E la Cisl si dirige verso accordi separati

12/06/2002

  Sindacale



11.06.2002
E la Cisl si dirige verso accordi separati

di 
a.f.


 Sul mercato del lavoro, ma anche sugli altri temi al centro in queste settimane del confronto tra governo e parti sociali, c’è il rischio, concreto, di un accordo separato. A sostenerlo, senza giri di parole, è il numero uno della Cisl, Savino Pezzotta. «Se i tavoli non sono uniti – dice Pezzotta – qualche rischio di accordi separati ci può essere».
Un’affermazione scontata, conseguenza della situazione che si è venuta a determinare in quest’ultimo periodo, visto che, sedendosi al tavolo di trattativa – anche a quello disertato dalla Cgil – Cisl e Uil hanno deciso di fare il possibile per trovare un’intesa con governo e Confindustria. Un’intesa che, naturalmente, non sarà sottoscritta dalla confederazione di Sergio Cofferati. E sarà quindi, giocoforza, separata. Ma anche un’affermazione dalle conseguenze assai pesanti sul piano politico, con possibili implicazioni sul futuro stesso del sindacato. Per quanto nessuno lo auspichi, lo spettro del bipolarismo – che trova negli accordi separati il suo alimento – potrebbe davvero concretizzarsi.
Quello di un possibile accordo separato non è l’unico punto su cui è tornato martedì Pezzotta. Per quanto riguarda il rischio di rompere la tregua salariale, il numero uno della Cisl afferma la volontà della sua confederazione di discutere col governo, in occasione del varo del Documento di programmazione economica e finanziaria, di politica dei redditi. E chiede di «definire qual è il livello di inflazione programmata sulla base del quale vengono rinnovati i contratti come stabilito dall’accordo del 23 luglio». Obiettivo della Cisl, spiega Pezzotta, «non è tanto far saltare la politica dei redditi, quanto fare in modo che attraverso la politica dei redditi si rinnovino i contratti e si garantiscano i salari dei lavoratori». Ma tutto, appunto, dipende da quanto verrà definito nel Dpef.
Intanto il presidente di Confindustria, Antonio D’Amato, commenta la decisione della Cgil di proclamare uno sciopero generale nazionale. «Scioperare senza neanche sapere perché mi sembra che sia un esercizio molto costoso per i lavoratori, sicuramente inutile e sicuramente dannoso per il Paese» – dice, sicuro. Ma si vede che teme la protesta.