È rottura tra governo e Cofferati La Cisl: no al diktat di Maroni

11/01/2002


 
Pagina 10 – Economia
 
È rottura tra governo e Cofferati La Cisl: no al diktat di Maroni
 
Pezzotta: "Dialogo senza Cgil? Così escludono anche noi"
 
 
Ieri al ministero nuovo round con Sacconi
 
Il leader di Corso Italia: "Insulti dal ministro, vuole solo dividerci"
Gli replica D’Amato: "Da tempo sta facendo soltanto politica"
Pronto un pacchetto di emendamenti alla Camera sulla riforma previdenziale
 
RICCARDO DE GENNARO

ROMA — Scontro con scintille tra il ministro del Welfare, Roberto Maroni, e il leader della Cgil, Sergio Cofferati. Dopo che il primo l’ha accusato di mentire sulle pensioni, inaugurando peraltro la logica dell’autaut («o con noi o con Cofferati», ha intimato a Cisl e Uil in un paio di interviste apparse ieri), Cofferati ha ribattuto con veemenza: «Il ministro dà segni di evidente nervosismo, ricorre all’invettiva e all’insulto e cerca di dividere i sindacati: cosa che non gli riuscirà», prova ne siano «le iniziative di lotta decise dai sindacati unitariamente sul giudizio e sulla valutazione dei provvedimenti».
Anche Cisl e Uil non hanno dubbi: Maroni ha sbagliato. I segretari generali delle due confederazioni interpellate, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti, si smarcano infatti con facilità dal diktat: «Non abbiamo bisogno di schierarci a favore o contro il governo — ribatte Pezzotta — la Cisl non è un partito ed è schierata solo dalla parte dei lavoratori e dei pensionati». Per Pezzotta, deve essere semmai il governo a dire se valgono più le esigenze e gli interessi dei lavoratori o quelli delle imprese: «Ultimamente mi sembra infatti che abbiano più valore quelle degli industriali che le nostre».
Quanto al dialogo, Pezzotta ribadisce che la Cisl è sempre stata a favore, precisando che tuttavia «deve essere un dialogo vero, fatto attraverso un tavolo a tre con governo e imprenditori e non con i due tavoli bilaterali». Per Pezzotta, il rapporto con il governo può essere ricucito soltanto con la messa in discussione delle sue scelte sulla modifica dell’articolo 18 e sulla decontribuzione di 35 punti sui nuovi assunti tutta a favore delle imprese. Anche per Angeletti, l’unico modo che ha il governo per «riaprire il dialogo con i sindacati è manifestare la sua disponibilità a rivedere le decisioni sull’articolo 18 e sulla decontribuzione». Angeletti replica poi direttamente a Maroni: «Farebbe bene a smetterla di rappresentarci come un surrogato dell’opposizione politica; capisco che questo per lui possa essere conveniente, ma non risponde alla verità dei fatti». L’unico ad avallare l’autaut di Maroni è il presidente della Confindustria, Antonio D’Amato: «Da molto tempo le posizioni della Cgil rispondono più a logiche di schieramenti politici — dice — che non alla volontà di un confronto vero sulle riforme economiche: speriamo che Cisl e Uil, con meno pregiudiziali politiche, sappiano mantenere la barra dritta».
All’incontro che si è svolto ieri al ministero del Lavoro sulla direttiva europea che disciplina gli orari di lavoro non hanno partecipato né Maroni, che viceversa aveva annunciato la sua presenza, né i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil. Il testimone dello scontro MaroniCofferati l’hanno raccolto i rispettivi vice Maurizio Sacconi e Guglielmo Epifani. Con l’aggravante che qui non si è trattato di battute a distanza, o tramite i quotidiani, ma in diretta. Alla fine della sua introduzione, infatti, Sacconi ha criticato l’atteggiamento della Cgil nei termini usati dal suo ministro, al che Epifani gli ha ricordato che è il governo a sottrarsi al dialogo: «Su fisco, decontribuzioni e articolo 18 nessuna organizzazione sindacale era d’accordo, ma voi avete deciso senza ascoltare nessuno». E gli scioperi continuano.