E Maroni parla di costo del lavoro

06/04/2005

    mercoledì 6 marzo 2005

    Pagina 17 – Economia

    incontri ravvicinati

    E Maroni parla di costo del lavoro

      ROMA Dopo la batosta elettorale al Welfare riprende l’attività e salvo rinvii dell’ultima ora Roberto Maroni apre oggi il tavolo sul costo del lavoro. I rappresentanti di 36 sigle tra imprese e sindacati sono attesi alle 15 in via Flavia, tutti andranno ma sono in pochi a credere che si tratti di una cosa seria. Per ridurre il costo del lavoro (cioè la differenza tra il lordo e il netto in busta paga) servono risorse. Il governo non le ha trovate per il rinnovo dei contratti pubblici, e non si capisce bene dove andrebbe a trovarle ora. E questa è la prima lunga ombra sul confronto.

      Ce n’è poi un’altra e riguarda il modello contrattuale. Confindustria, con il vicepresidente Alberto Bombassei, ha detto che quella di oggi è anche l’occasione per rivedere il Patto del luglio ‘93, cioè le regole che disciplinano i contratti. Su questo la contrarietà dei sindacati è netta. Cgil, Cisl e Uil stanno discutendo tra loro sul nuovo modello per per trovare un’intesa da sottoporre alle imprese. Ma non ne vogliono sapere di discuterne prima ad un tavolo governativo. «Andremo a sentire cosa ci dirà il ministro», ha dichiarato la segretaria confederale della Cgil Carla Cantone «se pensano di fare modifiche al sistema contrattuale attraverso la riduzione dei costi, si sbagliano». Nessuna pregiudiziale invece ad esplorare le vie che possano portare alla riduzione del costo del lavoro.

      In proposito il ministro del Welfare aveva rilanciato una proposta del direttore dell’Inail Maurizio Castro di tagliare il premio contributivo per le imprese che investono sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il nodo delle risorse resta comunque stretto e per questo sarebbe opportuno, pr la Cgil, che «la discussione si tenesse a Palazzo Chigi, ministro dell’Economia presente». «Sia ben chiaro – afferma Marigia Maulucci della segreteria di Corso d’Italia – che gli interventi sul costo del lavoro sono alternativi al terzo modulo della riforma fiscale». In tal caso si può parlare della fiscalizzazione degli oneri sociali per i redditi più bassi e della restituzione del fiscal drag che i sindacati hanno richiesto unitariamente. È lo stesso ragionamento che fa Pierpaolo Baretta, segreteria Cisl, «invece di sprecare quei 12 miliardi si potrebbero utilizzare per ridurre il costo del lavoro» afferma: aumentando lo sgravio sugli aumenti salariali aziendali oltre il 3% e sostenendo i redditi e le pensioni più basse. Anche per Paolo Pirani, segretario confederale Uil, «c’è un problema di redditi per i lavoratori», sono quindi utili «misure serie, come la detassazione degli aumenti contrattuali e la fiscalizzazione degli oneri sociali per i redditi più bassi».

        fe.m.