E ora McDonald’s rinnega la patata fritta-Frankenstein, La Repubblica 1 maggio 2000

Dall’archivio di Repubblica
http://www.repubblica.it/online/societa/patata/patata/patata.html

La Repubblica 1 maggio 2000

Secondo indiscrezioni provenienti dagli Usa la multinazionale
abbandona l’utilizzo di tuberi geneticamente modificati


E ora McDonald’s rinnega
la patata fritta-Frankenstein

 

Addio patatina fritta-Frankenstein? Basta col contorno geneticamente modificato, inseparabile compagno dell’hamburger, nella più vasta, frequentata e "mondiale" tra le multinazionali del fast food? Stando a quanto scritto da Wall Street Journal, e ripreso dall’edizione online del magazine statunitense Time, sembrerebbe proprio di sì: secondo queste indiscrezioni McDonald’s sta compiendo una vera e propria marcia indietro, diffondendo presso i propri affiliati, senza clamori ma in maniera capillare, un credo totalmente opposto a quello professato finora. E cioé: niente più tuberi geneticamente modificati, e ritorno a quelli come natura li ha fatti.

Una vera e propria rivoluzione culturale, che avviene, non a caso, nel pieno dell’era post-Seattle, che del rifiuto dei cibi manipolati ha fatto una bandiera. E infatti Time sintetizza la nuova strategia di McDonald’s in uno slogan: "pubbliche relazioni prima del profitto". Sensibili, come è ovvio, agli umori di una clientela vastissima ed estrememente variegata, sparsa letteralmente ai quattro angoli del globo, gli strateghi del marketing dellla multinazionale hanno decretato la bocciatura della Frankstein-patata: farà pure risparmiare, rispetto a quelle conltivate in maniera tradizionale, ma per l’immagine, per il buon nome del marchio, il gioco non vale la candela.

Si tratta, finora, solo di ordini informali diramati, secondo quanto riportano le indiscrezioni, alle centinaia di fast food affiliati; probabilmente in attesa di una campagna di marketing in grande stile, per diffondere al mondo la buona novella. E del resto non sarebbe la prima volta, che McDonald’s sceglie la strada del politicamente corretto: ricordiamo che nello scorso giugno, nel pieno dello scandalo sulla "mucche alla diossina" del Belgio, la società decise di ammettere in Europa che i suoi gelati venivano fabbricati con latte proveniente da quel Paese; da qui la decisione di sospenderne, in via precauzionale, la distribuzione. Una mossa che senz’altro, in quel momento, avrà provocato delle perdite, ma che alla lunga si è rivelata vincente: adesso i nuovi gelati vanno più a ruba che mai.

(1 maggio 2000)