E’ in nero il lavoro cinese

07/12/2005
    mercoledì 7 dicembre 2005

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      E’ in nero il lavoro cinese

        È prevalentemente in nero il lavoro cinese in Italia. Sono irregolari a vario titolo l’82% delle aziende guidate da cinesi e il 57% dei lavoratori. È quanto risulta dall’operazione ´Marco Polo 2′, condotta tra il 7 e il 18 novembre scorso da 700 uomini tra carabinieri e ispettori del lavoro, Inps e Inail, in 15 province, e presentata ieri dal sottosegretario al lavoro, Roberto Rosso. Su 480 aziende ispezionate (di piccole e medie dimensioni, attive nel tessile, manifatturiero e ristorazione), 394, pari all’82%, sono risultate a vario titolo irregolari; i lavoratori trovati al lavoro sono stati 2.633, 1.495 dei quali irregolari (il 57%): di questi, poi, 502 (34%) erano clandestini. Ma tra i macchinari sono stati trovati anche 22 minori, di cui cinque senza permesso di soggiorno. Alla fine sono stati compiuti 69 arresti, emessi 473 provvedimenti penali e 4.349 amministrativi, con sanzioni per oltre 654 mila euro e recupero di contributi e premi per circa 1,7 milioni di euro. Inoltre, si è effettuato il sequestro di 18 dei locali ispezionati a causa delle condizioni igieniche e di sicurezza. ´Siamo di fronte’, ha detto Rosso, ´al tentativo, in atto ormai da almeno 10 anni, di portare in Italia non solo materiale contraffatto prodotto in Cina, ma di importare lo stesso processo di produzione cinese. E lo dimostra il fatto che questa realtà emerge non solo in regioni dove si concentra la produzione tessile, come la Toscana, ma anche in Lombardia, fatto in passato difficilmente ipotizzabile’. Quanto a irregolarità, infatti, la Lombardia è risultata seconda solo alla Toscana e al Veneto: a Brescia e Milano, su 50 aziende ispezionate 43 non erano in regola (86%) e su 402 lavoratori il 79% erano irregolari (144 i clandestini).