E per i lavoratori meno diritti. Pomigliano la prova generale

14/06/2010

Tutti gli occhi sono puntati sulla Fiom, che oggi si esprimerà in via definitiva sulla proposta della Fiat per Pomigliano d’Arco, già accettata dalle altre organizzazioni sindacali: 700 milioni d’investimenti e 5mila posti di lavoro al prezzo di un accordo che farebbe delllo stabilimento campano «una zona franca dal contratto nazionale, dalle leggi e perfino dalla Costituzione».
LA SVOLTA ATTESA Il comitato centrale delle tute blu Cgil non dovrebbe riservare sorprese: ribadirà il suo giudizio negativo sul documento del Lingotto e sfiderà l’azienda a trattare dei reali problemi d’efficienza e produttività della fabbrica. Ma attirerà comunque l’attenzione di certo mondo politico ed economico che, archiviata la decisione della Fiom, preparano «una svolta nelle relazioni industriali italiane ». Così l’aveva definita il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, presto superato in fantasia dal collega Giulio Tremonti che ieri, dal palco della festa nazionale della Cisl, l’ha ribattezzata «economia sociale di mercato», ovvero «la via giusta da seguire, quella di Pomigliano». Non a caso, racconta Enzo Masini, responsabile auto dei metalmeccanici Cgil, «decine di grandi gruppi industriali stanno aspettando di vedere che cosa succede e come si comporterà la Fiat, per poi fare altrettanto».
LE CLAUSOLE VESSATORIE Per capirne meglio la sostanza, è necessario addentrarsi nei dettagli della proposta Fiat, tra le condizioni che il gruppo torinese ritiene irrinunciabili per produrre automobili sul suolo italiano e che il sindacato dei metalmeccanici Cgil giudica «inaccettabili». La più eclatante è quella che introduce provvedimenti disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che aderisce a uno sciopero che, in qualsiasi modo, metta in discussione l’accordo. Ad esempio perchè contesta i ritmi di lavoro o gli straordinari: «La valutazione è a totale discrezione dell’azienda, che in questo modo deroga all’articolo 40 della nostra Costituzione » spiega il responsabile auto della Fiom, Enzo Masini. Una disposizione che va di pari passo con le sanzioni per i singoli sindacati e le singole Rsu che proclamino le suddette iniziative di lotta. Azzardo per il quale saranno punite con il blocco dei versamenti dei contributi sindacali e la sospensione dei permessi sindacali previsti dalla legge 300 del 1970, anche detta Statuto dei lavoratori. Ed ancora: quando si verificheranno picchi di assenteismo anomalo, l’azienda non pagherà la quota di malattia che le impone il contratto nazionale, «come se già non avesse tutti gli strumenti per fare controlli e punire gli abusi».Né pagherà i tre giorni trascorsi al seggio elettorale dai rappresentanti di lista,come invece vorrebbe la legge elettorale. Infine, il testo Fiat deroga alla legge 66/03 che recepisce la direttiva Ue in materia di orari di lavoro, e richiede di lavorare anche otto ore consecutive senza la mezz’ora di pausa per la mensa, contata come straordinario. Ecco il nuovo corso sognato dalla Confindustria e dal governo. E di cui «Pomigliano sarà solo la prova generale».
L’INVITO DI EPIFANI Per questo la Fiom oggi rinnoverà il suo no. Nonostante le parole più concilianti del segretario generale della Cgil: «Pomigliano non ha alternative. Napoli non ha alternative sul suo territorio. Servono occupazione, sviluppo e investimenti»ha rilevato ieri Guglielmo Epifani, dalla festa Cisl, ricordando anche la decisione del Lingotto di dismettere Termini Imerese. Ma Enzo Masini non ha dubbi: «Se qualcuno in Cgil non l’avesse capito, questa è la prova generale per ucciderci come sindacato, per annullare la presenza sindacale sui posti di lavoro».