E Pezzotta pensa alla prossima mossa

01/12/2004

    mercoledì 1 dicembre 2004
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      E Pezzotta pensa alla prossima mossa: catene umane intorno a Palazzo Chigi
      Il tramonto del metodo Siniscalco Santini (Cgil): continueremo a chiedere il confronto

      ROMA – Savino Pezzotta: «Voi siete poco fantasiosi, bisogna fare cose nuove, che non costino ai lavoratori e che siano ugualmente efficaci. Per esempio delle catene umane, intorno ai ministeri o a Palazzo Chigi…». Nicoletta Rocchi: «E perché no da Milano a Reggio Calabria?». Lo scambio di battute tra il leader della Cisl e la segretaria confederale della Cgil, che ieri si sono incontrati sull’Eurostar Venezia-Roma, di ritorno dai rispettivi comizi, fotografa meglio di tante analisi l’ansia di un sindacato che si trova, per la prima volta, ad essere ignorato dal governo.

      Ormai Cgil, Cisl e Uil varcano il portone di Palazzo Chigi solo quando arrivano al pettine crisi industriali, come l’Alitalia o le acciaierie di Terni. Per il resto niente. Sulla politica economica solo due incontri puramente formali, il primo a luglio, sul Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria), e il secondo a settembre sulla Finanziaria, ma quando il governo aveva già preso le sue decisioni, mentre sull’emendamento sulle tasse l’incontro non c’è stato, nonostante fosse stato lo stesso ministro dell’Economia ad annunciarlo nella conferenza stampa a Palazzo Chigi. E così anche il metodo Siniscalco è tramontato, almeno agli occhi dei sindacati.

      Nessuno dei tavoli promessi dal governo mesi fa è partito, né quello sulla competitività né quello sui redditi. Zero anche sui contratti pubblici. E intanto l’esecutivo vara le sue riforme, senza batter ciglio davanti all’ostinata opposizione di Cgil, Cisl e Uil: così sulla scuola, così sulle pensioni e così sulle tasse.


      E adesso, dopo lo sciopero? «Adesso, se fossimo un Paese serio – dice Giorgio Santini, segretario confederale della Cisl – si potrebbe tornare a discutere, ma credo che il governo tirerà dritto. E noi continueremo a chiedere quello che non ci darà, cioè un confronto. Andremo avanti così, ognuno sulle sue posizioni». Nonostante la politica di ridimensionamento perseguita dal governo, Cgil, Cisl e Uil sono convinte di poter resistere. Ieri, anche sotto la pioggia, si sono svolte le manifestazioni previste. Nel pubblico impiego si sono appena svolte le elezioni per le rappresentanze sindacali: ha votato circa il 75% dei lavoratori e le tre confederazioni hanno fatto il pieno di consensi. Ma certo «non possiamo fare uno sciopero alla settimana», dicono tutti i dirigenti. Bisogna inventarsi qualcosa di nuovo, in attesa di un governo amico. Saranno le catene umane?

    Enrico Marro