È scontro aperto sulle pensioni; sindacati contro la decontribuzione

10/03/2003

8 MARZO 2003

 
 
Pagina 35 – Economia
 
 
Maroni: non rinunceremo agli sconti.
Cgil, Cisl e Uil non ci stanno: subito un incontro col governo
È scontro aperto sulle pensioni sindacati contro la decontribuzione
          Epifani, Pezzotta e Angeletti non vogliono nuove misure nel Dpef
          Il ministro: lo sgravio minimo del 3%, tolto inizialmente dalla delega, sarà ripristinato


          ROMA – «Senza decontribuzione sui nuovi assunti e senza trasferimento ai fondi pensione dei futuri accantonamenti del Tfr la riforma previdenziale non serve a nulla». Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, invia questo messaggio ai sindacati, con i quali dice «il confronto resta aperto». Di imminenti incontri, tuttavia, il ministro non parla, nonostante la sollecitazione dei tre segretari generali di Cgil, Cisl e Uil, Epifani, Pezzotta e Angeletti, che si oppongono unitariamente alla decontribuzione e all´obbligatorietà del «travaso» del futuro Tfr nei fondi e chiedono una convocazione urgente al governo e alle commissioni parlamentari.
          Maroni interviene anche per tranquillizzare la Confindustria, segnatamente il vicepresidente Guidalberto Guidi, preoccupato per la cancellazione da parte della Camera della soglia minima del 3 per cento per il taglio dei contributi: «Se deve essere un incentivo allora tre punti sono il minimo». In un primo momento, Maroni voleva ripristinare la soglia nell´ambito della delega stessa, poi ci ha ripensato e ha precisato che il tre per cento sarà previsto nei decreti attuativi del governo. Ora torna a essere possibilista e a chi gli chiede se il governo presenterà un emendamento al Senato – dove la delega approderà tra un paio di settimane – Maroni risponde: «Vedremo».
          Per il vice di Maroni, Maurizio Sacconi, «la riforma è un non problema: la riduzione della pressione contributiva sui nuovi assunti sarà a carico della fiscalità generale e non del sistema previdenziale, quindi l´equilibrio non viene toccato, così come non vengono toccate le pensione di oggi e di domani». Sacconi viene però «smentito» dal capo degli economisti di Palazzo Chigi, Gianfranco Polillo. Il quale, in un´intervista a Il Riformista, dice che una nuova riforma delle pensioni va fatta e in tempi rapidi, un´ipotesi fermamente respinta da Cgil, Cisl e Uil. Polillo, che non esclude i disincentivi alle pensioni di anzianità, la ipotizza già nel Dpef.

          Sacconi, poi, invita «fortemente» sindacati e Federmeccanica a concludere rapidamente la trattativa per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici: «Noi auspichiamo entro la prima metà dell´anno», prima cioè dell´inizio del semestre europeo a presidenza italiana. Sacconi si augura poi «che questo sia l´ultimo contratto di vecchio tipo» e che si dia poi vita a un «nuovo modello partecipativo», più spostato sul secondo livello di contrattazione (aziendale o territoriale). A Sacconi risponde Giorgio Cremaschi, Fiom: «La devolution contrattuale a cui pensa Sacconi significa eliminare il contratto nazionale e tornare alle gabbie salariali per le zone più deboli del Paese».
          Dall´Inail, intanto, una buona notizia per il mondo del lavoro: nel 2002 gli infortuni sono diminuiti del 4,7 per cento, quelli mortali del 3,4. Il bilancio resta comunque estremamente tragico: i morti sul lavoro in Italia nel 2002 sono stati 1.360, gli incidenti 972mila.
          (r.d.g.)