E ora la pensione me la salvo così

11/06/2001


N.24 14 giugno 2001

ECONOMIA
PREVIDENZA – GUIDA ALLA SCELTA



E ora la pensione me la salvo così

Sì ai fondi pensione. No alle polizze miste. Ni alle assicurazioni unit linked. In attesa della verifica tra governo e sindacati, dieci consigli per prepararsi un buen retiro.


di 
 
ROBERTO SEGHETTI
8/6/2001
p. montisci / elaborazione di guido rosa
Ritorno al futuro. Mettendo i soldi nei fondi pensione si guadagna il 35 per cento in più rispetto ad altre forme di investimento previdenziale.
Suona l’allarme per le pensioni integrative. La rendita pubblica che dovrebbe garantire il buen retiro in vecchiaia, riforma dopo riforma, rischia di essere ridotta al lumicino. Ma per farsi una pensione aggiuntiva e sfruttare così anche i notevoli sconti fiscali oggi disponibili bisogna essere più esperti di un agente di assicurazione.

Fondi ad ambito chiuso, fondi aperti, «fip», polizze unit linked, contratti index linked, polizze vita tradizionali… gli strumenti a disposizione sono più numerosi e più efficaci di prima. Ma in mezzo a tante e diverse proposte c’è il rischio di perdersi. Ed è necessario attrezzarsi per fare bene i propri conti ed evitare i molti trabocchetti che si possono incontrare. Ammette Angelo Torri, caposervizio assicurazione persone dell’Isvap, l’istituto che vigila sulle compagnie: «Qualche volta perfino noi abbiamo difficoltà a capire tutte le implicazioni di una proposta previdenziale».

Come farlo? In attesa delle novità che saranno introdotte dopo la verifica sulle pensioni di autunno tra governo e forze sociali, Panorama ha preparato insieme a esperti, associazioni dei consumatori e all’Isvap un decalogo con i consigli di base.

1 – Meglio una rendita o un capitale?
Il primo passo è capire che cosa si può e si vuole ottenere per la vecchiaia. Puntate a una rendita o a un capitale? E vorreste sapere subito quanto otterrete in futuro? Ciascuna domanda presuppone una risposta differente fin dalla prima lira che si mette da parte.
Per esempio, chi vuole avere un capitale, e non è interessato agli sconti fiscali, può anche imboccare la via dell’investimento puramente finanziario: azioni, obbligazioni o fondi comuni, magari attraverso i piani di accumulazione.


agf
Trattativa. Il segretario generale della Cgil Sergio Cofferati: il sindacato è poco favorevole a modificare un sistema pensionistico che ha già subito numerosi interventi da Lamberto Dini in poi.
2 – I fondi pensione. Ma per chi vuole puntare a una rendita al termine del lavoro, lo strumento principale sono senza alcun dubbio i fondi pensione: chiusi, aperti, individuali. I fondi chiusi nascono da un accordo contrattuale tra dipendenti e aziende o tra sindacato e imprenditori. Sono rivolti ai lavoratori dipendenti e vengono alimentati con una parte della liquidazione che si forma anno per anno, con un contributo del datore di lavoro e con un prelievo dalla busta paga del dipendente. I lavoratori che non aderiscono al proprio fondo di categoria possono accendere, se vogliono, una polizza privata, ma non possono usare altri fondi pensione. I fondi aperti sono strumenti analoghi ma non hanno alle spalle un accordo sindacale: sono istituiti da banche, assicurazioni, società finanziarie e sono rivolti a tutti. Mentre i «fip», fondi pensione individuali, sono prodotti più marcatamente assicurativi.

I benefici fiscali offerti da questi strumenti sono molto forti: il risparmiatore non paga le tasse sulla quota di reddito che investe in un fondo fino a un massimo di 10 milioni di lire (purché la somma non superi il 12 per cento del reddito totale). Sul rendimento che il gestore ottiene di anno in anno investendo il patrimonio del risparmiatore il fisco si prende l’11 per cento e alla fine la rendita verrà tassata come qualsiasi altro introito del pensionato. Le prestazioni invece sono il risultato di meccanismi diversi: i fondi danno una rendita che sarà calcolata alla fine, in base al frutto dell’investimento finanziario del risparmio. Nel caso dei fip molte aziende fin dal primo versamento indicano quale sarà il vitalizio finale.

In tutti i casi, la rendita si incassa nel momento in cui si va in pensione. Nei fondi si può scegliere anche di ritirare una parte del capitale. Spiega Giuliana Gambi, del servizio fondi pensione Isvap: «Si può incassare fino a un massimo del 33 per cento, se si vuole mantenere lo stesso tipo di tassazione agevolata delle liquidazioni; o fino al 50 per cento del patrimonio accumulato, ma con uno sconto fiscale inferiore». Le polizze vita, che non hanno l’obbligo di versare contributi fino a 65 anni, sono molto più flessibili.

Oggi ce ne sono di diversi tipi. Per esempio, consentono di legare il valore del patrimonio investito a un gruppo di fondi comuni (unit linked) o a un indice azionario (index linked), o ancora di contrattare (polizze rivalutabili) un tasso di interesse minimo garantito o una rendita ben precisa.


