È scontro tra consulenti e sindacati

08/03/2004

        sezione: LIBERE PROFESSIONI
        data: 2004-03-06 – pag: 27
        autore:
        Catalano risponde all’attacco di Cgil, Cisl e Uil sull’attività di intermediazione
        È scontro tra consulenti e sindacati
        Per il presidente del Consiglio nazionale l’Ordine è garanzia di qualità e terzietà
        ROMA • Ci sarà la garanzia di qualità e trasparenza dell’Ordine sull’attività di intermediazione tra domanda e offerta di lavoro che verrà esercitata, attraverso una Fondazione del Consiglio nazionale, dai consulenti. Che scendono in campo per rigettare le accuse dei sindacati confederali: Cgil, Cisl e Uil, con un comunicato congiunto diffuso giovedì, avevano duramente contestato il particolare regime riconosciuto alla Fondazione del Consiglio nazionale. In particolare, il decreto del Welfare 23
        dicembre 2003 consente, contro il dettato della legge secondo i sindacati, l’esercizio dell’attività di intermediazione a «ogni singolo consulente».
        In base al Dm, infatti, la Fondazione è il «soggetto autorizzato» e i consulenti esercitano per delega l’intermediazione e le «azioni collegate». Il meccanismo — secondo i sindacati — è contrario alla lettera del decreto legislativo 276/2003. «Le lobbies — hanno
        scritto in una nota congiunta i confederali — valgono molto più delle garanzie di trasparenza e di qualità dei servizi da offrire ai giovani, ai disoccupati, a tutti coloro che vogliono migliorare la loro condizione lavorativa».
        «I consulenti del lavoro — ribatte Alfio Catalano, presidente del
        Consiglio nazionale — sono iscritti in un Ordine riconosciuto e tutelato da una legge dello Stato e, quindi, sono dotati di provata professionalità e qualificazione. Da anni gestiamo informazioni riservate e dati sensibili nell’assoluto rispetto delle norme e nella promozione delle esigenze sia delle aziende che dei lavoratori. Inoltre, assistiamo oltre il 60% delle aziende con meno di 20 dipendenti, nelle quali il sindacato non è quasi mai presente». I consulenti del lavoro rivendicano la loro posizione di terzietà a totale beneficio della fede pubblica, essendo protagonisti di politiche aziendali volte a favorire la piena occupazione e il rispetto della normativa del lavoro e dei contratti collettivi, promuovendo altresì la cultura della legalità e della
        responsabilità sociale».
        Per questi motivi — secondo Catalano — l’apertura ai consulenti del lavoro per quanto riguarda l’intermediazione «non può che essere valutata positivamente».
        Dunque, l’accusa di scarsa trasparenza non ha alcun fondamento. Quanto al pressing nei confronti del legislatore, Catalano fa presente che «anche le organizzazioni sindacali, con una forte azione di lobbing, hanno ottenuto l’estensione della competenza sulle attività di intermediazione dal livello nazionale, originariamente previsto, a quello territoriale territoriale».
        I regimi particolari di autorizzazione — in base all’articolo 12 del
        Dm 23 dicembre 2003 — riguardano sole le associazioni dei datori di lavoro e dei prestatori comparativamente più rappresentative e fimatarie dei contratti di lavoro.