E sulla cassa lunga 18 mesi arriva l’altolà della Ragioneria

11/03/2010


L’ipotesi di allungare di sei mesi la durata della cassa integrazione ordinaria per gestire il dopo-crisi (la proposta di legge approvata due giorni fa in commissione Lavoro di Montecitorio limita l`intervento al 2010 e al 2011) divide il Pdl e incassa lo stop della Ragioneria generale dello stato. Ieri a sostenere l’iniziativa su cui il ministro Maurizio Sacconi ha preannunciato il parere negativo del governo è stato il presidente della commissione, Silvano Moffa (Pdl), che ha difeso il compito del parlamento a intervenire su materie legislative così delicate e sulle quali «si apre sempre un confronto tra diverse opzioni».
Un punto di vista diametralmente opposto a quello del collega di partito Maurizio Castro, membro della commissione Lavoro dei Senato, secondo il quale è stato commesso un «errore clamoroso». L`emendamento, per Castro, «compartimenta, irrigidisce e burocratizza l`accesso alla cassa integrazione, smarrendo quella flessibilità che ha rappresentato la vera chiave dei successi conseguiti sinora nella tutela dei rapporti di lavoro».
La Cigo lunga non terrebbe però alla prova dei conti. Secondo una nota informale predisposta dalla Ragioneria e di cui l`agenzia Ansa è entrata in possesso, la misura presenta criteri di copertura finanziaria «inidonei». Secondo i tecnici la proposta introduce un diritto soggettivo che prevede allungamenti automatici della Cigo mentre le risorse per finanziarla, vale a dire il fondo per gli ammortizzatori sociali, sono coerenti «ad un criterio concessivo che non è il caso della fattispecie di norma in esame». Inoltre le risorse disponibili coprirebbero solo il2010. Secondo le valutazioni della Ragioneria l`onere su base annua risulterebbe comunque rilevante anche tenuto conto delle dimensioni complessive della spesa registrata nel 2009 (pari a circa 1,5 miliardi in termini di sole prestazioni). E quindi, anche nell’ipotesi di un utilizzo parziale della misura proposta (allungamento del 50% della durata della prestazione), l`onere aggiuntivo su base annua «non risulterebbe in termini di indebitamento netto inferiore a circa 500 milioni e in termini di saldo netto da finanziare non inferiore a circa 850 milioni».
Oggi sui cinque articoli partoriti con voto bipartisan dalla commissione Lavoro si aprirà l’esame in Commissione Bilancia. La verifica di copertura, stando alle prime anticipazioni del relatore Gabriele Toccafondi, potrebbe non essere superata anche dai primi due punti del testo, dove si propone di affidare all`Inps il ruolo di garante sui crediti vantati dai dipendenti di aziende in crisi e dove si estende ai collaboratori in mono committenza la garanzia sui contributi evasi dai datori di lavoro. Anche in questo caso si tratterebbe di nuovi diritti sui quali si attiva una spesa che deve essere certificata. «La commissione Bilancio farà le sue valutazioni -ha dichiarato il relatore del progetto di legge Giuliano Cazzola – le cose si possono cambiare e noi non siamo per fare un braccio di ferro».
Ieri contro la presa di posizione di Sacconi si sono dichiarate tutte le opposizioni parlamentari mentre dal mondo delle imprese è stata Confartigianato a sollevare perplessità sul progetto: «L`iniziativa – ha sottolineato il presidente Giorgio Guerrini – rischia di favorire soltanto alcune aziende penalizzando tutte quelle imprese di piccole dimensioni che attualmente usufruiscono della cassa integrazione in deroga».