E l’offensiva del Cinese mette a rischio il progetto di un asse con Prodi

08/07/2002


6 luglio 2002



IL RETROSCENA / I due si erano incontrati a Bruxelles. Ora gli uomini del Professore scelgono il silenzio

E l’offensiva del Cinese mette a rischio il progetto di un asse con Prodi

      ROMA – La polvere sollevata dallo scontro sul «Patto per l’Italia» varato dal governo, sottrae dalla vista l’orizzonte dell’Ulivo. E l’offensiva del segretario della Cgil, che sta provocando una sorta di guerra civile nei Ds, costringe il centrosinistra a impegnare tutte le energie per impedire che la profonda spaccatura diventi un fossato incolmabile. Così non c’è tempo per pensare a certe operazioni politiche che solo pochi mesi fa raccoglievano molti proseliti. Nessuno sa che fine abbia fatto il ticket Prodi-Cofferati, cosa sia rimasto di un progetto che aveva spinto il presidente della Commissione europea a incontrare il leader sindacale a Bruxelles, quasi a voler formalizzare l’intesa. E chissà sotto quali macerie saranno rimasti seppelliti i ragionamenti tra Parisi e Cofferati, che si erano incontrati per analizzare il piano nei dettagli. Oggi, nel rumore della battaglia, si avvertono ancor più distintamente i silenzi imbarazzati dei prodiani, spiazzati dalle mosse del capo della Cgil. I loro silenzi nascondono il timore che l’operazione possa venire compromessa, perché su un tema cruciale come quello del Welfare, il professore e il Cinese seguono strade diverse, e di questo passo sarà complicato ritrovarsi all’incrocio. Eppoi nessuno avrebbe potuto accettare l’ultima idea di Cofferati, perché è opinione comune nel centrosinistra che se la prossima settimana Rutelli si fosse seduto allo stesso tavolo con Bertinotti e Di Pietro, avrebbe di fatto consegnato al segretario della Cgil «la leadership dell’Ulivo». E’ vero che il presidente della Margherita mantiene oggi quel ruolo formalmente, perché nessuno riconosce a nessuno il primato nella coalizione, ma presiedendo il vertice Cofferati avrebbe unito per la prima volta tutte le opposizioni a Berlusconi. Si sarebbe trattato insomma di una vera e propria investitura per le prossime elezioni. Ecco perché Rutelli è disposto solo a un faccia a faccia, e naturalmente anche Fassino è d’accordo. Così com’è d’accordo con Rutelli che i vertici dell’Ulivo, oltre la Cgil, dovranno incontrare anche Cisl e Uil, «va evitato – spiega Boselli – il rischio di perdere il rapporto con le altre organizzazioni sindacali».
      Certo non è facile arginare Cofferati in questo momento, ne sa qualcosa il segretario dei Ds, che non è riuscito a impedire la storica spaccatura del suo partito sul documento a favore della Cgil. Dopo quella direzione, quando non era ancora esploso il caso Biagi, e tutto lasciava prevedere che Cofferati sarebbe tornato di lì a poco alla Pirelli, Fassino ebbe modo di spiegare ai suoi le difficoltà del momento, e ammise ciò che non avrebbe potuto dire pubblicamente, e cioè che «più si avvicina l’addio di Sergio alla Cgil, più si avverte la sovrapposizione del ruolo di sindacalista con il ruolo del politico». Il segretario della Quercia cerca di rinforzare gli argini, perché le spinte contrapposte di D’Alema e Cofferati gli stanno facendo saltare il partito, e non c’è possibilità che gli avversari stipulino una tregua, perché la guerra è per il primato a sinistra, non solo dentro i Ds. Così, se il segretario della Cgil punta al referendum sull’articolo 18, il presidente della Quercia non è disposto a morire per una norma che «in futuro sarà applicata a una parte minoritaria del mondo del lavoro».
      Sotto i rami della Quercia tutti sanno che lo scontro cesserà solo quando uno dei due sarà stato definitivamente sconfitto dall’altro: c’è chi prevede che prevarrà D’Alema, secondo cui «appena Cofferati lascerà la Cgil diverrà il signor nessuno»; e c’è chi invita a non sottovalutare il Cinese, che parlando di sé e riferendosi all’ex premier, ripete spesso: «Anche se non sono un ansioso, non significa che non sia vendicativo». Certo è difficile sviluppare dei progetti durante un conflitto di tale portata, e chissà che fine ha fatto il piano che univa Prodi a Cofferati. Però è il professore a teorizzare che la rinascita dell’Ulivo passa attraverso una rifondazione dell’alleanza. Se è così, prima bisogna scomporre i blocchi che la compongono. A sinistra ci sta pensando il leader della Cgil…
Francesco Verderami