E se si fermassero? A perdere saremmo solamente noi

07/01/2010

E se a un certo punto di fermassero? Se l’Italia dovesse rinunciare all’apporto degli immigrati? Cosa succederebbe? Di certo saremmo più poveri. Molti più poveri. I due milioni di immigrati lavoratori (di cui la metà iscritta ai sindacati) contribuiscono al 9,5% del prodotto interno lordo. In valori assoluti, secondo le stime di Unioncamere, si tratta di 134 miliardi di euro. All’incirca come tredici leggi finanziare targate Tremonti. Saremo più poveri noi, ma anche i nostri figli. Perché sul lavoro degli immigrati si reggono anche i conti dell’Inps. I versamenti contributivi effettuati all’Istituto nazionale di previdenza sociale sono stimati in oltre 7 miliardi di euro, dei quali oltre 2,4 pagati direttamente dai lavoratori stranieri e la restante quota dai datori di lavoro.
OCCUPATI
Gli stranieri al lavoro dunque sono una risorsa. E sono ogni anno di più. Nel 2008, certifica il rapporto Caritas sull’immigrazione, il loro numero tra gli occupati è salito di 200 mila unità. Del resto, nel mercato occupazionale italiano i lavoratori nati all’estero sono il 15,5% del totale. Tra questi una buona fetta sono gli italiani di ritorno, ma la maggioranza sono stranieri. Che presentano caratteristiche ben precise. La prima, secondo sempre il dossier Caritas, è l’estrema motivazione a riuscire, per il fatto che per loro la migrazione rappresenta una scelta esistenziale forte. La seconda è la disponibilità a svolgere un’ampia gamma di lavori, da cui deriva anche la loro alta concentrazione nei settori meno appetibili per gli italiani e anche la più alta esposizione a rischio sul lavoro (143.651 infortuni nel 2008, dei quali 176 mortali). Un’altra caratteristica, oltre al fatto di avere meno gratifiche rispetto agli omologhi italiani – è la necessità di sostenere i familiari rimasti in patria (ai quali nel 2008 hanno inviato 6,4 miliardi di euro con le rimesse). Questo spiegherebbe anche un elevato dinamismo imprenditoriale. Attualmente si contano 187.466 cittadini stranieri titolari di impresa, in prevalenza a carattere artigiano, che garantiscono il lavoro a loro stessi e anche a diversi dipendenti (attorno ai200mila, secondo la stima riportata nel libro ImmigratImprenditori della Fondazione Ethnoland).
DEBITO
Se sono i più motivati, se lavorano di più, e in condizioni peggiori rispetto ai colleghi italiani, sono anche quelli che ricevono di meno. La stima del gettito fiscale, includendo le tasse più rilevanti, è di oltre 3,2 miliardi di euro. Ne deriva che, direttamente dalle buste paga dei lavoratori immigrati, provengono in totale 5,6 miliardi di euro (ma secondo la Cgia di Mestre sono anche di più). E quanto rendiamo loro? Per i servizi sociali rivolti direttamente agli immigrati (centri di accoglienza, progetti di integrazione, ecc.), i Comuni italiani hanno speso, nel corso del 2005, 136 milioni di euro. E cioè il 3,7% delle entrate fiscali. Anche ipotizzando che parte delle altre spese dei servizi sociali (asili nido, accoglienza per minori, assistenza ai poveri) coinvolga stranieri, l’ammontare delle risorse dallo Stato si aggirerebbe
attorno ai 700 milioni. Poco.