E il medico del lavoro ti fa l’autopsia

10/01/2002



 
   


10 Gennaio 2002



 



E il medico del lavoro ti fa l’autopsia
Una legge rende "competenti in sicurezza" anche gli igienisti e i medici legali
ANTONIO SCIOTTO – ROMA

Un ennesimo pasticcio dell’attuale maggioranza, e si perde per strada anche il medico del lavoro, garanzia della sicurezza e della salute nelle fabbriche e in azienda. Grazie a una legge approvata in Parlamento a metà dicembre potranno diventare medici del lavoro anche gli specialisti di medicina legale e delle assicurazioni e quelli di igiene e prevenzione, ovvero – tanto per capirci – gli esperti delle autopsie e dell’organizzazione dei servizi ospedalieri.
Senza nulla togliere a questi ultimi specialisti, certamente adatti a svolgere i ruoli per cui hanno studiato e fatto pratica, non si vede come mai chi non ha nel proprio curriculum di studi materie come "tecnologie industriali", "igiene del lavoro", "patologia, clinica e riabilitazione delle malattie da lavoro", "tossicologia professionale" possa seguire i lavoratori, aiutarli nella prevenzione di malattie e infortuni, svolgere con efficacia il reinserimento lavorativo o la riabilitazione. E infatti gli oltre 8 mila medici del lavoro italiani sono in rivolta contro questa legge che rende altri specialisti improvvisamente "competenti" in materia. E non è una difesa di corporazione, il rischio per la sicurezza dei lavoratori appare davvero serio.
A descrivere con efficacia la "rivoluzionaria" nuova figura del medico del lavoro è Fabio Tomei, segretario del coordinamento medici specialisti in medicina del lavoro: "I medici legali di solito svolgono le autopsie, gli igienisti sono specializzati negli studi epidemiologici, analizzano per esempio la composizione delle acque; fanno studi tipicamente di laboratorio, non seguono direttamente dei pazienti, e nel loro tirocinio non è prevista la pratica clinica, il rapporto con i malati. Come farebbero queste figure a inserirsi in un’azienda e impostare la giusta applicazione della legge 626 con i lavoratori e gli imprenditori?".
Il bello è che la nuova riforma è passata in silenzio, inserita sotto forma di poche righe in un decreto (d.l. 402/01, art. 1 bis) che non c’entrava nulla con la medicina del lavoro, e che invece riguardava il personale infermieristico. Tanto che lo stesso comitato per la legislazione, un organo che studia le leggi in votazione al parlamento, aveva dato dato parere negativo sulla pertinenza dell’articolo rispetto all’intero impianto della legge, chiedendone la soppressione. Un parere che non ha avuto seguito. In più, la stessa 626, che recepisce le direttive europee in tema di sicurezza sul lavoro, definisce "medico competente" soltanto lo specializzato in medicina del lavoro. Titolo che è per altro riconosciuto e armonizzato a livello europeo, a differenza delle specializzazioni in medicina legale e igiene, che hanno validità soltanto sul piano nazionale.
Come cambierà questa professione? Innanzitutto la platea dei medici abilitati si amplia da 8 mila a 80 mila persone. Già oggi ci sono grossi studi professionali che offrono alle imprese i servizi di medicina del lavoro, pagando i singoli dipendenti circa 20 mila lire a visita, a fronte delle 55-60 mila richieste da un singolo specialista. E se entrano nell’ambiente tanti giovani medici legali e igienisti, a corto di conoscenze specifiche e desiderosi comunque (come è giusto) di lavorare, chi impedisce ai grandi studi di pagarli magari 5 mila lire all’ora offrendo agli imprenditori servizi a costi sempre più bassi? Ma chi garantirà i lavoratori da questa eventuale e molto probabile perdita di qualità della medicina del lavoro?
Insomma, anche in questo caso a vincere è la logica del risparmio e del profitto a tutti i costi: il profitto della grossa impresa che offrirà il servizio, il risparmio sui costi delle imprese che usufruiranno dello stesso servizio. E, casualmente, si risparmia proprio sui costi connessi al lavoro.
Le proteste dei medici del lavoro, intanto, sono già state avviate. Già il 28 dicembre i dottori della 626 hanno manifestato le loro riserve sulla nuova legge con una dimostrazione in Piazza Montecitorio. E domani, 11 gennaio, ritorneranno alle 11 davanti al Parlamento per chiedere la cancellazione di una norma che mette a rischio la serietà e il prestigio della loro professione e, soprattutto, la sicurezza dei lavoratori.