È nero il lavoro di Babbo Natale

11/12/2007
    martedì 11 dicembre 2007

      Pagina 9 – Politica

        IL CASO

        La denuncia: 45 per dieci ore di lavoro, senza garanzie né nome di chi assume. Cosa c’è sotto i costumi di Santa Claus

          Barba bianca, costume rosso.
          Ma è nero il lavoro di Babbo Natale

          di Manlio Serreti

          Tempi duri per Babbo Natale. E per i giovani che lo impersonano nel periodo natalizio, nella rete del lavoro nero, sfruttati e sottopagati. Lo ha denunciato ieri il giornalista-deputato Roberto Poletti. In un noto centro commerciale alla periferia di Roma, il deputato verde ha indossato per un giorno, in incognito, i panni di Babbo Natale: 45 euro per un turno di 10 ore di lavoro, nessun contratto né assicurazione. «L’idea – dice il giornalista, conduttore della trasmissione “Cane sciolto” – è nata dopo le numerose segnalazioni di giovani disoccupati. Con il giornalista Filippo Bellantoni (Roma Uno, corriereromano.it) abbiamo deciso di smascherare l’ennesima forma di sfruttamento».

          Tutto inizia da un annuncio: «Faccio parte di un’agenzia di animazione che lavora su Roma e dintorni. Cerchiamo animatori per feste di bambini anche alla prima esperienza. Cerchiamo persone che possano vestirsi da babbo natale per fare foto con i bambini». Dopo una prima telefonata, in cui non viene chiesto né il cognome né un curriculum, la prima e unica riunione con lo staff a casa di tale Stefano. «Si attacca alle 10 e si finisce alle 20. Non si può fumare. Per le pause ci vuole il permesso. Il pagamento è di 45 euro (invece dei 60 promessi telefonicamente, ndr) dopo trenta giorni. Siete tanti e non vi posso pagare tutti, perché la signora mi paga a trenta giorni». Come mai? Il ragazzo spiega che «il centro commerciale paga questa signora, la signora poi paga noi e così posso pagare voi. Lei fatturerà, poi io con lei mi ci metto d’accordo». Effetto scatole cinesi, tipico dei lavori stagionali, e nessun nome della misteriosa signora. Qualche minuto per imparare a fare i palloncini, niente documenti, né firme, la riunione è finita.

          Bellantoni arriva alle 9,30 al centro commerciale. Non si sente bene, porta con sostituto il suo amico Roberto. Nessuno controlla la sua identità, in fondo «uno vale l’altro». Può andare via. Dopo un’ora è mezza a fare cigni, spade, ochette, arriva il costume rosso. Il responsabile raccomanda: «Così ve l’ho dato e così lo rivoglio», nonostante sia usato e maleodorante. «Indossati i panni di Babbo Natale – racconta Poletti -, sono stato subito messo al lavoro, con l’obiettivo di convincere i bambini a fare le foto coon me. Ad ogni scatto l’organizzazione ci guadagna 5 euro». Intanto conosce Cristian, ragazzo abruzzese che sta scrivendo la tesi, ha bisogno di guadagnare, perché vuole realizzare il suo sogno di andare a Londra: «È un lavoro poco dignitoso – ammette Cristian -, 45 euro sono una miseria. Potrebbero darci almeno una percentuale sulle foto».

          “La situazione è triste. Abbiamo voluto smascherare solo uno dei tanti episodi che si verificano ogni giorno. Dietro il Natale sorridente dei bambini c’è un diffuso sfruttamento lavorativo e umano, di professionalità svilite – aggiunge Poletti – Insegnano a fare soldi forzando i bambini a fare le foto sulle gambe dei finti Babbo Natale. La Finanza e gli ispettori del lavoro vadano a controllare. Questa gente lucra sulle aspirazioni di chi ha bisogno di lavoro per sbarcare la giornata con l’illusione del posto fisso». La provocazione è lanciata, ma Poletti non intende fermarsi. La barba bianca è pronta.