E’ pronta la trappola pensioni

11/06/2002
        11 giugno 2002



        E’ pronta la trappola pensioni
        Allarmi e polemiche dopo le dichiarazioni di Casini e Tremonti sulla riforma. Oggi la Cgil decide


        PAOLO ANDRUCCIOLI


        «E’ in atto una vera e propria aggressione contro la legge Dini e contro l’attuale assetto della previdenza, un’aggressione che somiglia sempre di più a una vera e propria imboscata contro i lavoratori e il sindacato». E’ quanto ha dichiarato ieri il segretario generale della Uil pensionati, Silvano Miniati. Il sindacalista è tornato quindi a lanciare un allarme che egli stesso aveva anticipato nei giorni scorsi a ridosso della ripresa del negoziato (senza la Cgil) con il governo di centro destra. Il sindacalista è tornato ad argomentare la sua preoccupazione che a quanto pare non è fatta di esagerazioni, ma di precisi riferimenti a fatti e volontà politiche già in campo. «Perfino l’onorevole Casini – spiega Miniati – avverte che la riforma della riforma delle pensioni pur non essendo in calendario, va fatta subito, quando si è ancora all’inizio della legislatura, perché nessuna forza politica sarebbe tanto suicida da farla a ridosso delle elezioni». Le intenzioni del governo sono quindi molto chiare: in vista ci sono provvedimenti impopolari che vengono camuffatti con un po’ di fumo propagandistico. E in ogni caso, siccome i cittadini non sono stupidi, l’unico vero risultato di questo gioco è la crescita dell’allarme e la conseguente fuga verso la pensione anticipata. Per questo, secondo Miniati che lo aveva già proposto, il clima che si sta determinando impone la necessità di un chiarimento politico urgente con il governo. L’appello di Miniati è rivolto in particolare alla Cisl e alla Uil perché continuare a trattare sugli altri tavoli, «con una mina che potrebbe scoppiare da un giorno all’altro, sarebbe rischioso per tutti e in particolare per coloro che hanno deciso di verificare fino in fondo la disponibilità del governo e delle altre parti sociali».

        Chi non ha dubbi sulle reali intenzioni del governo è invece la Cgil, che ha deciso di non partecipare al tavolo di trattativa sul mercato del lavoro perché non ha ottenuto ciò che aveva richiesto e per cui milioni di lavoratori hanno scioperato: lo stralcio delle modifiche dell’articolo 18. Ma anche la Cgil, come Miniati, vede nero sulle pensioni oltre che sull’articolo 18. «Tra le ragioni che rendono e possono rendere concreta l’ipotesi di uno sciopero generale – ha detto ieri il segretario generale della Cgil, Sergio Cofferati – c’è anche l’aggravarsi delle prospettive in materia previdenziale». Il segretario della Cgil ha spiegato che i recenti interventi del presidente della camera e del ministro Tremonti fanno intuire che c’è qualcosa di più e di peggio della delega in materia previdenziale. «E se ci sarà un ulteriore intervento – ha concluso Cofferati – ci sarà una ulteriore ragione per scioperare».

        Lo ha capito bene anche il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, che furbescamente invita a non parlare delle pensioni per non aggiungere altra carne al fuoco di un possibile conflitto. «Aggiungere anche l’argomento pensioni – ha detto Billè – argomento sul quale prima o poi va fatta chiarezza, significa non fare del bene, ma pregiudcare quanto di buono è accaduto ai tavoli di trattativa tra governo e sindacati». Bisognerà fare, dunque, il contrario di quel che dice Billé: parlare (subito e non quando sarà troppo tardi) di una questione che riguarda tutti i cittadini.