E se quella di Epifani fosse una svolta?

09/04/2003

              EDITORIALE del 9 Aprile 2003

              E se quella di Epifani fosse una svolta?

              E’ presto per dire se la Cgil si prepara ad una svolta. Certo è che le dichiarazioni di Guglielmo Epifani di ieri a Repubblica costituiscono una novità. Una novità importante. Ha detto Epifani: «Abbiamo bisogno di fare di più il sindacato, questo è il nostro problema». Una frase capace di spiegare nel medesimo tempo il mutamento subìto dalla Cgil negli ultimi anni, ma anche l’aspirazione del suo attuale leader ad intraprendere un nuovo corso. Per chiudere una stagione (forse anche esaltante) senza strappi, con la moderazione che gli è propria, quasi caratteriale, oltreché politica e intellettuale. Senza ipocrisie, Epifani ha riconosciuto che negli ultimi tempi la Cgil ha fatto altro. Ha fatto opposizione sociale, ha supplito ad alcune intercettezze dei partiti del centrosinistra, ha incarnato valori e sentimenti diffusi nella sinistra, forte di una massa d’urto senza pari. Ha fatto meno il sindacato. Averlo detto con nettezza è un merito di Guglielmo Epifani. Che, nella stessa conversazione, dice altre tre cose importanti: che l’unità sindacale con Cisl e Uil rimane uno degli obiettivi strategici della Cgil; che con il governo Berlusconi potrebbe fare accordi se ce ne fossero le condizioni di merito aggiungendo – in maniera significativa – che il tutto «può suonare paradossale eppure è così»; che anche con la Confindustria di D’Amato è pronto a definire un’intesa per rilanciare la politica industriale se ci saranno le convenienze da entrambe le parti. Insomma, Guglielmo Epifani ci dice che la Cgil vuole tornare a sporcarsi le mani, a fare accordi, senza pregiudizi. A fare sindacato. Esattamente come – non si può non ricordare – stanno facendo quasi tutte le categorie impegnate, unitariamente con quelle della Cisl e della Uil, nei rispettivi rinnovi contrattuali; lontano dai riflettori che, invece, continuano a illuminare il negoziato anomalo dei metalmeccanici. A proposito del quale a poco servirà l’appello di Epifani alle altre due confederazioni di non lavorare per un accordo separato. La Fiom (la federazione dei metalmeccanici della Cgil) quell’accordo ha deciso di non firmarlo fin dal momento in cui ha presentato la sua piattaforma. Ma Epifani può lasciare la Fiom al suo destino neo-movimentista. Ci sarà tempo per recuperarla. Ora è importante fondare la nuova Cgil.