E ora la Digos indaga sul «reclutatore»

16/04/2004

16 aprile 2004

L’INCHIESTA

Il mistero della sua missione in Iraq
E ora la Digos indaga sul «reclutatore»
Gli inquirenti vogliono sentire Paolo Simeone, esperto in sminamento

      DAL NOSTRO INVIATO

      GENOVA – C’è anche l’inchiesta, è inevitabile che sia così. La Procura di Genova ha aperto un fascicolo sulla morte di Fabrizio Quattrocchi. Intestazione ovviamente a carico di ignoti, ipotesi di reato che comprendono l’omicidio e l’articolo 270 bis, ovvero l’associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale.
      Però è qualcosa più di un atto dovuto, almeno secondo gli investigatori della Digos di Genova, che in queste ventiquattro ore hanno rispolverato recenti rapporti sulla «Ibsa», la società di sicurezza privata per la quale lavorava il 36enne bodyguard ucciso in Iraq. Per la Digos ci sarebbe un’altra accusa prevista dal nostro codice penale, «l’arruolamento non autorizzato in favore dello straniero». La «Ibsa» è stata fondata da Roberto Gobbi (il primo dei dieci dipendenti interrogati finora) nel 2001 e in realtà è una sigla che comprende due attività distinte. Una società in accomandita semplice di investigazioni private e una a responsabilità limitata che si occupa di servizi di sicurezza. La Prefettura di recente ha negato l’iscrizione nell’albo degli istituti di vigilanza, troppe cose che non andavano.
      L’ipotesi investigativa va oltre e pensa a una «copertura» per altri traffici, l’ingaggio in Iraq di guardie del corpo genovesi, che arrivano però a Bagdad senza compiti precisi o contratti firmati, come accaduto a Quattrocchi. Sfruttano un canale che ha nome, cognome e un curriculum importante. Si chiama Paolo Simeone, 32 anni, genovese di Marassi. È lui l’intermediario, neanche tanto misterioso, che ha ingaggiato Fabrizio Quattrocchi e i suoi amici, tramite la «Ibsa». Il suo mestiere ufficiale è quello di sminatore, anche se nella questura della sua città risultano alcuni precedenti penali «locali» legati alla sua attività in patria, quella di buttafuori.
      È stato in Angola nel 1997, in Kosovo nel 1999 e nel 2000, poi ancora Africa e Afghanistan a rimuovere trappole esplosive. È in possesso di un diploma di «explosive ordinance disposal», ovvero distruttore di ordigni inesplosi. In Africa ha lavorato con l’Onu, poi sempre per conto di società private. Gli investigatori hanno sollecitato il suo ritorno, lui è sulla strada di casa. Arriverà a Genova nei prossimi giorni, per essere subito interrogato.
      Secondo le ipotesi della Digos potrebbe aver assunto un ruolo di arruolatore: portare volontari negli «eserciti privati» che proteggono le aziende straniere che lavorano in Iraq. È lui l’uomo intorno a cui gira l’inchiesta genovese. L’unico che può spiegare quali fossero le reali mansioni svolte da Quattrocchi a Bagdad. E soprattutto, chi fossero i suoi datori di lavoro. Le prime testimonianze raccolte dagli investigatori raccontano di un «cambio» improvviso avvenuto nell’ultimo mese. Quindici giorni fa Quattrocchi aveva detto a un amico in Italia che aveva perso il lavoro con gli americani. Ma era rimasto, senza poi dire a nessuno cosa stesse facendo e quali fossero i suoi compagni.
      È la «Ibsa» il cuore dell’indagine. Dai rapporti di questura molti dei suoi dipendenti vengono segnalati per reati differenti, dalle lesioni e percosse nelle quali incorrono a volte i buttafuori che lavorano nelle discoteche. Il pretesto per guardare fino in fondo è su un piatto d’argento, perché il mese scorso il Prefetto Giuseppe Romano chiese alla polizia un’attività di monitoraggio delle agenzie genovesi di buttafuori (in realtà sono soltanto due). Troppi episodi sospetti intorno a quelle società, episodi non legati soltanto a fatti di violenza privata (pochi giorni fa un dipendente della Ibsa ha pestato a sangue un sudamericano all’uscita di un locale del centro). Tra le pieghe dell’indagine c’è anche un piccolo mistero. Nessuno riesce più a trovare la pistola di Fabrizio Quattrocchi. Regolarmente dichiarata dopo la fine del servizio militare, con cinquanta proiettili in dotazione. Ma sparita nel nulla.

      M. Ima.

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