È ora di «sdoganare» l’età matura

03/12/2001

Il Sole 24 ORE.com




    Sondaggio: il 75% dice «sì» alla liberalizzazione della soglia dei ritiri dal lavoro

    È ora di «sdoganare» l’età matura
    di Nadio Delai
    Finalmente si sono messe sul tavolo alcune ipotesi di liberalizzazione dell’età della pensione, unitamente a qualche meccanismo di incentivazione della permanenza lavorativa e di disincentivazione del prepensionamento precoce. La strada da battere è in effetti quella di una vera politica promozionale che sappia sdoganare l’età matura da una condizione di impropria marginalità che non corrisponde più alle condizioni di vita reale: per salute, reddito e voglia di essere attivi da parte degli anziani vitali. Tanto è vero che essi rifiutano persino le definizioni linguistiche inadeguate: la parola "vecchio" suona ormai offensiva; la parola "anziano" risulta troppo generica e fa di tutt’erba un fascio; la parola "terza età" risulta pudicamente scolorita… e così la netta preferenza va per la dizione "persone mature". Ma sdoganamento significa innanzitutto considerare le persone mature come protagoniste delle loro scelte lavorative e pensionistiche, opportunamente intrecciate e rese flessibili, attorno a soluzioni diversificate. Un’apposita indagine, condotta nella primavera di quest’anno su quasi 5mila italiani adulti, mostra con chiarezza le attese che esistono nei confronti di politiche attive rivolte alla componente più matura della società, a conferma che molto ormai sta cambiando nella cultura collettiva. C’è insomma una voglia di abbattere barriere che impediscono di godere una vita piena e attiva, anche se spostata in là nel tempo, in coerenza con l’aumento della speranza di vita media e con le buone condizioni di salute delle persone non più giovani. La tabella mostra come una netta maggioranza della popolazione risulti in favore sia della liberalizzazione del momento in cui andare in pensione (74,3%) sia della differenziazione di trattamento pensionistico a seconda che si accetti di fruirne in ritardo o in anticipo, sia dell’abbattimento delle barriere di cui le persone mature soffrono nei confronti dell’accesso al lavoro (2/3 o più degli intervistati adulti sono di tale parere). Il dato che colpisce sono le elevate percentuali di adesione della popolazione adulta verso lo sdoganamento attivo della componente anziana della società, fatta salva qualche prudenza nei confronti dello spostamento in avanti dell’età della pensione (57,7%), frutto evidentemente dei presunti (ma non validi) timori di concorrenza con l’occupazione giovanile. Naturalmente le persone oltre i 65 anni, avendo subito le conseguenze di un ordinamento poco flessibile e poco attento alle opportunità e ai desideri degli anziani, mostrano atteggiamenti ancora più favorevoli rispetto alla media della popolazione (come evidenziano i dati della seconda colonna rispetto a quelli della prima). L’opinione pubblica dunque sembra essere pronta ad accettare come attive le persone più mature e a reincorporarle, in un patto tra generazioni maggiormente evoluto, nei circuiti di responsabilità che fanno capo alla generazione adulta. Con la conseguenza di abolire il cumulo tra reddito e pensione, di sviluppare politiche di orientamento, di formazione continua e di promozione del l’imprenditorialità degli anziani. Sdoganare e responsabilizzare sembrano dunque due obiettivi irrinunciabili e sintonici con la cultura collettiva; sarà importante interpretare con coraggio queste nuove esigenze, al di là degli schemi rigidi e ormai inadeguati (sia sul piano pensionistico che su quello lavorativo) che ci ritroviamo tra le mani, come risultato di un passato – non più valido – in cui l’anziano era considerato come parte residuale e declinante delle generazioni.
    Domenica 02 Dicembre 2001
 
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