E si prepara la trattativa con i sindacat

25/03/2002






IL CONFRONTO

E si prepara la trattativa con i sindacati

Più risorse per gli ammortizzatori sociali

Maggiori servizi per le donne che lavorano, collocamento ai privati

      ROMA – L’incontro di martedì, a Palazzo Chigi, servirà soprattutto a ristabilire il contatto tra governo e sindacati, dopo il trauma dell’omicidio di Marco Biagi e la grande manifestazione di oggi organizzata dalla Cgil. Si parlerà, quindi, soprattutto di terrorismo e si studieranno le forme di quello che il sottosegretario Maurizio Sacconi definisce «intelligence sociale», cioè misure di sorveglianza comuni nelle fabbriche e negli uffici (pubblici e privati). Il confronto sui temi del lavoro, invece, riprenderà dopo lo sciopero generale di aprile, quando, come dice il ministro Rocco Buttiglione, «si saranno calmati gli animi». In questi giorni in un giro di telefonate che ha toccato i ministeri del Welfare, dell’Economia e delle Attività produttive è stato fissato uno schema di massima per il negoziato. La trattativa potrebbe procedere su due livelli. All’inizio il timone sarà nelle mani di Roberto Maroni (Welfare). Nell’agenda sono già segnati gli argomenti: riforma dei servizi di collocamento; creazione di una «borsa continua del lavoro» via Internet; revisione degli ammortizzatori sociali, da «incrociare» con la formazione continua e il «riorientamento» per chi perde l’impiego; assistenza alle giovani lavoratrici (più asili nido) e ai portatori di handicap. L’obiettivo del governo è sempre quello di «allargare» il più possibile il perimetro del confronto, cercando di superare lo stallo causato dall’articolo 18 (modifiche delle procedure dei licenziamenti). Anche perché qui margini non ce ne sono. Ancora ieri Sergio Cofferati (Cgil) e Savino Pezzotta (Cisl) hanno ripetuto la richiesta di «stralciare» l’articolo 18 dalla delega sul lavoro. Ma il ministro Antonio Marzano (Attività produttive) ha escluso ogni «marcia indietro». L’esecutivo ha già fissato un calendario di massima: entro l’anno dovrebbero partire i primi provvedimenti di supporto per i disoccupati («borsa continua», nuovo collocamento). In parallelo Tremonti preparerà il Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria) e poi la manovra per il 2003.
      Nei contatti informali tra ministri e leader della maggioranza si è discusso molto di ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione ai sussidi di disoccupazione. Nel governo sembra prevalere la «linea Tremonti»: riforma sì, ma a costo zero. Tuttavia la spinta dei centristi, guidati da Buttiglione, potrebbe aprire un altro scenario. In sostanza il governo potrebbe mettere sul tavolo del confronto tre «caselle di spesa»: previdenza, famiglie e disoccupati. Cambiare gli ammortizzatori significa, essenzialmente, potenziare i sussidi per chi ha perso l’impiego. Lo Stato oggi impiega lo 0,5% del pil per il sostegno ai disoccupati, contro una media europea del 2,4%. La differenza vale circa 20 miliardi di euro (40 mila miliardi delle vecchie lire). Una cifra non compatibile con le dinamiche della spesa pubblica. A meno che sindacati e imprenditori non accettino di individuare risparmi nella previdenza, da travasare nella «voce» ammortizzatori. Operazione non facile. Tutti nel governo escludono che si possa riaprire il capitolo delle pensioni di anzianità. Si pensa, invece, a rimodulare gli incentivi già previsti nella delega per convincere i lavoratori in età da pensione a rimanere sul posto di lavoro, facendo valere, tra l’altro, l’indicazione del vertice europeo di Barcellona: elevare da 58 a 63 anni l’età media del ritiro.
Giuseppe Sarcina