E ora si riparte dal Libro bianco

27/03/2002





E ora si riparte dal Libro bianco
ROMA – Si ricomincia il 17 aprile. Governo e parti sociali, anche se informalmente, stanno già lavorando e studiando ipotesi per gestire il "giorno dopo" lo sciopero generale proclamato unitariamente da Cgil, Cisl e Uil per il 16 aprile. Soldi per gli ammortizzatori sociali e una trattativa sulla riforma degli assetti contrattuali sono i due temi su cui il sindacato, o una parte di esso, sono interessati a una trattativa e a un accordo. Due varchi utili al Governo e alle imprese per disinnescare un conflitto sociale che rischia di diventare permanente se sull’articolo 18 non ci saranno passi indietro anche dopo la protesta di piazza. Le prossime mosse di disgelo spettano, dunque, al Governo che dovrebbe stanziare risorse aggiuntive per ridisegnare i confini dello Stato sociale e alle imprese che dovrebbero aprire sugli assetti contrattuali. È anche questo il senso dei richiami di questi ultimi giorni da parte di esponenti delle parti sociali e della maggioranza. «Ricominciare dal Libro bianco», è stata infatti la frase più pronunciata, la strada più consigliata. Il documento del Governo, oltre le proposte di riforma già inserite nella delega-lavoro (all’esame della commissione Lavoro del Senato che discuterà le modifiche all’art.18 solo dopo Pasqua) contiene altri temi forti di scambio con il sindacato: la partecipazione dei lavoratori all’impresa, la revisione degli assetti contrattuali. Due temi molto graditi a Cisl e Uil che infatti non hanno bocciato (a differenza della Cgil) il Libro bianco trovandoci delle «opportunità» nuove. Temi che non sono entrati nella delega-lavoro proprio perché impongono un passaggio di trattativa esclusiva tra le parti sociali. Se, però, per la partecipazione i tempi non sono ancora considerati maturi, per gli assetti contrattuali qualche passo avanti già si sta tentando. Il 12 aprile, a Parma, ci sarà l’appuntamento consueto di Confindustria dove molti si aspettano novità su questo fronte. Sugli ammortizzatori sociali la situazione si complica. Qui non si tratta solo di negoziare ma di trovare i soldi per la trattativa. Nella delega-lavoro, il riordino degli ammortizzatori è già previsto ma a costo zero per le casse pubbliche. Quella di stanziare risorse aggiuntive potrebbe, allora, diventare la condizione imposta dal sindacato per tornare a un tavolo di confronto con il Governo dopo la prova della piazza. Soprattutto se dopo lo sciopero l’Esecutivo dovesse comunque decidere di andare avanti sui licenziamenti, per il sindacato più "dialogante" restano due strade. La prima è quella di provocare fratture politiche in Parlamento, magari nel passaggio della delega-lavoro alla Camera dove le diverse sensibilità della maggioranza sono più scoperte ed evidenti. La seconda, invece, è quella di riuscire a spuntare risultati che rappresentano una "bandiera" sindacale, come la riforma degli assetti contrattuali e l’estensione delle tutele. In realtà, sugli ammortizzatori sociali, il sindacato potrebbe trovare una forte sponda politica in un pezzo di Ulivo. E anche il Governo potrebbe, su questo fronte, intercettare una parte di opposizione. Il fatto è che la riforma degli ammortizzatori rappresenta una premessa fondamentale per la scrittura del nuovo Statuto dei lavori. Un progetto "bipartisan" visto che è nel Libro bianco del Governo ma è anche un tema forte dell’opposizione. Nei prossimi giorni, infatti, l’ex premier Giuliano Amato e l’ex ministro Tiziano Treu presenteranno uno Statuto dei lavori che, nella parte sugli ammortizzatori, ha qualche punto di contatto con le ipotesi della maggioranza. Si tratta dell’estensione dell’indennità di disoccupazione e di strumenti come la cassa integrazione (ampliati su base assicurativa). I conti però non tornano. Per l’opposizione servono 5 miliardi di euro a regime per mettere in pista un sistema nuovo. Il Governo non azzarda cifre anche perchè la copertura al momento non c’è. Il Dpef e la Finanziaria saranno il test decisivo, ammesso che il voto delle amministrative non induca ad altre scelte. Anche ieri il leader della Lega, Umberto Bossi, ricordava che un patto per il lavoro sarà possibile solo all’indomani delle elezioni del 26 maggio. Ma quel test elettorale, è l’ultima "incognita" per il destino dell’articolo 18, naturalmente se si supera quello della piazza e quello parlamentare.
Lina Palmerini
Mercoledí 27 Marzo 2002