E Sergio, il «Papa Rosso», a sorpresa benedice anche commercianti e imprenditori illuminati

17/04/2002






      E Sergio, il «Papa Rosso», a sorpresa benedice anche commercianti e imprenditori illuminati


      Cofferati: la riforma va stralciata. Cgil-Cisl-Uil: se l’esecutivo sceglie lo scontro non ci faremo intimidire


      FIRENZE. Ci manca solo la Sergio-mobile e poi gli ingredienti da Papa Rosso ci sarebbero tutti. Ormai a ogni corteo le manifestazioni di entusiasmo e di affetto verso il segretario della Cgil costituiscono una rappresentazione a sé. Autografi vergati ovunque, foto-dedica a go-go, coretti «Sergio, Sergio», canti, balli e gente che salta le transenne pur di stringergli la mano. I compagni più spudorati gli portano anche i figli da accarezzare. Lui, da vecchio volpone, dà uno sguardo ai cronisti, vede i fotoreporter pronti allo scatto ed evita il più papale dei gesti. A Firenze il copione è stato rispettato in quella che è stata definita da tutti la più grande manifestazione di massa mai tenutasi in riva all’Arno.
      Striscioni ovunque (il più trash : «Berlusconi, ti stritoleremo i .. maroni»), sindaci e gonfaloni dei comuni toscani, gente che lancia fiori dai balconi, turisti increduli, vie troppo strette per contenere tutti, un megafono che urla: «Compagni, camminate piano, il governo ci deve contare». Il Papa Rosso arriva all’appuntamento con i suoi fedeli in perfetto orario, alle 9 in punto in via Nazionale. La sera prima aveva deciso di andare in un ristorante del centro che però era chiuso per turno, ma il padrone pur di averlo ospite l’ha invitato a casa e ha fatto da mangiare per 18 persone. In strada il leader della Cgil saluta gli operatori della tv belga che lo seguono da venti giorni per realizzare uno speciale su di lui. Firma una copia di Micromega che gli mettono sotto il naso. Dà l’impressione di conoscere tutti e di aver fatto con ciascuno grandi battaglie sindacali. «Ma riusciremo arrivare in piazza prima che sia strapiena? – domanda ai suoi – Con i cortei di questi mesi ormai non si sa più se si riesce a farcela o no». Il tutto lo fa sorridendo e con gesti rallentati, quasi studiati. Non ha fretta e ai suoi dice: «Sono da uova e da latte, ditemi voi cosa devo fare». Arriva il sindaco di Firenze, Leonardo Domenici, senza cravatta e senza fascia tricolore e i due s’abbracciano. Fianco a fianco fanno un bel pezzo di strada. Parlottano del ministro Giulio Tremonti. Dirà poi Domenici ai cronisti: «Sergio è un punto di riferimento importante, lo si vede da questo corteo. In questa fase il centrosinistra è in crisi di leadership e quanto valga Cofferati non lo si scopre oggi». Il sindaco racconta di una Firenze che dopo tanto tempo torna al centro dell’attenzione per la spinta dei nuovi movimenti: «Sono stati i professori a dare il la». E saranno i tifosi della Fiorentina a raccoglierlo, visto che giovedì prossimo sfileranno nelle vie della città per protestare contro la retrocessione in serie B.
      Intanto i dirigenti locali della Cgil si lanciano nei confronti storici. «Nel ’94 contro la riforma delle pensioni del primo governo Berlusconi c’era un solo corteo, oggi ce ne sono tre. Siamo almeno 400 mila». I sindacalisti assicurano addirittura che ci sono nel corteo piccoli e medi imprenditori («ci hanno telefonato per dircelo»). E così quando si arriva in piazza Santa Croce l’atmosfera è da stadio. Sventolano i vessilli bianco-rosso-verdi della Cisl, da un balcone pende un’enorme bandiera palestinese e la Banda Bardò intona le canzoni dei Nomadi. Sul palco c’è lo scrittore Antonio Tabucchi mentre l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria ha sfilato anche lui dietro lo striscione del Laboratorio per la democrazia accanto a Pancho Pardi. L’altoparlante scandisce le percentuali di riuscita dello sciopero e nell’entusiasmo si lascia andare: «Abbiamo quasi superato il 100%!». Le ovazioni, quando tocca a Cofferati, sono tali che il leader della Cgil deve aspettare una ventina di secondi prima di poter prendere la parola. Il comizio che dura in tutto 45 minuti è interrotto da 35 frenetici applausi. L’unica che resta tranquilla in un angolino del palco è la moglie Daniela.
      Nonostante il tripudio intorno a sé, il Papa Rosso è lucido. E offre agli addetti ai lavori subito una chicca. Attacca «il collateralismo tra governo di centrodestra e le imprese più arretrate». Erano mesi che Cofferati non operava un distinguo di questo genere, ora deve aver capito che si può lucrare nelle divisioni che attraversano la Confindustria e c’è la possibilità concreta di dare una sponda al movimento. La seconda sorpresa arriva solo qualche secondo dopo quando il segretario della Cgil cita positivamente «il presidente dei commercianti italiani (Sergio Billè, ndr.)» per aver denunciato lo scarto che c’è tra le promesse fatte dal centrodestra e la realtà dei fatti. Come se non bastasse, l’oratore prima ritorna sulle imprese «che avrebbero bisogno di interlocutori forti e coesi». E il pensiero corre agli industriali che, al convegno di Parma o in interviste, hanno criticato la scelta del governo di voler spaccare Cgil-Cisl-Uil. Poi Cofferati addirittura ringrazia gli imprenditori «quelli che hanno voluto far sapere di condividere le ragioni del sindacato». Roba da Toscana e ceti medi.
      Ma dopo lo sciopero generale cosa fare il sindacato? Impossibile strappare al Papa Rosso anticipazioni sulla tattica. L’unica cosa che appare certa è che di «Sergio days» ne avremo ancora tanti nei prossimi giorni. Il 20 aprile si manifesta a Perugia per la pace in Medio Oriente, il 25 aprile a Milano si annuncia un mega-corteo e sul palco ci sarà lui. Il 1° maggio grande raduno a Bologna e comizio dei tre leader di Cgil-Cisl-Uil e basta aspettare un po’ di giorni e si arriva al 12, alla marcia Perugia-Assisi. Chi non lo ama è meglio che se ne faccia una ragione.
Dario Di Vico


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