E ORA non resta altro che scioperare

11/03/2011

Inizia il sindacato di base Usb, l`11 marzo. Segue la Cgil, Il 6 maggio. In piazza contro
una nuova offensiva. Alle sortite di Marchionne si aggiungono gli accordi separati nel commercio
e nel pubblico impiego: Roma, manifestazione nazionale della Fiom

Tre milioni e mezzo di dipendenti pubblici senza rinnovo contrattuale e 50mila precari di Stato a rischio licenziamento. Due milioni di lavoratori del commercio, tra loro molti precari e part time, che perdono il diritto di malattia: alla terza febbre in un anno vedranno ridursi lo stipendio. E saranno costretti a lavorare anche la domenica, in cambio di un aumento contrattuale di 86 curo in tre anni, alla faccia dei prezzi che tornano a correre, a partire dalla benzina. E poi 1,6 milioni di metalmeccanici sui quali arriva come un bombardamento il modello Marchionne, sperimentato a Pomigliano e Mirafiori: fine del contratto nazionale, aumento dei ritmi di lavoro, divieto di sciopero e cancellazione delle rappresentanze sindacali elette dai lavoratori. Tutto nel quadro tetro della crisi: a febbraio la cassa integrazione è cresciuta del 17 per cento, la disoccupazione stabile all`8,6 per cento, la disoccupazione giovanile al record del 29,4. Gli unici ad arricchirsi, nell`onda lunga della crisi, sembrano essere le agenzie interinali del lavoro precario. Il leader del settore, la celeberrima Adecco, sede a Zurigo e agenzie di lavoro in affitto sparse per tutto il globo, nel 2010 ha racimolato 423 milioni di utile netto, per un giro di affari di 18,7 miliardi, in crescita del 12 per cento. In questo quadro a tinte fosche si riapre, in questi giorni, lo scenario del conflitto sociale. L`11 marzo incrociano le braccia gli aderenti al sindacato di base Usb, il 6 maggio arriva lo sciopero generale della Cgil. Gli studenti e i ricercatori universitari, che avevano animato l`autunno con mobilitazioni e occupazioni di tetti e facoltà, l`avevano chiesto per mesi.
Finora Susanna Camusso, il nuovo segretario della Cgil, aveva rimandato l`appuntamento. Il quinto sciopero generale contro il governo Berlusconi non avrebbe, secondo l`analisi fatta in corso d`Italia, cambiato i rapporti di forza. La linea della Cgil era un`altra. Primo, riallacciare il dialogo con la Confindustria di Emma Marcegaglia, giocando sui rapporti sempre più difficili tra gli imprenditori e il governo, accusato di non aver fatto nulla perla crisi; due, riannodare l`unità con Cisl e Uil, a partire dalla definizione di nuove regole sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro. Nell`ultimo mese, però, i risultati sono stati alquanto deludenti. Cisl e Uil hanno subito rispedito al mittente la proposta di Camusso, che chiedeva di sottoporre a referendum tutti gli accordi contrattuali. Intanto il governo preparava un ennesimo accordo separato nel pubblico impiego, firmato a fine gennaio insieme con Cisl e Uíl, che hanno sottoscritto senza colpo ferire le proposte di Brunetta, presentando alla Cgil prendere o lasciare – un testo già pronto; infine nell`ultima settimana di febbraio Confcommercio (la Confindustria del terziario) firmava, sempre con Bonanni e Angeletti, l`ennesimo accordo separato. Un contratto particolarmente duro: aumenti degli stipendi risibili (86 euro in tre anni, la prima tranche sarà di solo 10 euro); riduzione del diritto di malattia: le aziende pagheranno l`assenza dal lavoro per motivi di salute solo le prime due volte, poi ridurranno la paga del .50 per cento, dalla quinta assenza non verseranno più un euro; e ancora, domeniche lavorative obbligatorie («comandate» si dice nel gergo sindacale); e la possibilità per le imprese di far firmare ai dipendenti, nel contratto di assunzione, una «clausola compromissoria» che impedirà loro di rivolgersi a un giudice in caso di controversie, a vantaggio di più ammaestrati «arbitri» designati da imprese e sindacati. Proprio come prevedeva il collegato lavoro, la legge "ammazzaprecari" recentemente approvata in Parlamento dalla maggioranza. Una specie di modello Marchionne che dalle fabbriche precipita su negozi e supermercati.
Al terzo guanto di sfida dopo quello dei metalmeccanici e del pubblico impiego, la Cgil, che cercava la difficile strada per una mediazione, si è trovata costretta a fare dietrofront, tirare fuori bandiere e striscioni e indire uno sciopero generale. Ma molto in avanti nel tempo, il 6 maggio, e solo di 4 ore, con manifestazioni locali. Anche se in alcune regioni (Emilia Romagna e Campania per prime) e nelle più importanti categorie (metalmeccanici, pubblici, scuola e commercio) l`astensione dal lavoro sarà estesa a otto ore. Superata la crisi politica della maggioranza, il blocco di potere governocisl-uil-confindustria ha di nuovo tirato fuori l`artiglieria. Obiettivo: far fuori la Cgil, portare a compimento un nuovo modello di relazioni sociali. Che rimarrà stabile anche dopo la fine, più o meno ravvicinata, del governo Berlusconi. ?? Susanna Camusso mirava a ricucire con Bonanni. Angeletti e Confindustria. Ma ha ricevuto solo no