Non solo: con le polizze vita si può scegliere se ritirare tutto il capitale o avere un vitalizio. Peccato che ormai godano di uno sconto fiscale irrisorio, relativo alla parte di premio che eventualmente riguarda il rischio di morte: la detrazione di imposta del 19 per cento su un premio massimo di 2 milioni e mezzo l’anno, sfruttata per anni dagli italiani, non vale più per le nuove polizze. Solo chi ha stipulato polizze vita prima del 31 dicembre 2000 continuerà a usufruirne.

3 – Che cosa conviene ai dipendenti.
Un confronto sui rendimenti potenziali tra un fondo pensione e altri impieghi (lasciare i soldi nel tfr, metterli in busta paga o accendere una polizza vita a capitalizzazione) dà un risultato scontato. Uno studio dell’Assoprevidenza, l’associazione che rappresenta le imprese del settore, dimostra che un lavoratore a basso reddito (che ha un’aliquota fiscale marginale del 26 per cento) dopo 35 anni guadagna con un fondo il 35 per cento in più rispetto a quanto otterrebbe con questi altri impieghi. Un lavoratore con un reddito medio (e con un’aliquota fiscale del 34 per cento) alla fine guadagnerà il 42,3 per cento in più. Mentre un dipendente con un reddito alto e con un’aliquota fiscale del 40 per cento, investendo in un fondo, guadagnerà alla fine il 53,8 per cento in più. Dice Sergio Corbello, presidente di Assoprevidenza: «I lavoratori dipendenti hanno la convenienza a scegliere il fondo della propria categoria. Anche perché altrimenti non ottengono il contributo aggiuntivo del datore di lavoro».

4 – Attenti ai vincoli…
Avverte Torri: «Con i fondi i soldi sono impegnati fino alla pensione; alla fine si può ritirare al massimo la metà del capitale, oltre alla rendita; e durante il periodo lavorativo si possono ricevere anticipi solo per malattia o l’acquisto della prima casa».
Anche i contratti per le polizze possono prevedere però lacci e lacciuoli. Per esempio, non ci si può ritirare prima di un certo periodo (di solito tre anni di versamenti) e solo mettendo nel conto una pesante perdita.

5 – … e ai costi.
È necessario verificare le commissioni previste nei fondi aperti. Vi possono essere commissioni di ingresso, gestione dei singoli versamenti, gestione della posizione individuale, conversione, trasferimento, riscatto. La commissione di ingresso può variare da 20 a 250 mila lire. La gestione dei singoli versamenti dallo 0,5 al 3,5 per cento. Dunque, bisogna mettere a confronto le diverse offerte prima di scegliere.


6 – Calcoli complicati sulle polizze. «Badate al caricamento e alla retrocessione» avverte Mauro Novelli dell’Adusbef, associazione dei consumatori. Parole da iniziati, ma importanti. Il caricamento è la parte del premio versato dal risparmiatore che l’assicuratore tiene per sé. In base alle ultime rilevazioni dell’Isvap, i caricamenti sono stati del 5,4 per cento per le polizze rivalutabili più legate alla finanza e addirittura del 12,8 per cento per quelle che danno diritto a un vitalizio. Come dire: versi un premio di mille lire e l’assicuratore ne investe per te solo 872, il resto se lo tiene. La retrocessione è la parte del rendimento ottenuto con l’investimento del patrimonio che l’assicuratore riconosce all’assicurato. Quando va bene supera di poco il 90 per cento. Per questo i rendimenti che ogni compagnia realizza e pubblicizza anno dopo anno vanno depurati di caricamenti e retrocessioni. Non solo, il caricamento può essere più pesante sui primi versamenti. Così, l’eventuale riscatto produce pesanti perdite se deciso nei primi anni.

7 – Le garanzie da verificare.
Con i fondi sai quanto versi ma non sai quanto avrai: la garanzia è la bravura dei gestori ai quali si è affidato il fondo. Con i contratti di tipo assicurativo puoi sapere quanto otterrai, ma bisogna vedere se in agguato c’è un meccanismo da iniziati, la «garanzia demografica». Spiega Torri: «In base all’andamento delle statistiche e del portafoglio titoli, le compagnie possono cambiare le previsioni sulla rendita futura».

8 – Polizza morte: facoltativa od obbligatoria?
Nelle polizze possono essere inserite garanzie accessorie, come morte e infortunio. A parte gli scongiuri, bisogna fare i conti. Per assicurare il caso morte, l’assicurazione trattiene una quota del premio versato. E questa quota non va più ad alimentare la futura pensione. «Verificate se queste garanzie sono facoltative od obbligatorie» dice Elena Bellizzi, del servizio Isvap assicurazione alle persone.

9 – No alle polizze miste.
Novelli taglia corto: «La polizza mista non conviene». Meglio una polizza per la pensione e un’altra per la morte.

10 – Consiglio principe.
«Leggere tutto» dice Torri. E suggerisce: «Fatevi mettere per iscritto la spiegazione sugli effetti delle clausole poco chiare».



 
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