E il patto spacca Coop e Cgil

18/07/2002

18 luglio 2002

Emilia, il sindacato attacca la Lega sulla firma delle deleghe
E il patto spacca Coop e Cgil
Ugo Boghetta

Emilia rossa e ceti medi: c’era una volta… e non c’è più. Dopo la sigla del patto contro i lavoratori, in Emilia Romagna infuria la polemica. La Cgil attacca la Lega della cooperative che quel patto ha firmato insieme ad altre organizzazioni di area diessina. I dirigenti della Lega, imbarazzati, annunciano che la parte riguardante l’articolo 18 non sarà applicata. Il segretario della Cgil di Bologna replica chiedendo di spiegare perché mai allora abbiano siglato l’accordo
    La questione del lavoro e l’iniziativa della Cgil spacca il fronte diessino al di là delle forze politiche e sindacali per entrare nella società. Quando Fassino, nella nervosa intervista a Repubblica, ha affermato che non voleva regalare le tante organizzazioni firmatarie del Patto per l’Italia, non si riferiva, dunque, solo a Cisl e Uil. Ancor più presente aveva le organizzazioni economiche di orientamento diessino (dalemiano): Coop Cna, Confesercenti, ecc. ecc. La polemica Coop/Cgil in realtà nasconde un conflitto assai più profondo.

    Proprio nelle settimane precedenti si era verificata una rottura di grande significato: la Legacoop intende concedere aumenti salariali al personale già assunto e non ai nuovi (a meno che non si raggiunga un certo grado di produttività). Le coop hanno un turn over altissimo e si sarebbero creati due trattamenti diversi. La Cgil ha abbandonato il tavolo e indetto uno sciopero (quasi storico); un altro è già stato programmato. Va da sé che Cisl e Uil aveva avuto un comportamento "conciliante". Queste vicende evidenziano la rottura di un blocco sociale che da tempo ormai non tiene più. Val la pena ricordare che comportamenti analoghi si verificarono, segnalando una tensione incipiente, con il referendum del Pci sulla scala mobile e sotto la forte torsione impressa dal craxismo. In questo lungo periodo liberista il cosiddetto modello emiliano è andato lacerandosi: il Pci non c’è più e i Ds rappresentano sempre meno il punto di sintesi.
    Gli enti locali, altro fulcro del sistema, mentre offrono sempre meno servizi, a tariffe spesso alte e sono fonte di tassazione, dall’altra invece offrono le privatizzazioni alle imprese. Per quest’ultimo motivo Coop, Cna, ed altre, sono fra le più attive sostenitrici delle politiche di privatizzazioni: servizi alle persone, e servizi a carattere economico-industriale. La firma (Coop) e la non firma (Cgil) del Patto per l’Italia segnala, tuttavia, un problema più complessivo che va oltre il modello emiliano: le Coop sono una potenza economica sparsa in tutt’Italia. Questo rapporto, un tempo indistruttibile, oggi tende a manifestarsi nel più tradizionale conflitto impresa/lavoro.

    Del resto le coop ricorrono largamente al lavoro flessibile ed alle esternalizzazioni. Non si tratta di riproporre, per tornare all’Emilia, un modello da altri abbandonato. Quel modello aveva lati positivi, ma anche negativi: la subordinazione di classe ed il primato della politica/politicante, un certo conservatorismo culturale che ha fatto sì che la mozione Occhetto per lo scioglimento del Pci ricevesse in questa regione percentuale altissime. L’evoluzione Pds/ds su posizioni centriste e liberali, è stata una scelta di classe ha rotto con la rappresentanza forte dei lavoratori. Tiene, invece, conto di chi nella, e dalla, globalizzazione ha avuto, beati loro, opportunità e vantaggi. Per non parlare di quell’immensa burocrazia che proprio dalle politica di privatizzazione si è "fatta imprenditrice" con i servizi pubblici. Si tratta dunque di fondare la nostra azione politica proprio sulla ricostruzione del conflitto e dell’unità di classe. Aggregando un certo lavoro autonomo, in realtà, precario e subordinato quanto quello tradizionale. Facendosi carico di un lavoro artigianale e di piccoli imprenditori che, ultimo anello della catena, sono anch’essi senza certezze. Ciò che va tuttavia primariamente ricostruito è il baricentro sul e nel lavoro, la lotta alla precarietà. Necessita una nuova coscienza di classe che non si fa carico dell’interesse generale, ma costruisce un nuovo "interesse generale". E’ a partire dal lavoro che nel prossimo periodo: lavoratori coop e socicoop (cioè tanti di noi) potrebbero fare iniziative di pressione per mettere in discussione la scelta della dirigenza di firmare il Patto, moltiplicando anche i banchetti davanti alle coop.

    Più in generale, la lotta radicale al libro bianco, l’estensione dell’articolo 18 e la raccolta di firme per il referendum, un nuovo spazio pubblico (dalla scuola, alla sanità, ai servizi fondamentali), la questione ambientale devono assumere una valenza generale di prospettiva. Per questo connettere scioperi e movimento no global, attorno a lavoro, servizi pubblici, ambiente, e rompere la cappa diessino-ulivista sono passaggi fondamentali per una nuova Emilia rossa.