E la Cisl fa un «sit-in» anti partiti

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 6 - Primo Piano

      Tour per i giovani contro i sindacati
      E la Cisl fa un «sit-in» anti partiti

        Giachetti guida il corteo pro scalone davanti alle sedi confederali Bonanni va a protestare sotto le finestre dei leader del Pd: ora basta

          Monica Guerzoni

            ROMA — Onorevole Giachetti, chiedono i fotografi, se si sposta le facciamo una foto davanti al palazzo della Uil. E lui, con la fiaccola in mano e un sorriso amaro che ben racconta il clima: «Volentieri, se non mi ammazzano prima…». Ha fatto affiggere mille manifesti, comprato 150 fiaccole e invitato sindacati e sinistra a riflettere. Ed è stato sommerso di fischi. «Mica ho detto "sindacati assassini", ho detto solo che una posizione così rigida sullo scalone mette a rischio il futuro dei giovani. Ma no — si sfoga Roberto Giachetti quando l’ultima fiaccola è spenta — le critiche ai sindacati non si possono fare, è peccato di lesa maestà».

            Due ore prima Raffaele Bonanni scende dal camioncino bianco che gli ha fatto da palchetto sotto le finestre di piazza Santi Apostoli e si gode l’effetto acustico della prova di forza contro i leader dell’Ulivo, barricati al secondo piano per il vertice del Pd. «A segreta’, me hai fatto vibra’ tutte le corde del cuore» lo abbraccia la cislina verace dai capelli rossi, mentre i «giovani» della Cisl, età media cinquanta e più, agitano bandiere a strisce verdi, soffiano come dannati nei fischietti, gracchiano nei megafoni stornelli al veleno. «Guardate che accade in questa società / I figli contro i padri voglion fomentar»… «Ma ‘ndo vai / Se il sindacato contro avrai / O Margherita / La devi fa’ finita»… Ma segretario, lo provocano i cronisti, la Cisl non era il sindacato più vicino al partito di Rutelli? «Noi — si aggiusta il baffo Bonanni — siamo il sindacato più vicino ai lavoratori». E Giachetti? «Mobilita solo se stesso».

            Trecento a uno, o quasi. Alle otto della sera il deputato della Margherita che ha fatto saltare la mosca al naso a Bonanni srotola lo striscione «Ci siamo anche noi!», accende la prima fiaccola «abusiva» (così Bonanni) e, alla testa di una trentina di Giachetti Boys, insolito mix di margheritini e radicali, apre la marcia di protesta sotto le sedi di Cgil, Cisl e Uil. Altro che «eversivo», come avevano previsto alla vigilia Paolo Nerozzi della Cgil e, su

            Liberazione, la portavoce dei Giovani comunisti Elisabetta Piccolotti. Il tour degli amici dello scalone è simbolico e i toni per nulla bellicosi, ma la reazione è furente.

            «Scelgono di assediare i palazzi simbolo del lavoro come in altri tempi facevano i loro coetanei alla vigilia del ventennio» attacca Arturo Scotto, ventinovenne deputato di Sinistra democratica. E Giachetti, a distanza: «Ma sì, mi diano pure del fascista. Se le reazioni sono eccessive è perché ho colpito nel segno». La chiamata dei giovani era partita da Rutelli giovedì scorso, quando il vicepremier si era detto «stupito» del silenzio dei ragazzi sull’età pensionabile, poi Walter Veltroni ci ha messo il carico, ha chiesto «un nuovo patto fra generazioni» come a dire che i sindacati snobbano il futuro dei giovani e così ieri, dopo aver visto Berlusconi a Palazzo Grazioli, Bonanni è andato a spaccare i timpani ai democratici di Prodi. Così forte che qualcuno, tra i 45 «saggi» del Pd, voleva interrompere il vertice sulle regole delle primarie. Bonanni a Veltroni: «Basta con lo scaricabarile, non accetto che le contraddizioni politiche della maggioranza vengano scaricate sul sindacato». Bonanni al premier: «Prodi si sbrighi. È stato a lungo in silenzio, faccia una proposta definitiva e chiuda questa pagliacciata. C’è un clima che non mi piace». Pagliacci, a sentire Bonanni, sono quei riformisti che vogliono far scoppiare la guerra tra i giovani e gli anziani, sono i «pentiti del passato che nulla di buono fanno presagire per il futuro». Giura di non soffiare sul fuoco dell’antipolitica, il segretario della Cisl, mentre Giachetti non nasconde la tentazione di offrire «una forma di difesa organizzata a migliaia di giovani senza garanzie e tutele». Contro «i sindacati che sanno di vecchio» si è schierato anche Paolo Messa su Formiche, ma alla fiaccolata l’ex portavoce di Marco Follini non s’è visto, mentre con i Giachetti Boys hanno sfilato Benedetto Della Vedova dei Riformatori liberali e i deputati radicali Maurizio Turco, Bruno Mellano e Donatella Poretti.