È nel terziario oltre il 50% dell’occupazione

25/05/2005
    martedì 24 maggio 2005

      È nel terziario oltre il 50% dell’occupazione
      Da commercio e servizi il 63,5% del valore aggiunto nazionale. Billè: l’esecutivo lo riconosca

        l.v.

          MILANO – Il tessuto produttivo italiano continua la sua metamorfosi: alle grandi industrie e alle piccole aziende manifatturiere si sostituiscono sempre di più uffici di consulenza, studi professionali, agenzie, attività commerciali, servizi per le persone e per le imprese. È quanto emerge dal rapporto presentato ieri da Censis e Confcommercio: è il terzo settore il motore dell’economia nazionale.

            Il terziario rappresenta ad oggi il 63,5% del valore aggiunto nazionale e la sua quota aumenta ad un tasso medio annuale superiore all’1%, mentre a livello occupazionale il terziario assorbe più del 50% del totale degli occupati nel nostro paese.

              È dunque tramontata l’epoca in cui il terziario svolgeva un ruolo di mera conseguenza nei processi di crescita del paese: oggi il settore è diventato volano di sviluppo, raccogliendo in sè circa il 60% delle imprese totali operanti in Italia.

                Anche escludendo il vasto sistema del commercio, le imprese di servizi rappresentano il 37% del totale del nostro sistema produttivo e ne superano il 40% se al conteggio si aggiungono le attività del terziario legate al turismo, oggi in forte espansione.

                  Tra il 1999 e il 2003 il valore aggiunto è aumentato del 14,2% nel comparto dei servizi di trasporto e delle comunicazioni, dell’11,4% nei servizi di intermediazione mobiliare, finanziaria e delle attività immobiliari, dell’8,9% nei servizi legati alle attività turistiche, del 6,5% nel sistema di distribuzione e del commercio: numeri di grande incidenza, soprattutto se rapportati ad una crescita complessiva del 6,3% del valore aggiunto totale e a quella del 2% registrata nell’industria.

                    Per questo, secondo il presidente di Confcommercio Sergio Billè, è essenziale investire sui servizi come chiave di volta per il rilancio dell’economia italiana: sostegno, strategie, impegni per accellerare la marcia di un settore fondamentale che, in questo periodo di congiuntura sfavorevole, necessita di input simili a quelli che in passato hanno sostenuto il sistema industriale e i servizi pubblici. «Nessuno nega l’importanza di continuare a sostenere i nostri prodotti industriali – ha affermato Billè in un espresso messaggio al governo – ma è chiaro che non possiamo subordinare a questa esigenza altri interessi, altri obiettivi che per lo sviluppo del nostro sistema sono diventati ormai indispensabili».

                    Le istituzioni facciano quindi la loro parte e ripensino in modo «profondo e strutturale le linee di politica economica». Non farlo sarebbe «un’ottusità».