E sull’unità da Bonanni mano tesa alla Cgil

07/05/2010

Raffaele Bonanni ha spiazzato tutti e con un discorso di alto profilo ha rilanciato il dialogo con la Cgil, dando una nuova opportunità a un congresso che sembrava compromesso dai fischi che il primo giorno la platea aveva riservato allo stesso segretario generale della Cisl, a quello della Uil, al presidente della Confindustria e soprattutto al ministro del Lavoro. Per quei fischi il leader della Cgil si è scusato dal palco. Un mea culpa senza reticenze, quello di Epifani, servito a impedire nuovi incidenti: «Abbiamo fatto un errore sotto due profili. Innanzitutto ai congressi della Cisl e della Uil io e gli altri dirigenti della Cgil siamo stati accolti con rispetto. E poi, fischiando, il torto lo abbiamo fatto a noi stessi, alle nostre tradizioni». Subito dopo Epifani ha passato la parola al segretario della Uil, Luigi Angeletti, salutato, a quel punto, da applausi di cortesia. Angeletti, come suo solito, ha parlato con franchezza, invitando la Cgil a «fare i conti con la realtà» senza inseguire ancora l’illusione che sia la politica a cambiare le cose. Ha quindi difeso la riforma della contrattazione: «Non era mai accaduto che fossero rinnovati tanti contratti e in così poco tempo. È stato un buon accordo tanto è vero che voi stessi avete firmato i contratti». Angeletti ha quindi concluso dicendosi pronto ad attuare l’intesa di due anni fa fra Cgil, Cisl e Uil sulla rappresentatività: in sostanza anche nel privato dovrebbe applicarsi un modello simile a quello del pubblico impiego con l’elezione periodica delle rappresentanze sindacali e la certificazione degli iscritti. Poi è toccato a Bonanni, in un clima di suspense. Tutti si aspettavano un intervento ruvido e nuove contestazioni. Invece il segretario della Cisl, con uno scatto da leader, ha tenuto un discorso conciliante nei toni ma fermo nei contenuti, che è stato apprezzato dalla platea per la sua serietà. Spiazzati i delegati cigiellini hanno all’inizio mantenuto un atteggiamento diffidente, ma poi non hanno potuto non applaudire alcuni passaggi. «Non c’è alternativa a Cgil, Cisl e Uil. Insieme siamo forti, da soli collezioniamo solo fallimenti». Per Bonanni però bisogna partire dal rispetto del «pluralismo» delle posizioni: «E’ nell’incontro tra le diverse culture che si esprime al massimo il sindacato. Non rinchiudiamoci nei nostri fortini, ma apriamo le porte, altrimenti il prezzo che pagheremo sarà altissimo». Anche il segretario della Cisl ha quindi detto che è pronto a ripartire dalla rappresentatività, tema caro alla Cgil: va bene una legge che recepisca l’accordo tra i sindacati. E va bene anche far votare i lavoratori, purché, ha sottolineato, il voto sia sulle decisioni prese dai vertici dei sindacati, che devono assumersi la responsabilità delle scelte. No, insomma a voti preventivi, al rischio di «derive populiste». Bonanni ha quindi concluso che la Cisl e Uil hanno le stesse posizioni sul pubblico impiego, sulla scuola e su altri temi. Come Angeletti ha però spronato la Cgil a chiedere anche lei una riforma strutturale del fisco, anche se questo significasse allearsi con la Confindustria per aumentare la pressione sul governo. Che, «se non risolve la questione delle tasse, rischia di saltare». Adesso spetta a Epifani rispondere. Agostino Megale, della segreteria, non ha dubbi: l’occasione non andrebbe sprecata, «adesso ricostruire l’unità è possibile