E il giurista scrisse all´amico “Sergio non vuole cambiare”

02/07/2002


 
MARTEDÌ, 02 LUGLIO 2002
 
Pagina 7 – Interni
 
IL CASO
 
In una e-mail di Biagi due giorni prima di morire nessun cenno a ipotetiche minacce di Cofferati
 
E il giurista scrisse all´amico "Sergio non vuole cambiare"
 
 
 
Parla Liebman, docente alla Bocconi: se temeva il segretario della Cgil è solo perché aveva paura di un isolamento intellettuale
 
MARCO MENSURATI

MILANO – E´ una delle ultime e-mail scritte da Marco Biagi. E´ indirizzata al suo amico e collega Stefano Liebman, docente alla Bocconi di Milano. Era il 17 marzo scorso – due giorni prima dell´agguato di via Valdonica – quando Biagi risponde a una precedente lettera inviatagli dall´amico. Il professore vittima dei terroristi parla anche di Sergio Cofferati, ma come avversario politico, sicuramente non come ipotetico pericolo. «Ritengo imbarazzante ed indecente», scrive Biagi, «schierarsi con Cofferati. In questi casi bisogna dire se si sta dalla parte di chi non vuole cambiare proprio nulla, oppure se si vogliono riformare le cose».
Ora è lo stesso Liebman a tirare fuori la e-mail. «Mi sono deciso a tirare fuori questo scambio di messaggi con Marco solamente adesso – spiega Liebman – perché mi pare che si stia fraintendendo il suo pensiero. Ritengo di poter ipotizzare che Biagi negli ultimi giorni temesse Cofferati solamente perché aveva paura di un isolamento intellettuale e non per altro». «Consentimi – aveva scritto questi – in ragione della nostra vecchia ed affettuosa amicizia di esprimerti lo stupore – e il disagio – provato nel vedere il tuo nome fra i promotori di un appello che giudico al limite dell´indecente per retorica, genericità e distorta rappresentazione del reale».
Il riferimento – si capisce dalla lettura integrale della corrispondenza – era a un appello pubblicato pochi giorni prima sul Sole 24 ore. «Per carità – è la risposta del professore -, libero di pensarla come vuoi. Ritengo altrettanto imbarazzante ed indecente schierarsi con Cofferati. In questi casi bisogna dire se si sta dalla parte di chi non vuole cambiare proprio nulla, oppure se si vogliono riformare le cose. Io discuto con piacere con coloro che optano per questa seconda tesi». «Del resto, caro vecchio amico – prosegue Biagi – io sono diventato selettivo: Berlusconi è impresentabile su tante cose, ma sul mercato del lavoro chi è impresentabile è proprio il centro-sinistra che non ha idee o progetti. Quanto agli appelli, sono un genere letterario penoso: io ho firmato soprattutto la 848 e me ne assumo tutte le responsabilità».
«Si tratta di un discorso molto netto – spiega Liebman – Nel quale Biagi parla di Cofferati come di un avversario nel dibattito politico sindacale. Non come di un nemico da temere. La verità è che quando Marco, riferendosi a Cofferati nelle varie lettere, dice di avere paura, è perché teme di ritrovarsi isolato, intellettualmente: lo scontro si era molto radicalizzato, o si stava da una parte o si stava dall´altra. E la maggior parte degli intellettuali si era schierata con Cofferati. D´altronde lo dice anche esplicitamente Biagi stesso in una lettera indirizzata a Maurizio Sacconi. Gli scrive che gli amici più cari lo stanno abbandonando. Per altro, quella lettera era successiva a questa e quando l´ho letta sono stato parecchio male».