E l’ala moderata della Cgil si scopre un po’ dalemiana

04/07/2007
    mercoledì 4 luglio 2007

    Pagina 11 – CAPITALE & LAVORO

      DUELLI E PREVIDENZA

        E l’ala moderata della Cgil
        si scopre un po’ dalemiana

          Megale (Ires): serie e condivisibili le tesi di Massimo. Maulucci: non sarei d’accordo con Rifondazione neppure se i soldi ci fossero

            Sergio Rizzo

            ROMA — S’inorgoglisce Agostino Megale: «Eravamo rimasti in pochi. Ma credo che invece adesso molti nella Cgil si siano resi conto che Massimo D’Alema è davvero un campione della sinistra». Chissà se la scintilla che nell’organizzazione guidata da Guglielmo Epifani avrebbe riattivato, secondo questa versione, le simpatie verso il presidente dei Ds siano state le sue affermazioni di venerdì a Serravalle Pistoiese, quando ha detto «da uomo di sinistra» che le risorse per abolire lo scalone non ci sono e se anche ci fossero sarebbe assurdo impiegarle così: perché le priorità sono chi guadagna 300 euro al mese e i giovani che non sanno che pensione avranno. Affermazioni che il presidente dell’Ires considera «serie e anche condivisibili». Giudizio in qualche modo scontato, da un «riformista»

            doc come Megale. Meno scontata è invece la sua chiave di lettura di quello che è successo a Serravalle: «Nel discorso di D’Alema c’è anche un invito al sindacato a ragionare sui rischi di derive tutte mediate da interessi di parte, perdendo di vista l’interesse generale del Paese». E quell’invito sarebbe contenuto nelle priorità: giovani e ceti deboli.

            «Le scelte di priorità che indica D’Alema sono le nostre scelte», sostiene Achille Passoni. «Dopo di che c’è la vicenda dello scalone che bisogna risolvere e basta», aggiunge il segretario confederale della Cgil. Che sottolinea quel «bisogna». Invitato a essere ancora più esplicito, gira così la frittata: «Se mi si chiedesse se lo scalone è il primo dei problemi risponderei assolutamente di no. Perché in cima alla lista ci sono senza dubbio i giovani e i più deboli». Passoni precisa che non si può parlare di rimorso per quello che accadde al tempo in cui D’Alema era a palazzo Chigi e il segretario della Cgil di allora, Sergio Cofferati, lo costrinse a ripiegare nel cassetto il suo progetto di riforma del welfare. Tanto per capirci, quello dello slogan «meno ai padri, più ai figli». Perché, dice, «non si può guardare quella fase politico sindacale con gli occhi di oggi».

            E se nemmeno Marigia Maulucci recrimina su quella vicenda che pure segnò una svolta nel sindacato, fa comunque capire che l’ultima uscita di D’Alema non si può liquidare facendo spallucce. «Adesso cade un po’ meno nel vuoto rispetto a otto o nove anni fa. Sarà perché nel frattempo siamo diventati più vecchi, e al posto dei padri, che avrebbero dovuto rinunciare a qualcosa per i propri figli, adesso ci sono i nonni», ironizza (ma mica tanto) la collega di Passoni. «Non sono d’accordo con Rifondazione comunista, che vuole tornare a 57 anni di età e 35 di contributi. Non lo sarei neppure se ci fossero le risorse, e non ci sono», afferma. Facendo presente di non considerare «una cosa di sinistra difendere per tutti, senza eccezione alcuna, i 57 anni». E di ritenere, invece, il fatto di lasciare in eredità un sistema previdenziale economicamente sostenibile «il regalo più grande che possiamo fare ai giovani».

            In Argentina, dov’è andata per rappresentare la Cgil, al posto di Epifani, alle celebrazioni del duecentesimo anniversario della nascita di Garibaldi, anche Nicoletta Rocchi ha portato con sé la sensazione che «D’Alema non abbia detto cose insensate. Ma ha semplicemente affermato che il problema dei giovani ha il primato rispetto a quello pensioni d’anzianità. Non lo considero un insulto». Per quanto riguarda lo scalone, poi, la segretaria confederale sentenzia: «Non abbiamo mai parlato di cancellazione ma di superamento ». Superamento che anche Beniamino Lapadula, responsabile delle politiche economiche della Cgil, giudica a questo punto inevitabile. Pur con una non trascurabile appendice: «Il sindacato non può schiacciarsi su questo tema, non può ridursi solo a difendere le pensioni d’anzianità. Perché in questo modo si priva il futuro di risorse che possono essere impiegate in altre direzioni. Ed è anche nostro interesse dare ai mercati il segnale che il sindacato pensa alla sostenibilità del sistema…».