E se vai in pensione ti assumo il figlio

26/04/2002



CONTRATTI


E se vai in pensione ti assumo il figlio

Accordo sindacale sulla «staffetta» alla Sea di Milano. Il caso degli istituti di credito

      MILANO – Cerco lavoro, mi manda papà. Succederà alla Sea, la società controllata dal Comune di Milano che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. La possibilità di andare in pensione lasciando in eredità il posto al figlio è uno degli «incentivi» per favorire l’esodo di parte dei circa 550 lavoratori in esubero. Lo «scambio» è previsto in una dichiarazione a verbale della società nell’ambito dell’accordo firmato il 4 aprile da tutte le sigle sindacali (autonomi compresi), per il trasferimento di circa 4.500 lavoratori (sui 6.500 totali), addetti ai cosiddetti servizi di handling (cioè dal check-in al trattamento di bagagli e merci e al trasporto dei passeggeri dal gate all’aereo con l’autobus) nella Sea Handling. La nuova società dovrebbe essere operativa da giugno e sarà controllata almeno per il 51% dalla Sea, ma ci sono già trattative in corso per l’ingresso di nuovi partner, come Fraport, il gruppo che gestisce l’aeroporto di Francoforte.
      Oltre a «spinte» economiche, che vanno dai 28.000 ai 40.000 euro, a seconda della categoria e dell’anzianità del dipendente, i dipendenti Sea che accetteranno il prepensionamento, potranno perciò fornire il curriculum del figlio (o della figlia), che così avranno la possibilità di accedere «in modo anche preferenziale» a stage, a corsi di formazione e a assunzioni stagionali o a tempo indeterminato. Una possibilità riservata a chi è già in possesso dei requisiti per la pensione anticipata o chi li maturerà nel triennio 2002-2004.
      Seguire le orme dei padri di solito avviene nelle professioni liberali. Ci sono, ad esempio, vere e proprie dinastie di notai e di avvocati, che con lo studio lasciano in eredità ai figli anche i clienti. Ma anche in altri settori, dal credito alle poste, tramandare il posto di lavoro non è una novità. Spesso anzi è una prassi consolidata, sancita da regolamenti interni e, talvolta, perfino dalla legge.
      Il caso più noto è il regio decreto del 1931, firmato da re Vittorio Emanuele III e da Mussolini, che permetteva la «staffetta» tra genitori e figli agli autoferrotranvieri. Ma ci sono esempi anche recenti. Come il caso delle Poste, dove un decreto legge del ’91 ha previsto che «nelle assunzioni future si dovrà rispettare una quota del 20% riservata ai figli dei dipendenti. Ma era prima della trasformazione in Spa. Nel ’92 la Fincantieri di Taranto propose ai sindacati l’assunzione dei figli, ma in un’altra sede di lavoro, al posto dei padri coinvolti nelle dismissioni. Un accordo sindacale codificava il fenomeno anche alla Rai, come rivelò l’allora presidente Letizia Moratti, che denunciò 40 casi di scambio familiare in soli sette mesi.
      Nel ’90 il Banco di Napoli sostituì 700 dipendenti padri con 500 dipendenti figli. Nel ’94 la Carical (la Cassa di risparmio di Calabria e Lucania) propose a 360 dipendenti il prepensionamento in cambio dell’assunzione di un figlio. L’offerta fu accettata da 280 padri. Ma nello stesso anno anche la Cassa di risparmio di Firenze varò una «selezione» riservata soltanto ai figli dei dipendenti, suscitando le ire di Bruno Trentin, ai tempi segretario generale della Cgil. Ma questa possibilità era sancita per contratto anche in Telecom Italia prima della privatizzazione. Con il limite, però, che il titolo di studio del figlio fosse di «interesse aziendale».

      gferraino@corriere.it
Giuliana Ferraino


Economia