E ora l’Ici si pagherà anche su impianti e macchinari

16/12/2004

    giovedì 16 dicembre 2004

    analisi
    Roberto Ippolito

    ESTESO A SORPRESA IL CAMPO DI APPLICAZIONE DEL TRIBUTO COMUNALE
    E ora l’Ici si pagherà anche
    su impianti e macchinari
    Nel mirino tutti gli «elementi costitutivi» di stabilimenti
    e capannoni industriali, comprese antenne, tubi e serbatoi

      UNA nuova tassa per le imprese. E anche molto consistente: del valore di alcune centinaia di milioni di euro, forse più. A sorpresa viene introdotta con la legge finanziaria per il 2005. Si tratta di un’ampia estensione dell’Ici, l’imposta comunale degli immobili, che sarà pagata anche su ciò che immobile non lo è affatto. E non è nemmeno accatastato.

        L’Ici dovrà infatti essere versata anche per gli impianti facilmente spostabili o sostituibili all’interno di stabilimenti e capannoni. Nel calcolo dell’imposta le imprese dovranno comprendere di tutto: dalle antenne utilizzate per fornire i collegamenti telefonici alle turbine impiegate per produrre energia elettrica, dai serbatoi di grano ai gasdotti. Per non parlare delle pompe di benzina o delle serre.

          Dopo due recenti abortiti tentativi parlamentari, la nuova tassa che graverà sulle imprese è stata inserita all’ultimo momento nel maxiemendamento sul quale il governo di Silvio Berlusconi ha posto la questione di fiducia che sarà votata questa mattina dall’assemblea del senato.

            Impossibile, almeno per ora, qualunque eventuale tentativo di eliminare l’allargamento del raggio di applicazione dell’Ici: chiedendo la fiducia, il governo ha azzerato qualunque richiesta di modifica della legge finanziaria. Che quindi deve essere accettata o (ipotesi remota) respinta in blocco. Da escludere anche una correzione in extremis nel successivo esame alla Camera che procederà a tempi forzati.
            Naturalmente resta sempre possibile, in qualunque momento, cancellare con un’altra legge la nuova onerosa misura fiscale.

              Le imprese dunque dovranno dare di più allo Stato e non meno come speravano per avere maggiori risorse da destinare agli investimenti in questa fase di pesanti difficoltà dell’economia. La nuova tassa arriva con il voto di oggi dopo che il governo ha preferito, nell’ambito della manovra di riduzione delle tasse, concentrare l’attenzione sui redditi delle persone.

                Finora le imprese hanno versato l’Ici ai comuni solo per gli immobili veri e propri costruiti per lo svolgimento della loro attività. Da ora in poi questa imposta non riguarderà solo le mura. Il maxiemendamento stabilisce che l’imposta deve essere pagata anche per «gli elementi costitutivi degli opifici e degli altri immobili costruiti per le speciali esigenze di un’attività industriale o commerciale anche se fisicamente non incorporati al suolo».

                  In pratica, quindi, vengono tassati impianti, attrezzature, macchinari che fanno parte integrante dello stabilimento o del capannone ma sono privi di fondamenta e non sono stabilmente fissati al terreno. Gli «elementi costitutivi» sono i più disparati. Tanto che la formulazione del maxiemendamento provoca qualche dubbio di interpretazione. L’Ici dovrà essere versata anche per una catena di montaggio? E i computer sulle scrivanie non potrebbero essere addirittura assimilabili alle turbine in quanto comunque rimuovibili anche se molto più facilmente?

                    Nella settimana in cui hanno visto precipitare ancora la produzione industriale, le imprese devono fare i conti pertanto con la nuova tassa. Nella sede della Confindustria vengono manifestate forti preoccupazioni per l’estensione dell’Ici prevista dal maxiemendamento. Le preoccupazioni dell’organizzazione riguardano sia i costi molto elevati che la grande complicazione dell’intera operazione. Un gestore della telefonia mobile, per esempio, dovrà pagare l’imposta antenna per antenna e comune per comune: il risultato è tanti oneri e tante pratiche in più.

                      Tecnicamente il maxiemendamento dà vita a una tassa sull’attivo: in pratica vengono colpite le attività svolte dalle imprese con i loro investimenti.

                        Non mancano nemmeno i dubbi sotto il profilo giuridico, visto che il reddito delle imprese è già tassato. Del resto in base all’articolo 812 del codice civile l’incorporazione fisica di impianti e macchinari degli opifici è essenziale per considerarli parte integrante delle fabbriche. Inoltre il reddito fondiario viene determinato per gli immobili propriamente detti e non anche per le componenti di un complesso produttivo.

                          Appena tre mesi fa, il 6 settembre scorso, la Cassazione con una sentenza ha confermato che il macchinario non incorporato in una costruzione e rimuovibile senza intaccare le mura produce reddito ma non reddito fondiario. Per la Cassazione non è possibile includere nella stima del reddito di un’unità immobiliare anche i «macchinari, nel caso in cui essi, non essendo irreversibilmente fissati al suolo, non integrino un elemento dell’unità immobiliare». Quindi «in tale ipotesi la loro consistenza economica» riguarda «soltanto» la «valutazione dell’azienda». E, specifica la Cassazione, «nella stima del complesso immobiliare non possono essere comprese le turbine di cui non è controversa la libera amovibilità per essere le stesse soltanto imbullonate al suolo».

                            L’applicazione del maxiemendamento comporterà, inevitabilmente, grossi problemi. Come calcolare l’Ici da pagare per un’antenna o una conduttura vista la mancanza dell’accatastamento con i relativi valori? Gli uffici del catasto dovranno faticare per attribuire la rendita: toccherà a loro certificare il valore dei beni sottoposti all’imposta. Certamente non sarà un’operazione facile. In alternativa alla determinazione della rendita l’Ici potrà essere riferita ai valori iscritti nei bilanci delle società con i successivi aggiornamenti. Le imprese pagheranno poi sulla base delle aliquote fissate dai comuni. Comunque pagheranno tanti soldi.