E intanto Maroni gongola

26/06/2002

26 giugno 2002



E intanto Maroni gongola
«Vedo che ora è isolato anche nel suo partito» dice il ministro


G. P.


«Mi pare che Cofferati sia stato abbandonato perfino dal suo partito…». Roberto Maroni arriva all’assemblea della Federmeccanica di Milano e infila gongolante il coltello nella piaga. «Questo significa che anche all’interno della sinistra è rimasto isolato – insiste infatti il ministro del Welfare – Ha voluto fare dell’articolo 18 una battaglia politica e ora è stato sconfessato dai vertici del partito di cui è membro, anzi in cui siede alla direzione». Naturalmente, dopo l’affondo, Maroni riprende le vesti di ministro e tende pelosamente la mano all’avversario. Così, dopo aver detto con tono compito e mesto che «La Cgil è isolata e questo non è un bene, perché si tratta di un grande sindacato», dichiara generoso «La mia porta è sempre aperta per lui e per la Cgil: chi vuole può entrare, chi non vuole può rimanere fuori». Maroni del resto dichiara che i giochi sono fatti, anzi che le trattative vanno così bene che la firma dell’accordo potrebbe essere perfino anticipata. «Avevamo preso l’impegno di chiudere entro il 31 luglio, ma direi che ci sono le condizioni per chiudere molto prima». Magari con qualche contentino in più, perché il ministro assicura che, se ce ne sarà bisogno, i soldi per gli ammortizzatori sociali si troveranno, ben oltre i 700 milioni offerti fin qui. «Il governo si impegna a coprire tutte le necessità, anche se oggi non si può prevedere quale sarà il fabbisogno» garantisce il ministro. E visto che la strada, almeno secondo lui, è ormai tutta in discesa, Maroni conclude il colloquio con i giornalisti con un’ultima sparata. «Da dieci giorni a questa parte si sono intensificate le minacce e le cose sgradevoli» torna a ripetere, accusando di nuovo la Cgil. «Vedo, verifico e constato che da parte di una certa sinistra, e da parte della Cgil, c’è una personalizzazione dell’attaccosi nei miei confronti – insiste, evocando senza nominarla la minaccia terrorista – E mi sembra, in questo clima, un fatto preoccupante». Del resto, non è il solo a mostrarsi recidivo. Anche Gianni Alemanno, che già aveva parlato di «intimidazioni di sapore mafioso» da parte della Cgil nei confronti di Cisl e Uil, si è rifatto vivo per confermare le sue accuse. «Quella di Cofferati è una reazione nervosa – dice il ministro dell’Agricoltura, querelato assieme a Maroni – E’ stato lui ad alzare i toni, quindi adesso non si può lamentare».

Ma, a dispetto dell’«isolamento» di cui tanto si vanta Roberto Maroni, il caso Cofferati finirà ora in parlamento. Se alla camera infatti sono stati i Ds a chiedere di trasformare il question time di oggi in una discussione sulle pesanti accuse dei due ministri, al senato si è mobilitato l’intero Ulivo. «Le posizioni espresse dai ministri Maroni e Alemanno appaiono ispirate a logiche inaccettabili di criminalizzazione del dissenso e di distruzione dell’avversario» dice il testo dell’interpellanza firmata da tutti i capigruppo del centrosinistra di palazzo Madama, accusando il ministro del Welfare di «provata irresponsabilità».

Del resto anche ieri i dirigenti della Margherita hanno confermato l’intenzione di battersi, in parlamento, contro le modifiche dell’articolo 18. Il tentativo dei centristi dell’Ulivo di non sconfessare Cisl e Uil, che fa dire al prodiano Enrico Letta «nè con Cofferati, né con D’Amato e Berlusconi», non si dovrebbe quindi trasformare in una rottura del fronte dell’opposizione parlamentare. «Di dare una mano al governo, che peraltro sulla materia economica boccheggia, non se ne parla proprio» ribadisce nella sua intervista al Messaggero l’ex ministro dell’Industria dei governi di centrosinistra. E alla domanda se firmerà il referendum proposto dalla Cgil risponde «Non lo escludo».