È tornata la crescita: il Pil +0,5%

17/11/2003



      Sabato 15 Novembre 2003



      È tornata la crescita: il Pil +0,5%

      Arriva la ripresa – Nel terzo trimestre l’Italia fa meglio di Francia e Germania – Nel quarto basta uno 0,25% per confermarlo

      ROSSELLA BOCCIARELLI


      ROMA – L’economia italiana batte un colpo: dopo due trimestri in cui l’attività produttiva è stata sull’orlo della recessione, la stima preliminare dell’Istat per i tre mesi terminati con settembre mostra un incremento del Pil pari allo 0,5% sia rispetto ai tre mesi precedenti sia in rapporto al trimestre corrispondente del 2002. «L’aumento congiunturale – spiega il comunicato dell’Istat – è la sintesi di un aumento del valore aggiunto dell’industria e dei servizi e di una contrazione del valore aggiunto dell’agricoltura». Il dato è destagionalizzato e corretto per il diverso numero di giorni lavorativi e descrive la performance trimestrale più brillante degli ultimi due anni e mezzo: per trovare un incremento più consistente del prodotto bisogna infatti risalire al primo trimestre del 2001. Non basta: l’Italia, che si era oramai assuefatta al suo ruolo di paese più lento rispetto ai partner europei, questa volta ha superato la media di Eurolandia, che nel suo insieme ha fatto registrare per il terzo trimestre una media d’incremento del Pil pari allo 0,4 per cento.
      E ha superato, singolarmente considerati, i suoi vicini di casa: in termini congiunturali, cioè rispetto al trimestre precedente, il Pil è aumentato dello 0,4% in Francia e dello 0,2% in Germania (in quest’ultimo paese si è verificata anche una flessione dello 0,2 nel dato tendenziale). Gli esperti dell’Istat ricordano anche che c’è chi sta molto meglio dell’Italia: gli Stati Uniti nel terzo trimestre hanno registrato un aumento congiunturale del Pil pari all’1,8 per cento. Gli economisti sono peraltro molto prudenti. «Il dato di ieri incorpora la buona performance della produzione industriale, ma è ancora presto per parlare di rispresa economica, considerando la dinamica non positiva del commercio con l’estero», osserva Andrea Brasili, economista di Unicredit. Molto cauto è anche il commento del l’Isae.
      Da un lato, infatti, l’Istituto spiega che l’anno in corso potrebbe anche chiudersi con un +0,5% di incremento medio del Pil, perchè l’aumento acquisito nei primi nove mesi dell’anno è pari allo 0,4 e per arrivare a 0,5 basterebbe un aumento dello 0,25% nel quarto trimestre. Dall’altro lato, però, l’Isae avverte che la parte finale dell’anno, pur se con un tasso di crescita positivo, non sarà brillante e anzi farà registrare un rallentamento rispetto al periodo luglio settembre «a causa dell’atteso indebolimento dell’attività industriale». Per questo, secondo l’Isae, l’appuntamento con la ripresa per l’Italia va rimandato alla prima parte del 2004. Analogamente, secondo il Centro studi della Confindustria, la fase di stagnazione va considerata ormai alle spalle ma la ripresa «rimane fragile e relativamente modesta». Si tratta di una conferma di ciò che ci si attendeva «e cioè nel secondo semestre del 2003 si è conclusa la fase di stagnazione o recessione tecnica che si è verificata all’inizio dell’anno ed è iniziata una fase di ripresa congiunturale». Qualche sintomo positivo si comincia ad avvertire nelle esportazioni nette, ma si tratta di segnali ancora incerti. Per ora, si osserva, «non ci sono indicazioni significative di una ripresa degli investimenti». Insomma,i primi dati indicano che «la ripresa in corso è relativamente modesta e alquanto fragile. Il recupero dell’ attività economica – dicono i tecnici CsC – anche in seguito alla correzione tecnica sui primi due trimestri (che l’Istat ha rivisto al ribasso, ndr) riporta il Pil italiano su livelli solo lievemente superiori a quelli raggiunti nel quarto trimestre del 2002». Quanto all’ultimo scorcio del 2003, anche per il CsC «il tasso di crescita del Pil dovrebbe restare positivo ma comunque inferiore allo 0,5% del trimestre appena trascorso. Sulla performance dovrebbe, infatti, pesare la nuova battuta d’arresto registrata dalla produzione industriale nel bimestre settembre-ottobre».