E il sindacato spacca la federazione Prc-Pdci

03/02/2010

«La Federazione della sinistra rischia di essere un’operazione finta, un cartello elettorale che alla fine non va da nessuna parte. Serve un chiarimento serio altrimenti io non ci sto più». Giampaolo Patta – una vita nel pubblico impiego Cgil, ex sottosegretario del governo Prodi vicino ma non iscritto al Pdci – si autosospende dalla federazione che riunisce sotto la falce e martello la sua associazione – Lavoro Solidarietà – insieme a Rifondazione, Comunisti italiani e Socialismo 2000 di Cesare Salvi. Non è ancora l’addio di uno dei soci fondatori ma quasi. «Giovedì mattina attendo un chiarimento politico nel coordinamento nazionale prima di trarre le conclusioni definitive», avverte Patta. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la conferenza operaia del Prc organizzata nel fine settimana a Torino. Tanti gli interventi critici verso la Cgil o a sostegno della mozione anti-Epifani sostenuta, tra gli altri, da Fiom, Funzione
pubblica, bancari e la Rete 28 aprile di Cremaschi. Umori che per Patta arrivano dopo quello che considera il fuoco amico di Liberazione: «Non è possibile scrivere in prima pagina che la Cgil sta decidendo il congresso attraverso i brogli – sbotta – tra l’altro Nicola Nicolosi (successore di Patta a Corso d’Italia, ndr) è iscritto al Prc nella corrente di Ferrero e non è corretto che le sue dichiarazioni vengano completamente ignorate dal giornale». A Torino, però, Nicolosi era stato piuttosto esplicito nel suo intervento. Venti minuti di difesa a spada tratta della Cgil e di Epifani con critiche anche severe verso la Fiom. In coerenza col sostegno al segretario generale (con cui, sussurrano a Corso d’Italia, avrebbe contrattato il 13% dei posti di maggioranza alla fine della conta). Comprensibile che la maggior parte degli intervenuti a Torino – tra cui i lavoratori Ispra ed Eutelia – la vedano diversamente. Tanto che lo stesso Patta parlando dal podio aveva lanciato l’allarme sul futuro della federazione: se non siamo d’accordo forse i tempi non sono maturi per stare assieme, il senso del suo ragionamento. Esplicitato poi in una lettera spedita a Ferrero e agli altri soci fondatori. «Vedo che la federazione è del tutto assente dal dibattito sia della base che dei vertici, mi pare che Rifondazione preferisca rilanciare se stessa – spiega Patta – si parla di unità a parole ma nei fatti non si fa nulla». Niente coordinamenti provinciali, simbolo sconosciuto: «Se è un progetto finto – accusa – io non me la sento più di andare avanti». Una frustata che può essere salutare oppure definitiva per la federazione nata il 5 dicembre scorso. Ufficialmente Rifondazione non si schiera sulle mozioni Cgil: «Non si danno indicazioni sui congressi degli altri», ribadisce ancora una volta Paolo Ferrero. E poi ammette: «Certo, la maggior parte degli interventi dal palco era orientata verso la minoranza ma questo non impegna nessuno a pensarla allo stesso modo». A via del Policlinico, tra l’altro, si sottolinea che proprio il fatto che la conferenza fosse di Rifondazione e non della federazione tutelava le varie posizioni sul tavolo. Tra l’altro, il Prc all’ultimo comitato politico ha approvato un documento della segreteria che entrava nel
merito delle questioni Cgil ma senza sposare ufficialmente la mozione 2 come pure chiedeva una parte del partito. «Spero che tutto si risolva e che questo scossone dia un’accelerata alla federazione – chiosa un po’ defilato Cesare Salvi – certo il congresso della Cgil per ora non mi entusiasma e non vorrei che si risolvesse in una conta tra cartelli elettorali, non vedo infatti una distinzione chiara tra destra e sinistra». Anche Rosa Rinaldi del Prc (ex sottosegretario al lavoro e unica donna nel coordinamento della federazione) spera che Patta «ci ripensi»: «Il percorso della federazione è chiaro, lavoriamo insieme su ciò che condividiamo anche se i soggetti fondatori non si sciolgono». Le critiche di Patta? «E’ ingeneroso dire che finora non si è fatto nulla e anche tirare in ballo Liberazione è un po’ pretestuoso. Il nostro giornale parla della Cgil come tutti gli altri. Certo non si può pensare – conclude – che quel dibattito sia assente tra i lettori o tra gli iscritti al Prc».