E Pezzotta chiese la stretta sui contratti

15/07/2004





giovedì 15 luglio 2004

retroscena

E Pezzotta chiese la stretta sui contratti: negoziare da ottobre

ROMA – L’asse «neoconcertativo» Montezemolo-Epifani è tramontato martedì a ora di pranzo, quando intorno al tavolo di un ristorante capitolino, l’asse del «dialogo sociale», è tornato a riaffilare le lame. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, il sottosegretario Maurizio Sacconi, i leader della Cisl, Savino Pezzotta, e della Uil, Luigi Angeletti, insieme come ai tempi del Patto per l’Italia, si sono trovati a sviluppare considerazioni comuni.

Per Maroni, tagliato fuori dall’iniziativa della nuova Confindustria, si trattava di recuperare un proprio ruolo, arginando il rientro in campo della Cgil. Per Pezzotta e Angeletti il problema era simmetrico: recuperare lo spazio perduto rispetto a Epifani (l’unico cui Montezemolo ieri desse del «tu»), offrendo a Confindustria qualcosa di più prezioso dell’appoggio del più grande sindacato italiano, cioè una possibile sponda con il governo già nella stesura del prossimo Dpef.

E’ stato così che Pezzotta, nell’ultimo colloquio avuto con il direttore generale di Confindustria, Maurizio Beretta, ieri pomeriggio, ha potuto porre il proprio ultimatum: il tavolo sui contratti dovrà essere aperto subito, già a ottobre, o ad andarcene saremo noi.


Il ragionamento deve avere avuto effetto. Ieri pomeriggio, alle 16,30, uno stralcio del documento confindustriale, «Agenda per la convergenza sui temi della crescita e dello sviluppo», messo a punto dal vicepresidente Alberto Bombassei, è piovuto sul tavolo dell’agenzia Ansa. Poche righe, ma sufficienti alla Cgil per capire che le condizioni richieste per avviare il confronto non c’erano più. E che l’«ala più conservatrice» di Confindustria, rappresentata dall’ex leader di Federmeccanica, Alberto Bombassei, aveva avuto il sopravvento.


Tra i quattro punti definiti prioritari dal documento, e destinati a divenire oggetto di altrettanti tavoli negoziali, accanto allo sviluppo, all’inflazione, ai fondi pensione, figurava quel tema dei contratti che per il sindacato di Epifani doveva restare fuori dall’agenda.


La richiesta avanzata da Corso Italia era stata chiara: «Per ora limitiamoci a concordare le priorità da inserire subito nel prossimo Dpef. Quanto ai contratti, il documento indichi un percorso che tenga conto del fatto che sui modelli contrattuali i tre sindacati stanno già seguendo un loro ragionamento e che soltanto al termine di questo si potranno trarre delle conclusioni comuni da portare al tavolo della Confindustria».


A un’ora e mezza dall’incontro ufficiale, davanti a quella bozza preparatoria, la sintonia registrata a Serravalle Pistoiese con Montezemolo, deve essere sembrata a Epifani un ricordo lontano. Non essendo possibile disertare il tavolo, prima ancora di essersi seduto, al leader della Cgil non è rimasto che arrivare a viale dell’Astronomia con la certezza di doverne uscire rapidamente. Così è stato. L’incontro con Confindustria, Cisl e Uil è durato pochi minuti. Il vero confronto si è svolto tra i leader sindacali ed è stato durissimo. Epifani è uscito sbattendo la porta. «Nei confronti della Cgil oltre questo non possiamo andare», ha detto Montezemolo rientrando in riunione con Cisl e Uil. Fine di un idillio?

A. Bac.