È morto Claudio Sabattini

04/09/2003


  Sindacale


04.09.2003
È morto Claudio Sabattini,
Cgil, Fiom e sinistra in lutto
di 
Bruno Ugolini


 E così anche Claudio Sabattini se ne è andato, all’improvviso, senza che nulla lo facesse presagire. Non è facile scrivere di lui anche per chi come me, cronista sindacale specializzato in metalmeccanici, lo ha seguito per lunghi anni, nelle più diverse e contorte vicende. Era una personalità complessa, difficile, non sintetizzabile con banali etichette, care al gusto giornalistico immediato. Spesso e volentieri è stato incasellato semplicemente come l’estremista, l’ala sinistra della sinistra, il pericoloso settario. Oggi qualcuno potrebbe ripescare un aggettivo caro al gergo un po’ staliniano di un’altra epoca, quello dell’«avventurista», destinato a portare inesorabilmente il movimento alla sconfitta.

Io lo ricordo, innanzitutto, come un dirigente serio e impegnato della Fiom-Cgil, il sindacato dei metalmeccanici, tenacemente convinto delle proprie idee, senza timori reverenziali nei confronti delle "autorità" di ogni genere. Claudio difendeva, incrollabile, le proprie posizioni, anche se la stragrande maggioranza dei suoi stessi compagni, nel sindacato e nel partito di riferimento (dal Pci ai Diesse), spesso le considerava sbagliate e pericolose. Non era mai portato a rinunciare alla parola, a piegarsi al compromesso, considerato, sovente, solo come uno sbocco opportunistico e non un passaggio necessario. Era capace di analisi sofisticate in cui collocava, con abilità, tutti i pezzi del quadro politico e sindacale, con teoremi che apparivano perfetti. Ho sempre ammirato la sua capacità di improvvisare, in riunioni, convegni, assemblee, discorsi densi, concatenati, senza un appunto davanti agli occhi.

Aveva 65 anni ed era nato a Bologna. Qui aveva fatto il suo apprendistato politico, mostrandosi con la faccia del "leader", fin dalle prime esperienze, nel movimento universitario e nella Fgci. Era entrato nella segreteria nazionale della organizzazione dei giovani comunisti, dove aveva stabilito un rapporto di concorrenza, ma anche di amicizia, ripresa negli anni futuri, con Achille Occhetto. Il suo ingresso ufficiale nel sindacato lo fa nel 1970, quando diventa segretario generale della Fiom di Bologna. Quindi eccolo passare a Brescia, sempre nei panni di segretario generale dei metalmeccanici, in un centro dalla fortissima tradizione operaista, dove già era stato dirigente un altro importante leader della Fiom come Pio Galli. Nel 1977 giunge a Roma nella segreteria nazionale dei metalmeccanici Cgil. E’ la Fiom di Bruno Trentin, di Pio Galli, di Ottaviano Del Turco. Quell’arrivo fu accolto da molti con entusiasmo e da altri con un malcelato timore.

Qualcuno raccontò che su un muro dell’allora Flm (Federazione nazionale metalmeccanici) era apparsa una scritta "Arriva Sabata", alludendo ad un eroe dei film western. Con Trentin, passato proprio in quel periodo nella segreteria confederale della Cgil, mantenne negli anni un rapporto affettuoso, anche se spesso e volentieri tra i due c’erano stati scontri durissimi, posizioni assai diversificate. Ad esempio nel corso della durissima vertenza Fiat del 1980, allorché 35 giorni di lotta aspra, portarono ad una sconfitta che ha pesato lungamente sulle sorti del movimento sindacale. Una pagina che Sabattini, allora responsabile proprio del settore auto, soffrì lungamente, con una "elaborazione del lutto" non agevole. Il sindacato, la Cgil non aprì una discussione approfondita su quei 35 giorni, lui però fu additato come una specie di capro espiatorio e mandato, nel 1981, quasi in esilio in Liguria dove si era ammalato. Lui stesso ebbe modo di raccontarmi come tra i pochi dirigenti che andarono a trovarlo in quel periodo, per lui assai amaro, c’era stato Bruno Trentin, amico ma anche pronto al duro contrasto politico se necessario.

Ecco però Claudio Sabattini di nuovo pronto all’attività, nel 1982, attento ai problemi dell’innovazione tecnologica, negli uffici centrali della Cgil e poi, per tre anni, responsabile del dipartimento internazionale confederale. Nel 1989 ritorna all’attività sindacale vera e propria, come segretario generale della Cgil del Piemonte e poi, il 15 marzo del 1994, prende il posto di Fausto Vigevani come segretario generale della Fiom. E’ un po’ la sua rivincita: lascia la sede di Corso D’Italia per ritornare negli uffici della gloriosa Flm di Corso Trieste.

L’ultima tappa, recentissima, nel 2002, lo vede lasciare l’incarico, obbedendo alle regole interne sui "mandati" sindacali che scadono, per approdare in Sicilia, come segretario della Fiom regionale. Il suo posto è preso da Gianni Rinaldini. Negli ultimi mesi Sabattini era stato in qualche modo al centro di una discussione, con altri, relativa alla possibilità di dar vita ad un movimento anche politico, orientato a sinistra. Era un tarlo che assillava lui come molti altri: l’esigenza di far posto alla ricollocazione del ruolo del lavoro (e dei lavori) nel panorama politico italiano, poichè gli sembrava insufficiente la sensibilità su questi problemi nei Diesse e in Rifondazione comunista.

Una storia complicata, una vita nel sindacato. La malattia lo colpisce in questa crudele estate. Anche Claudio se ne va. Non possiamo ricordare, in questi momenti melanconici, altri suoi compagni, dirigenti della Fiom che lo hanno preceduto. Come Airoldi, Garavini, Vigevani. Uomini rocciosi, uomini non facili. La loro memoria suscita un sentimento di nostalgia, in questi tempi dove abbondano altre tempre.