E si rafforza il partito trasversale della nuova previdenza

23/09/2002




23 settembre 2002

IL RETROSCENA

E si rafforza il partito trasversale della nuova previdenza


Dai radicali a Bankitalia, da Casini alla Confindustria, fa proseliti lo schieramento che vuole subito la riforma delle pensioni

      ROMA – Più si respira un clima di emergenza economica più il «partito della riforma delle pensioni» fa proseliti. Non è un caso che Pierferdinando Casini si sia voluto «iscrivere», sostenendo la riduzione «strutturale» della spesa pubblica. Se il presidente della Camera è la novità, chi è una colonna del partito è Antonio Fazio. Sia sotto il centro-sinistra sia con il nuovo quadro politico dal governatore è arrivato lo stesso messaggio. Nella sua visione un intervento sulla previdenza non è finalizzato ad ottenere meri risparmi ma anche a riprogettare il welfare italiano in chiave di equità e modernizzazione. Dall’acquasanta al diavolo. Nel partito milita da tempo il radicale Benedetto Della Vedova. In questi giorni di «finanziaria tremens», l’europarlamentare ha promosso un manifesto per la riforma della previdenza sottoscritto da numerosi esponenti dell’economia e dell’università. Primo firmatario Giuliano Cazzola, grande esperto di previdenza. «E’ necessario – sostiene – che il governo, forte di una maggioranza parlamentare senza precedenti, non rinvii e ponga mano a una incisiva riforma, prima che si apra il lungo ciclo elettorale che porterà alla fine della legislatura».
      E’ significativo che tra i firmatari ci sia anche Giampaolo Galli, capo economista della Confindustria. Testimonia come nell’associazione stia maturando – dopo la delusione nei confronti del governo – un orientamento nuovo. Finora viale dell’Astronomia aveva stretto un compromesso con il ministro leghista Roberto Maroni: lasciamo da parte le pensioni d’anzianità (diffuse nei collegi elettorali lombardi) e concentriamoci sull’articolo 18. Ora quel patto sta vacillando e sono in arrivo novità. Anche perché chi in Confindustria critica il presidente Antonio D’Amato, aderisce de facto al partito della riforma. Vale per Diego Della Valle che ha parlato di «provvedimenti impopolari» di cui occorre farsi carico e vale per Carlo De Benedetti, tornato a prendere la parola nelle riunioni confindustriali.
      E uno degli economisti più attenti al tema è, non a caso, il direttore della Fondazione Rodolfo De Benedetti, Tito Boeri.
      Il partito, dunque, fa proseliti e l’accenno fatto da Maroni alla possibile introduzione del metodo contributivo per tutti, ne rafforza le motivazioni. Ma passare dal progetto all’iniziativa politica non è semplice. Il contributivo dà risparmi di spesa che nei primi 3-4 anni sono quantificabili «solo» in qualche decina di milioni di euro. Più redditizio sarebbe un blocco delle pensioni di anzianità (già nel 2003 la minore spesa sarebbe di circa 1.800 milioni di euro), ma oltre ai dubbi della Lega va messo in conto il "no" dei sindacati.
Dario Di Vico


Economia