«È nera, non può stare alla reception»

24/05/2004

    24 maggio 2004

    «È nera, non può stare alla reception»
    Studentessa di Pesaro allontanata da un hotel veneto. «I turisti tedeschi non la vogliono»

    «Vorrei la pelle nera», cantava, in un successo di tanti anni fa, l’italofrancese Nino Agostino Arturo Maria Ferrari, detto Nino Ferrer, morto suicida nel ’98. Ma non tutti la pensano come il grande cantautore. C’è chi considera ancora «maledetto quel colore di pelle». E quindi fastidioso, disturbante, non appropriato. Ad esempio in un albergo a 4 stelle di Abano Terme (Padova), il Tritone. Dove la presenza di una studentessa italiana di Pesaro, di colore nero, impegnata in uno stage, è stata giudicata «non gradita» dalla direzione dell’hotel dopo le proteste dei clienti, per la maggioranza tedeschi.

    Questa, almeno, la giustificazione, in privato, riferita dall’albergo al preside dell’istituto cui appartiene la giovane, con la smentita (pubblica) del tipo: «Razzisti noi? Per carità, ma se diamo lavoro a 12 marocchini! Ci sarà pure spazio per 12 marocchini, all’hotel Tritone. Ma è indubbio che lì dentro Marlène Zulu, nata 18 anni fa a Kinshasa (Zaire), iscritta alla IV D all’istituto alberghiero e della ristorazione S. Marta di Pesaro (984 allievi), figlia dell’ex campione mondiale IBF dei pesi welter, Ekoli Mahnge Zulu, è potuta restarci solo 48 ore. Poi è tornata a casa, con tre sue compagne, che essendo bianche, in realtà – bontà della direzione – potevano portare a termine lo stage, perché «non davano fastidio ai clienti tedeschi». Oddio, su una delle quattro si poteva chiudere un occhio, perché in fondo era solo molisana… Il preside, imbestialito «per questa forma di inammissibile e vergognoso razzismo», le ha richiamate tutte indietro.

    Ricostruzione del capo istituto Gabriele Paci, 60 anni, dal suo buen retiro della campagna pesarese: «I ragazzi delle quarte e quinte, ogni anno, compiono un mese di stage in strutture ricettive per prepararsi al lavoro. Marlène e tre compagne sono partite il 6 maggio per Abano, il 7 hanno preso servizio, due in cucina e due alla
    reception . Una di queste era Marlène. Al pomeriggio mi chiama il direttore del Tritone e mi comunica: "C’è un problema, una delle ragazze è nera. La maggioranza dei miei clienti è tedesca e non la vorrebbe, dobbiamo fare qualche cosa. La vorrei mettere in segreteria". Non credo alle mie orecchie. Al momento risponde: "Faccia pure". Poi continuo a rimuginarci e chiedo di parlare con la padrona, ci litigo, urlo: "Le faccio rientrare tutte, razzisti come siete!». Anche perché nel frattempo altre due si erano lamentate del trattamento e della sistemazione scomoda. Ma le avrei richiamate comunque. Volevo denunciare il fatto, poi ci ho ripensato, ma non per vigliaccheria».

    Il fatto però viene denunciato da un cronista della redazione del
    Resto del Carlino e a questo punto il signor preside si scatena: «È tutto vero. C’è da fare un casino del diavolo: oltretutto si tratta di una brava ragazza, mica di una terrorista islamica!». Marlène, che parla 3 lingue, è inserita a Pesaro come la sua famiglia (papà, mamma Emilia, e tre sorelle: Loriana, 14, Silanite, 13, Shakinia 18 mesi), non si era accorta di nulla.

    Racconta al
    Corriere : «Sono partita in treno il 6 maggio con la mia amica e compagna di classe Nicole Bortolino, (originaria di Termoli, Campobasso, ndr ) e due della IV A, Eleonora Cancellieri e Chiara Frattini. Siamo state sistemate in una dépendance molto lontana dall’albergo e poco accogliente. Il 7 ha preso servizio Nicole alle 9,30, io alle 16,30 fino alle 18, ma in ufficio, non nella hall, dove ero destinata. Il giorno dopo Eleonora e Chiara mi dicono: ce ne dobbiamo tornare tutte a casa, lo ha deciso il preside, perché – ha spiegato ai nostri genitori – si è verificato un disguido". Solo al mio ritorno il preside ci ha confessato i motivi del perché abbiamo dovuto rifare subito le valigie: il colore della mia pelle. Prima di ripartire la direttrice ci ha fatto firmare un foglio dove si diceva che eravamo state bene. Sono stupefatta che nel 2004 possano succedere fatti simili. Ci sono rimasta male, molto male, anche perché a Pesaro, dove sono arrivata nel 1997, non c’è stata mai la benché minima forma di razzismo».

    «Anche io mi sono arrabbiato tanto, poi, essendo cristiano evangelista, li ho perdonati al cento per cento – si sente che sorride al telefono Ekoli Mahenge Zulu, 37 anni, ora operaio dopo una gloriosa carriera pugilistica intrapresa in Italia dal 1990 sulla scia delle vittorie di Sumbu Kalambay – solo gli ignoranti e i fascisti sono razzisti. Fanno solo pena. In tutti questi anni solo due volte sono stato vittima di episodi di intolleranza: nel 1990 a Rossano Calabro, dove la gente rideva perché parlavo italiano, e a San Pellegrino, nel 1992, dove il mio avversario, Piero Severini, continuava a provocarmi: brutto nero. E io giù botte! l’ho steso in 8 riprese!».


    La direzione dell’hotel Tritone ha smentito con un comunicato la versione fornita sulla vicenda dalla scuola. «Il preside – ha detto la titolare – dopo due giorni di stage ha fatto rientrare tutte e quattro le studentesse affermando che le ragazze non erano trattate bene. In realtà hanno detto di essere soddisfatte. Una sola, e non era quella di colore, ha lamentato che il suo alloggio era distante due chilometri dal lavoro. Le giovani hanno lasciato all’albergo dichiarazioni scritte in cui affermano di essersi trovate a loro agio ».


    «Certo – spiega il preside – non volevo mica mettere a disagio le allieve. Ma quando l’albergo mi ha riferito quelle frasi ("una delle ragazze è nera, dobbiamo fare qualche cosa per i nostri ospiti tedeschi") ero in sala professori, in viva voce, e ho detto ai colleghi: ma sentite, se si viene a sapere, qui scoppia una bomba». Ora Marlène è a Pesaro, al Rossini hotel, dove nessuno bada al colore della sua pelle.

    Costantino Muscau
    /Interni

    La vicenda

    LA SCUOLA
    Marlène Zulu, 18 anni, nata a Kinshasa (Zaire) e residente a Pesaro, frequenta la quarta all’istituto alberghiero e della ristorazione «Santa Marta» della sua città. Come tutte le compagne, la ragazza quest’anno deve svolgere uno stage presso un albergo, per imparare il «mestiere»
    LO STAGE
    Marlène viene indirizzata presso un albergo di Abano Terme, in provincia di Padova: il Tritone, 4 stelle. Ma il giorno dopo l’arrivo della ragazza cominciano i problemi. La direzione dell’albergo la rispedisce a casa giudicandola «non gradita». Alcuni clienti, soprattutto tedeschi, si sarebbero infatti lamentati perché la giovane è di colore

    RETROMARCIA
    Dall’albergo arriva però la smentita «Razzisti noi? Per carità, ma se da noi lavorano 12 marocchini e sono bravi»