«E ora al tavolo»

05/11/2010

È una nuova Cgil quella che Susanna Camusso ha presentato ieri al Teatro Quirino di Roma, in occasione del saluto a Guglielmo Epifani e per inaugurare il proprio insediamento. Una Cgil tutta focalizzata a riprendere il dialogo con Cisl e Uil e Confindustria, sfruttando l’attuale fase di debolezza del governo. «L’unità sindacale è un bene irrinunciabile», dice la neosegretaria Cgil, e nel contempo manda un segnale chiaro all’interno dell’organizzazione, alla minoranza (e indirettamente anche alla Fiom) che ha già criticato la sua linea: «Non c’è nessuna separatezza, non lasceremo la Fiom sola». Rincara così una frase più che esplicita, pronunciata il giorno prima, al momento dell’elezione: «L’opposizione interna non è utile».
Insomma si deve procedere, sedendosi di nuovo ai tavoli che hanno visto la Cgil esclusa: «Ricostruire spazi di confronto con Confindustria e le parti sociali, c’è bisogno di un’altra agenda per il Paese: poi sarà il merito a decidere della prosecuzione della discussione». Susanna Camusso si riallaccia a un’altro concetto che aveva espresso il giorno prima, nella sua dichiarazione programmatica, per spiegare come mai oggi si aprano nuovi spazi per una ripresa del dialogo: «Non possiamo non notare – aveva detto – che si accentua la critica al governo delle associazioni di impresa, Confindustria in primis. Ciò può determinare un’idea di ruolo delle parti sociali che indicano autonomamente l’agenda, che possono trovare su alcuni temi convergenze. Come non vedere la differenza dalla stagione appena trascorsa dove erano i ministri che dettavano agenda e rotture alle parti sociali». «E il futuro di questo paese – la chiosa – non può più essere affidato a questo governo».
A Capri, d’altra parte, solo pochi giorni fa la presidente degli industriali Emma Marcegaglia ha parlato di un «paese fermo», aggiungendo – a scanso di equivoci – che «l’iniziativa del governo non c’è». Sarà questo «vuoto», la confusione in cui è immerso l’esecutivo, tra scandali e divisioni, a riavvicinare le due organizzazioni oggi guidate da due donne? Un «disgelo», va ricordato, c’era già stato a fine settembre, a Genova, tra Marcegaglia ed Epifani.
Eccola, dunque, la tabella di marcia, che è fatta allo stesso tempo di «mobilitazione» – «che continua e continuerà» – e di «proposta»: «Perché la Cgil non può essere sempre disegnata come il signor No». La mobilitazione è quella del 27 novembre, la manifestazione intitolata «Il futuro è dei giovani e del lavoro». La proposta è innanzitutto quella che dovrà riavvicinare la Cgil a Cisl e Uil, le sorelle con cui non ha fatto altro che accapigliarsi dall’inizio del governo Berlusconi: «Un sindacato unito è più forte. Se non ci uniscono in questa stagione le scelte, bisogna trovare le regole certe per stare insieme: priorità diventano democrazia e rappresentanza, l’esercizio di responsabilità delle organizzazioni, la partecipazione e il diritto a decidere dei lavoratori. È questo il primo impegno di dialogo, di confronto con Cisl e Uil».
E poi c’è l’altro confronto, quello che include il mondo dele imprese, la contrattazione: «Il contratto nazionale sia il luogo dei diritti e tutele universali. Delle regole e non delle deroghe». Uno slogan che la Cgil ripete sin dal suo seminario di Todi, chiuso proprio negli stessi giorni del «disgelo» di Genova con Confindustria, e dove fu deciso operativamente che si sarebbe dovuti tornare al tavolo non appena si fosse consumato il passaggio di consegne tra Epifani e Camusso. Marcegaglia apriva, non a caso, alla possibilità di un «tagliando» all’accordo separato sui modelli contrattuali del 2009, che non aveva visto la Cgil firmataria.
Ma in mezzo, lo ricordano tutti, c’è stata la manifestazione Fiom del 16 ottobre, il cui messaggio è stato del tutto opposto: sull’accordo separato non si deve tornare, è troppo chiaramente basato sulle deroghe e la Cgil dovrebbe riscriverlo tutto daccapo per poterlo firmare, non basterebbe certo il «tagliando» concesso dalle imprese.
Su questo piano l’«unità» interna invocata ieri e quasi ordinata dalla neosegretaria, una donna dall’immagine forte, decisionista, non sarà per nulla semplice e certamente si preparano nuove tensioni tra la maggioranza Cgil e la minoranza, e con la Fiom. Senza contare che anche i due modelli di regole su democrazia e rappresentanza proposti da Camusso e dalla Fiom non paiono coincidere, e pure questi creeranno quindi più di una frizione.