È l’ora dello sciopero generale

20/05/2005
    venerdì 20 maggio 2005

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      È l’ora dello sciopero generale
      I sindacati chiamano tutti i lavoratori alla mobilitazione a sostegno delle vertenze contrattuali e contro la politica economica del governo.
      Sugli statali Berlusconi smentisce i suoi ministri

        di Felicia Masocco / Roma

          ROTTURA COL GOVERNO Mobilitazione generale di tutti i lavoratori, pubblici e privati. Così i sindacati rispondono al governo che ha confermato le chiusure sul rinnovo dei contratti. Cgil, Cisl e Uil bocciano anche le misure «tardive, insoddisfacenti e poco chia
          re sul fronte delle coperture finanziarie» prospettate da Berlusconi per il rilancio dell’economia. Per i redditi dei lavoratori e dei pensionati, dicono, «non c’è nulla». Le forme e le modalità di sciopero saranno decise lunedì.

            Ancora un tavolo, ancora una convocazione. In buona sostanza ieri dal governo è arrivato un altro “no” al rinnovo dei contratti pubblici. Se ne riparlerà giovedì prossimo. Ma la discussione ripartirà da zero.

              I leader sindacali ieri hanno infatti appreso dal premier che non è stata raggiunta alcuna mediazione, mai trovato un punto di incontro tra il 4,3% di aumenti previsti in Finanziaria e l’8% richiesto da Cgil, Cisl e Uil.

              Sembrava che le parti si fossero accordate sul 5,1% di incremento. C’era stata la parola di tre ministri, tra cui il plenipotenziario dell’Economia, il ministro della Funzione pubblica che fino al prossimo rimpasto è (o dovrebbe essere) il titolare della materia, e finanche un sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, non uno qualunque, ma il braccio destro del premier, l’uomo delle grandi mediazioni.

                Si pensava fossero andati al vertice con i sindacati, una settimana fa in un albergo romano, in nome e per conto di Palazzo Chigi e dopo che avevano definito «accettabile» aumenti di 100 euro per i ministeriali, il contratto sembrava cosa fatta. E invece no. Silvio Berlusconi ieri li ha sconfessati, i quattro erano semplici esploratori. «Non avevano alcun mandato a trattare», ha risposto il premier ai leader sindacali che chiedevano il rispetto della mediazione raggiunta. È evidente che «c’è stato un misunderstanding», ha allargato le braccia il premier. Un equivoco.

                Parole a cui i ministri interessati non hanno replicato sillaba, sono rimasti in silenzio, «Una scena kafkiana» l’ha definita Guglielmo Epifani, «Non si può essere così sleali», è poi sbottato Savino Pezzotta.

                  Ma dato che i misunderstanding come le gaffe non sono mai troppi, un’ora dopo il resoconto degli esponenti sindacali, ecco il comunicato di rettifica di Palazzo Chigi: «I ministri avevano certamente mandato a trattare ma non a chiudere a quelle condizioni». Quantomeno gli interessati hanno salvato la faccia.

                    Resta il fatto che sui contratti non è arrivata la risposta che i sindacati reclamavano. Per Cgil e Cisl e per la Uil, rappresentata dal vicesegretario Adriano Musi, quella mediazione «è un limite invalicabile», «è valida», indietro non si torna. «Andremo all’incontro del 26 – ha detto Epifani – e la difenderemo. L’esecutivo non creda che faremo come i gamberi». «Se la proposta che ci aveva fatto Siniscalco, e che noi avevamo accettato, non esiste più, vuol dire che si riparte dall’inizio – ha aggiunto Pezzotta -.
                    Sarà un problema anche per loro». Gli aumenti del 5,1% sono da riferire ai lavoratori contrattualizzati, spiegano i sindacati, tenendo dunque fuori ad esempio i magistrati, si arrivava a una media di 98 euro, non di 111 come dice Berlusconi. Ora, in vista del nuovo incontro di giovedì prossimo i leader sindacali si pongono un altro problema: «Chi ha la delega a trattare»? si chiede Musi. «È evidente che sono state introdotte distinzioni sensibili tra mandati esplorativi e mandati pieni a trattare», spiega Pezzotta. «Ma – ha aggiunto – quel giorno avrebbero dovuto dircelo prima ed è chiaro che il 26 sarà la prima cosa che chiederemo».

                      Nel salone verde di Palazzo Chigi, presenti 14 esponenti di governo e 12 rappresentanti delle parti sociali (Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Billé tra gli altri) la discussione sui contratti è stata «forte e pesante». Guglielmo Epifani ha respinto le accuse fatte nei giorni scorsi dal premier, che aveva definito gli aumenti richiesti dai sindacati «irresponsabili». «Il sindacato ha detto sì ad una proposta del ministero dell’Economia – ha detto – cioè di chi dovrebbe avere la responsabilità dei conti pubblici».

                        In serata le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil allargate ai vertici delle categorie hanno deciso di mobilitare tutti i lavoratori. Anche i privati, e non solo per i contratti aperti, ma per il «giudizio negativo» che le confederazioni danno al pacchetto di proposte di politica economica illustrate da Siniscalco. Lunedì la decisione su come articolare le forme di lotta. L’esito non è scontato, anche ieri sera infatti, la Uil ha ribadito di non essere d’accordo sullo sciopero generale preferendo altre forme di mobilitazione.