E la domenica (di lavoro) ora fa litigare

17/12/2007
    sabato 15 dicembre 2007

    Prima Pagina e Pagina 33 – Cronache

    La svolta – Dopo la legge regionale che cancella il riposo obbligatorio. «Ci sono valori che non possono essere sacrificati al denaro»

      E la domenica (di lavoro) ora fa litigare

        I vescovi lombardi contro Formigoni: l’apertura dei negozi scatena il consumismo

          Il documento delle diocesi: «In alcuni settori, come la sanità e i trasporti, lavorare è un servizio alla comunità. Ma negli altri?». Intanto a Orio al Serio le nuove regole portano 400 assunzioni

          MILANO — Noi «rigorosamente programmati come consumatori », noi minacciati dal «profitto selvaggio», noi asserviti a «leggi di mercato false e ingannevoli». Il lessico potrebbe ingannare, ma non è un comizio dei Cobas: sono parole di monsignor Diego Coletti, vescovo di Como. Il quale riassume così il documento, appena pubblicato anche sul sito della Diocesi di Milano, con cui non una ma tutte le diocesi lombarde hanno deciso di prendere posizione contro la recente legge della Regione Lombardia sull’apertura domenicale dei negozi.

          La legge in questione, che la maggioranza del cattolicissimo governatore Roberto Formigoni ha approvato il 28 novembre scorso, autorizza infatti l’apertura domenicale di una lista lunghissima di esercizi commerciali anche piccoli, in aggiunta a quel che già avviene per la grande distribuzione. «Legge che non può non suscitare perplessità e interrogativi », si legge nel documento delle diocesi. E se gli estensori concreti del documento in questione erano stati, collettivamente, i vari responsabili lombardi delle Pastorali del lavoro, adesso è monsignor Coletti a chiarirne ulteriormente il significato.

          «È chiaro — ripete a scanso di equivoci — che in alcuni settori il lavoro domenicale è indispensabile, penso agli ospedali e a tutto quello per cui anzi dovremmo ringraziare ogni volta chi si sacrifica. Ma per tutto il resto, dico, il lavoro festivo dovrebbe essere ai minimi».

          Non è solo una questione di tempo per la messa: ovvio, dice il vescovo, per chi crede c’è anche quell’aspetto. «Il punto però sono i "tempi della socialità", della famiglia, degli amici: ci sono valori che non possono essere sempre sacrificati al profitto, all’aumento del fatturato, all’inseguimento dei consumatori». Perché è questo il bersaglio vero: non tanto il lavoro domenicale in sé, che a volte appunto è necessario, quanto il «consumismo sfrenato» che ne scatena la richiesta a ogni costo.

          In Regione però non ci stanno: c’è anche un discorso di occupazione, dicono. E citano ad esempio il centro commerciale di Orio al Serio alle porte di Bergamo: dove «grazie alla nuova legge sono state assunte 400 persone». Senonché il punto, dice il vescovo, è proprio il «sistema» che se vuoi un lavoro ti costringe a farlo di domenica. «La nostra — ripete ancora — non è una pia esortazione all’obiezione di coscienza: non può essere il singolo a dire no, soprattutto perché in genere non ha scelta. Ma dovrebbero essere appunto le scelte amministrative, politiche, a impedire quel ricatto ». Per questo, aggiunge, il vescovo ha parole di comprensione per il cattolico Formigoni: «Non credo sia stata una sua scelta personale. Penso che anche lui si sia trovato di fronte a scelte della sua maggioranza. Guidate a loro volta dalla logica più perversa della nostra cultura occidentale, secondo cui le intoccabili leggi dell’economia sono le uniche a rendere migliore la nostra vita. Peccato che questo, semplicemente, sia falso».

        Paolo Foschini