E per far quadrare i conti si torna alle Cenerentole della Sanità

11/07/2002


11 luglio 2002


MEMORIA
E per far quadrare i conti si torna alle Cenerentole della Sanità

Non sono più i tempi in cui i numeri venivano sempre dopo la politica

      ROMA - La favola è finita. La grande carrozza (il carrozzone?) della sanità libera e gratuita per tutti è svanita. Tornano le cenerentole, le vecchie mutue… sconosciute ai giovani lavoratori italiani. E il posto fisso, sistemazione eterna dei milioni di fantozzi del dopoguerra, è diventato improvvisamente a termine, flessibile, in affitto, precario, interinale. Il rigore imposto dai veri governatori del continente, quei signori di Bruxelles i cui conti non tornano mai (quanti ricordi dei tempi democristiani, quando i conti venivano sempre dopo la politica…), ci costringe a scendere dal sogno e ci invita a tornare alla realtà. Negli Uffici del Tesoro, in quelle austere stanze risorgimentali piene di marmi e di quadri scuri come le librerie chiuse con vetri e grate, non c’è più alcun tesoro da distribuire. Ci sono numeri da far quadrare, in fretta. E ci sono logiche ferree, mondiali, globali, che non prevedono i privilegi di cui in passato abbiamo goduto, forse inconsapevoli, forse viziati, scambiandoli con diritti acquisiti per sempre. Per avere uno stipendio, un medico e – forse – una pensione, i nostri ragazzi dovranno pedalare, eccome. Il Dpef, l’editto che regola i nostri bilanci, prevede per loro una vita spericolata. Trasferimenti, mobilità, adrenalina a mille, spostamenti di città, di quartiere, di zona, di status. Con le loro lauree, i loro master, i loro internet e le loro lingue sciolte, resteranno eterni adolescenti: più o meno ogni tre anni dovranno cambiare scrivania. Potranno mai programmare un figlio, una famiglia? Un vortice, a cui mezza Italia non è ancora preparata. Un cambiamento, per la famiglia italiana, epocale.
      Torneremo alle attività a conduzione familiare? Altro che stage all’estero e specializzazioni nella new economy. Se il risultato di vent’anni di studi costosi restituirà a padri e madri alcuni milioni di precari a vita, eternamente sul filo della depressione (già accade, purtroppo, in moltissimi casi), il dietro-front sarà l’unica soluzione possibile. Di sicuro, molti rivaluteranno il tanto bistrattato negozio di papà, la detestata vigna di nonna andrà a ruba, il peschereccio dello zio sembrerà una miniera d’oro e la pasticceria artigiana dell’amico che è stata segnalata dallo Slowfood un mito, com’era fino a ieri un Phd negli Usa…
      Volevate l’America, ragazzi? È arrivata. Dicevate che era triste e umiliante fare l’impiegato pubblico a vita? Tranquilli, la noia è scomparsa. Insieme alle leggende, come quella che voleva che il fortunato mortale che avesse conquistato un impiego, sogno di tutti gli italiani, si dotasse immediatamente di un doppio soprabito. Prezioso per uscire e andare a fare un doppio lavoro, o la spesa per casa, l’indumento-bis veniva appeso all’attaccapanni dell’ufficio e lasciato lì, al pubblico si poteva dire: Il dottore è fuori stanza, ma tornerà presto, è in giro per i corridoi…" . Quel dottore lì, non tornerà più.
Barbara Palombelli