E la Cgil si prepara alla battaglia sui salari

11/06/2002

11 giugno 2002



CONTRATTI

E la Cgil si prepara alla battaglia sui salari


Ma Tognana (Confindustria): serve un patto sulla competitività non la rincorsa agli aumenti

      DAL NOSTRO INVIATO

      VENEZIA – Se il governo e le parti sociali arriveranno a un accordo sul mercato del lavoro (compreso l’articolo 18 sui licenziamenti), la Cgil reagirà scatenando la battaglia salariale. La minaccia è partita ieri dal convegno su un anno di relazioni industriali organizzato da «Ildiariodellavoro.it». «Non si pensi – ha detto il segretario confederale della Cgil, Paolo Nerozzi – che i prossimi contratti staranno dentro i tassi di inflazione indicati nel Dpef (Documento di programmazione economica e finanziaria), se questi non saranno condivisi da noi». E c’è da scommetterci che la Cgil non li condividerà. E quindi chiederà aumenti dei salari superiori all’inflazione programmata. La minaccia di una campagna salariale non ha lasciato indifferente la Confindustria, anche perché alla fine dell’anno scadranno contratti come quello dei metalmeccanici e sono da rinnovare tutti i contratti del pubblico impiego. «Noi abbiamo un problema di competitività – ha replicato il vicepresidente Nicola Tognana -. Tassi di crescita salariale più alti della media degli altri Paesi ci porterebbero fuori dall’Europa. Per questo non credo che ci siano spazi per quello che ha detto Nerozzi». Anzi, ha aggiunto Tognana, quello che serve all’Italia va in direzione esattamente opposta: «Non possiamo avere tassi d’inflazione intorno al 2% e conservare due livelli di contrattazione con componenti economiche». Per questo, secondo Tognana bisognerà aprire una discussione per la revisione del modello contrattuale. L’accordo del luglio ’93, quello che ha sancito il sistema attuale e la politica dei redditi, ha insomma i giorni contati. Il governo, ha detto il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, può incoraggiare le parti a riformare il modello contrattuale «alzando la quota di decontribuzione sul salario decentrato».
Enrico Marro