E l’inflazione sale a 2,8%

29/11/2002


              29 novembre 2002


              E l’inflazione sale a 2,8%


              ROMA – L’inflazione in novembre è salita al 2,8%, contro il 2,7% di ottobre, il livello più elevato dall’agosto 2001. Le pre-stime ufficiali diffuse ieri dall’Istat hanno dato una prima conferma alle indicazioni delle grandi città anche per quanto riguarda la variazione mensile, che è stata dello 0,3% (i dati definitivi il 17 dicembre). Guidano la tendenza al rialzo dei prezzi al consumo capitoli come mobili, articoli e servizi per la casa (+0,6% congiunturale), servizi sanitari e spese per la salute (+0,5%), abbigliamento e calzature (+0,4%), alimentari e bevande (+0,4%), trasporti (+0,3%). Su base annua a novembre incrementi marcati per alberghi, ristoranti e pubblici esercizi (+4,8%), alimentari e bevande (+3,5%), trasporti (+3,3%), istruzione e abbigliamento/calzature (3,2%). Continua invece la flessione dei prezzi nel comparto comunicazioni (-1,2%). L’indice armonizzato Ue fa registrare un aumento mensile dello 0,3% e un tasso tendenziale del 2,9 per cento. Per il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, «l’economia va male per tutti ma se l’inflazione cresce un po’ di più in Italia è perchè dobbiamo liberalizzare di più il commercio, rendere più bassi e competitivi i costi delle tariffe, realizzare più privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici locali». Critica la posizione del sindacato: se l’Esecutivo non si decide a intervenire in maniera tempestiva e decisa – hanno ribadito ieri in coro Cgil, Cisl e Uil – si rischia di far saltare definitivamente la politica dei redditi. «Ora più che mai bisogna aprire una fase di riforma del sistema contrattuale, per redistribuire redditività e produttività» ha sostenuto il segretario confederale Cisl, Raffaele Bonanni. «Il fatto – ha aggiunto – è che non si usano terapie adeguate e non si fa una vera politica dei redditi. Quest’ultima va ripristinata senza perdere più tempo, perchè potrebbero arrivare momenti ancor più negativi». «Tutti i dati economici italiani stanno dimostrando che le previsioni del Governo sono errate e che la Finanziaria è insufficiente per affrontare le dinamiche in atto» ha sostenuto il segretario confederale Uil, Paolo Pirani. E Marigia Maulucci (segreteria confederale Cgil) ha rincarato: «I consumi sono bloccati, la crescita pure e l’occupazione è al palo, per la prima volta dopo due anni». L’Intesa consumatori rilancia: l’aumento medio dei prezzi sui beni natalizi, superiore al 15%, farà sì che il Natale 2002, a parità di acquisti, costerà a ogni famiglia almeno 165 euro in più rispetto al 2001. Intanto l’Isae prevede per il 2002 un tasso medio di inflazione del 2,5% e nel 2003 il tasso tendenziale dovrebbe scendere intorno al 2 per cento. La persistente debolezza della domanda – ha sottolineato l’Isae – ha avuto l’effetto di moderare i rincari nei mercati più concorrenziali, come la gran parte dei beni durevoli, mentre ha probabilmente spinto gli operatori di alcuni settori maggiormente protetti dalla competizione internazionale (servizi finanziari, turismo e ristorazione) a sostenere i margini di redditività con aumenti dei prezzi. Infine, ieri, è stato pubblicato sulla «Gazzetta Ufficiale» il decreto con i nuovi criteri di calcolo delle tariffe energetiche con l’obiettivo di raffreddare gli adeguamenti.
              VINCENZO CHIERCHIA
              ELIO PAGNOTTA