Pdci, di Sinistra democratica quanto dei Verdi – la Finanziaria non sarebbe stata di questo segno». E il dito indica i 7 miliardi e mezzo di euro che in gran parte sono da destinare agli incapienti, alle famiglie e anche alla cooperazione internazionale (1 miliardo), su cui Rifondazione era pronta a dare battaglia perché nella bozza iniziale non erano previsti i fondi promessi (la viceministra degli Esteri Patrizia Sentinelli aveva annunciato nel pomeriggio che non avrebbe più partecipato a incontri di governo a livello internazionale «perché sarebbe davvero una vergogna: anziché parlare di contributo dell’Italia alla cooperazione allo sviluppo si tratterebbe solo di turismo politico»). E il dito va anche sugli sgravi fiscali sulla prima casa ma anche su chi paga l’affitto e ha un reddito inferiore ai 15 mila e 30 mila euro (150 e 300 euro annui). Ma questo, dopo ore e ore di discussioni.

      Paolo Ferrero, Fabio Mussi, Alfonso Pecoraro Scanio e Alessandro Bianchi sono arrivati a Palazzo Chigi non nascondendo una certa diffidenza nei confronti delle rassicurazioni date da Romano Prodi nei colloqui privati della vigilia. «Dalle notizie che emergono già ci sono notevoli problemi sul contenuto della Finanziaria», faceva sapere poche ore prima dell’avvio dei lavori Ferrero, irritato anche per l’«incredibile situazione» per cui «i giornalisti hanno parti intere del testo, mentre i ministri ne sono sprovvisti». Conclusione del ministro per la Solidarietà sociale: «Si tratta di un fatto inaccettabile che renderà tutto più difficile». Negli stessi minuti usciva una nota di Palazzo Chigi in cui si diceva che le bozze circolate non erano da prendere in considerazione perché «superate dal lavoro in corso». Un messaggio agli alleati. Così come un messaggio alla sinistra radicale Prodi lo ha voluto dare nella parte iniziale del Consiglio dei ministri, quando ha sottolineato che la Finanziaria 2008 non prevede ulteriori aiuti alle imprese, dopo il taglio del cuneo fiscale del 2007, ma solo misure di semplificazione e rimodulazione fiscale. Cioè «operazioni a saldo zero», che non sottraggono quindi fondi da destinare alle politiche sociali.

      Nonostante le rassicurazioni iniziali, non sono comunque mancati nel corso dei lavori momenti di tensione. Ma alla fine, quando ormai si era fatta notte, il varo della Finanziaria è arrivato senza che i quattro ministri si mettessero di traverso. I quattro, anzi, hanno potuto intestarsi il merito di aver reindirizzato circa un miliardo e mezzo di euro a favore dei redditi bassi, degli incapienti, dell’ambiente, della ricerca e l’università. Anche se il ministro Mussi, che in mattinata era andato a Palazzo Chigi per discutere nuovamente con Prodi dei fondi da destinare al suo dicastero, continua a ritenere insufficienti i soldi stanziati per le università e la ricerca (la cifra alla fine dovrebbe essere di circa 400 milioni di euro, mentre la richiesta del suo dicastero era di 700). Porterà avanti la battaglia, anche perché la cifra prevista dalla manovra rischia di essere di poco superiore ai tagli imposto al ministero di cui è titolare. Il più soddisfatto, tra i quattro ministri della sinistra radicale, è invece Pecoraro Scanio, che ha incassato anche la detrazione del 55% per le opere riguardanti la riqualificazione eco-sostenibile degli edifici. «È un decreto più equilibrato», dice il titolare dell’Ambiente, perché «contiene segnali positivi per le fasce più deboli».